PESCARA –  “Il WWF organizzazione ritenuta leader tra quelle di protezione ambientale soprattutto per la sua visibilità data dalla presenza costante su tutti i media, quali compiti ha svolto per orientare il Comitato Atc a gestire meglio il censimento e far applicare alla lettera tutte quelle prescrizioni indicate nel ricorso? Rispondiamo noi per loro. Nessun contributo perché non esprimono alcun rappresentante all’interno dei Comitati di gestione degli ATC abruzzesi, anzi non hanno neppure partecipato al bando pubblico”.

A sottolinearlo è la Confagricoltura Abruzzo in un passaggio della relazione presentata all’audizione alla 3/a Commissione consiliare Agricoltura, Sviluppo economico e Attività produttive in merito alla mozione di revoca della Delibera di Giunta Regionale n. 509 del 08 agosto 2024 sul “prelievo in forma selettiva del cervo”. Citando l’art. 31 della LR 10/2004 al comma 2 art 3 attribuisce ai Comitati di gestione degli ATC il compito, tra l’altro di “…rilevare la consistenza faunistica” e il successivo art.32 sulla composizione del Comitato di Gestione (sei rappresentanti delle associazioni venatorie; sei delle organizzazioni professionali agricole; quattro delle associazioni di protezione ambientale; quattro esperti della Provincia e dai comuni dell’ATC), Confagricoltura rileva che nel 2013 il Wwf aveva concorso all’attribuzione dei seggi su tutti gli ATC del territorio regionale dichiarando 400 iscritti (ultima delle cinque associazioni concorrenti) ed ebbe, grazie al sistema proporzionale, il diritto a nominare un proprio rappresentante.

“Nel 2023 – si legge ancora nella relazione – il Wwf non ha concorso al seggio lasciando tutti i posti alle altre sette associazioni. È chiara la strategia del Wwf: avere mani libere in questo libero Stato dove la rappresentatività viene riconosciuta dalle apparizioni televisive e sui media e non soggiacendo alle leggi. Quelle stesse leggi che permettono giustamente a tutti di dire la propria e che permettono, non giustamente, di imporre il pensiero minoritario a quelli che la pensano diversamente soprattutto quando, con questo pensiero si cerca di influenzare e manipolare le masse con iperboli verbali utilizzando tutte le furbizie retoriche con un linguaggio illusorio, inattendibile al limite delle moderne fake news allo scopo di produrre disinformazione”.

Confagricoltura ricorda nella relazione che “il cervo è una specie non protetta, le ultime tre leggi quadro prevedono la sua cacciabilità sin dal 1954 in Val Venosta e, nell’Appennino settentrionale, dal 2000”. “I piani di prelievo ovunque in Europa – si sottolinea nella relazione – comprendono anche ‘cuccioli-di-meno-di-12-mesi’. Da anni l’ISPRA fissa la soglia minima di battibilità a 2 capi per kmq. La cosiddetta ‘mattanza di cervi’ è di 465 capi su 6.700 con un tasso di prelievo del 7%, contro il 20-25% che si usa in Appennino settentrionale. Il prelievo viene eseguito dove si superano i limiti previsti dalla legge, in due areali dove ancora esiste un’agricoltura professionale e, quindi, abbondanza di cibo artificiale e gratuita per questi animali. A questo proposito nessuno accenna al fatto che il cervo sta mettendo a rischio la sopravvivenza del camoscio appenninico”.