L’AQUILA – “Sono partiti i primi 50 decreti ingiuntivi fiscali per i morosi delle bollette di Sant’Antonio e Gignano. Chi non paga deve capire che stiamo facendo sul serio”. 

Dopo la lunga lettera nella quale questa mattina il sindaco, Massimo Cialente, si è scagliato ancora una volta contro i morosi di progetti Case e Map e la notizia dei primi 40 sfratti a partire dal 14 luglio per i morosi dei canoni di compartecipazione, il primo cittadino annuncia la stretta anche su chi non ha saldato le bollette.

“I cittadini hanno 10 giorni di tempo per iniziare a mettersi in regola – prosegue – e se non lo faranno in 30 giorni dovranno lasciare l’abitazione. Se non se ne andranno, arriverà la polizia municipale e in ultima istanza, le forze di polizia”. 

In un suo intervento su Facebook oggi pomeriggio, inoltre, Cialente ha bocciato la proposta del presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti che ha presentato stamattina in conferenza stampa l’ipotesi di un consorzio di comuni per la gestione straordinaria del compendio immobiliare, che si occupi anche di bollette, canoni e sfratti. 

“Ringrazio Carlo Benedetti per la sua generosità che lo porta ad interrogarsi sulle questioni vere, ed a cercare soluzioni – ha scritto il sindaco – Non sono però assolutamente d’accordo con la proposta di una società consortile. Si tradurrebbe in un altro carrozzone, poltrone, poltroncine, collegi sindacali, assunzioni ecc. La soluzione c’è. Stiamo preparando un bando europeo per un global service, come fatto per altri grandi patrimoni immobiliari di enti, che si occuperà di tutto: una sorta di grande amministratore di condominio. Dalla riscossione di fitti e bollette, alla manutenzione ordinaria. Farà poi, sotto verifica del comune, le gare per eventuale manutenzione straordinaria. Stiamo verificando poi come fare l’investimento per sostituire i contatori a tele lettura, nonché la coibentazione della piastra al piano terra”. 

Circa il dibattito se il Comune abbia fatto bene o male ad assumerne la gestione, Cialente ricorda che “la scelta del governo fu questa, per tutti i comuni, grandi e piccoli. Altro che inaudita generosità”.

“Ma l’alternativa era forse di consegnare il patrimonio alle Ater – si chiede – No, dico, abbiamo idea dello stato delle case popolari al l’aquila prima del sisma o adesso in Abruzzo ed Italia? Magari con direttori, come quello di Chieti con stipendio superiore a quello di Obama? E poi altra questione. Oggi la difficoltà è solo nel fatto che un migliaio di inquilini si rifiuta di pagare affitti e bollette”.

“Ricordo a Carlo ed a tutti, che per le morosità degli affitti, case e Map sono a livelli minori di tutte le Ater italiane – conclude – Per le bollette si dovrà pagare. Ricordo comunque che il governo fissa una riduzione della aziende partecipate. Farne una nuova sarebbe oggi complicato”.