L’AQUILA – “Ha ragione il Wwf con la caccia notturna si favorisce il bracconaggio con i cacciatori armati di archi come gli apache, manca solo la clava! E poi i visori notturni sono vietati, come i silenziatori e le balestre, e in merito ci sono svariate sentenze, ma la Regione Abruzzo lo ignora”.
Il responsabile regionale dell’Associazione per la cultura rurale (Acr) Dino Rossi boccia la proposta di modifica dell’attività venatoria della Regione, per contrastare il sovrannumero di cinghiali
LA NOTA COMPLETA
Una regione dove le Leggi non vengono rispettate, dove ogni legislatore di alza e decide in barba alle Leggi nazionali e alle direttive CE, riguardo all’utilizzo delle armi di notte.
I visori notturni sono vietati, come pure i silenziatori e balestre. In merito ci sono svariate sentenze, ma la regione Abruzzo ignora.
La nostra Regione ha deliberato un documento che ci riporta all’età del ferro, quando inventarono le punte delle frecce che poi venivano scagliate con l’arco. Tutto questo per non prolungare in deroga i giorni di caccia in braccata, l’unica efficace capace di ottenere risultati soddisfacenti in tre mesi di attività venatoria che in realtà sono 36 giornate di caccia, in quanto l’attività di prelievo è ridotto a tre giorni la settimana.
È previsto dall’art. 18 della 157/92 comma 2. I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. I termini devono essere comunque contenuti tra il 1° settembre ed il 31 gennaio dell’anno nel rispetto dell’arco temporale massimo indicato al comma 1.
È vero che abbiamo a disposizione tre mesi di caccia, ma la regione nell’arco temporale dal 1° settembre al 31 gennaio può derogare il periodo di caccia in braccata fino al raggiungimento dei capi da abbattere attraverso un piano di abbattimento.
Invece, i nostri cervellotici dirigenti regionali con a seguito il nostro scalpitante assessore all’agricoltura, hanno deciso di trasformare i cacciatori abruzzesi come Aquila Bianca, dando la possibilità ai cacciatori abruzzesi di abbattere i cinghiali con archi e frecce; manca solo la clava!
È chiaro che dietro a tutto questo si celano pressioni politiche, volte a non risolvere il problema degli agricoltori, ma semplicemente a scopi elettorali.
Si spinge sulla caccia di selezione un metodo non risolutivo, l’abbiamo visto con tutti questi anni, la caccia inventata da tecnici super pagati è fallimentare, i cinghiali sono in forte aumento.
La caccia di selezione nel periodo consentito, gli animali non si distinguono nell’erba alta, figuriamoci di notte, si rischia di compromettere le specie protette, però si limita i giorni e i cani da utilizzare in braccata nei PATOM, nonostante in Abruzzo viene praticata un tipo di braccata poco invasiva, tanto è vero che l’orso si sposta nelle zone assegnate alle squadre dei cinghialai.
A questo dobbiamo aggiungere le aree protette, le quali hanno superato il 70%, del territorio agrosilvopastorale, più del doppio di quanto stabilito della 157/92.
Speriamo che la peste suina sia una scusa per spendere altri soldi auffa, per accontentare gli amici degli amici, altrimenti l’Abruzzo diventerà un covo di infezioni grazie alle miriadi di oasi riserve e parchi nazionali e regionali a danno dell’economia agro-zootecnica nazionale.
Nel contempo è ben fare chiarezza sulla esistenza dei cinghiali in Abruzzo, contritamente a quanto affermano gli animalisti degli animali degli altri, nella nostra regione esistono molte testimonianze dell’esistenza del cinghiale nella nostra regione, ci sono molte località come: piano cinghiale a Cugnoli, la chiesa della madonna del cinghiale a Vicoli, la testa del cinghiale nel gonfalone del comune di Caporciano, il mosaico all’entrata della provincia di Chieti, l’unica cosa che non esistevano a quei tempi tutte queste oasi finanziate a sbafo, gli animalisti e dell’ultim’ora, i politici avevano un passato agricolo, ed ecco perché il problema non esisteva.






