L’AQUILA – Entro 30 giorni verranno evacuate altre 60 famiglie aquilane, per un totale di circa 150 persone, dagli alloggi antisismici del Progetto C.a.s.e., costruiti dopo il terremoto del 2009, nei quali dalle verifiche del Comune sono stati scoperti difetti di costruzione, ma non ancora segni di cedimento.

Lo conferma ad AbruzzoWeb la dirigente del settore Ricostruzione pubblica del Comune dell’Aquila, Enrica De Paulis, a chiarimento di una nota agli organi di informazione.

I controlli sono scattati dopo l’evacuazione di una piastra realizzata dalla fallita Cosbau nella new town di Coppito 2, dove sono emersi difetti di costruzione e, in particolare, assenza di guaina alla base dei pilastri in legno che ha portato al marciume scoperto per caso: episodi che fanno il paio con il crollo dei balconi a Cese di Preturo del 2014, oggetto di un processo in corso a Piacenza.

“L’ordinanza è alla firma del sindaco, Massimo Cialente, ma gli sgomberi non saranno per pericoli immediati quindi è inutile creare panico – spiega la De Paulis – Verranno svolte in tre scaglioni, entro 10, 20 e 30 giorni, anche perché al momento ci sono pochi alloggi disponibili e molti sono occupati dalle famiglie sfollate del terremoto del Centro Italia”.

Considerando lo stato di degrado riscontrato si rende necessario, a tutela della pubblica incolumità, sgomberare prioritariamente la piastra numero 2 del quartiere di Coppito 2 e la piastra numero 14 di Pagliare di Sassa, infine sarà la volta della numero 13, sempre di Pagliare, che “presenta una situazione un po’ meno critica delle prime due, e proseguire i controlli lungo tutto il perimetro dei fabbricati e dove necessario e possibile, effettuare il ripristino degli elementi ammalorati ed eliminare il difetto riscontrato”.

I tecnici comunali hanno effettuato indagini endoscopiche su tutte le 11 piastre realizzate con la stessa tipologia dalla impresa Cosbau.

È emersa la presenza di acqua alla quota di posa della struttura portante della piastre n. 2 di Coppito 2 e della piastra n. 14 di Pagliare di Sassa, e la presenza di forte umidità nella piastra n. 13 sempre di Pagliare di Sassa.

Successivamente sono stati effettuati saggi asportando per 50 centimetri di altezza lo strato di intonaco e di cappotto di isolamento dei muri perimetrali e del controvento esterno, costituito da pannelli in legno Osb.

È stata inoltre rimossa una parte di pavimentazione e del relativo massetto in corrispondenza dei saggi.

“Da tali indagini emerge una situazione analoga a quella riscontrata nella piastra 1 sgomberata il 31 maggio, ovvero la mancanza del risvolto della guaina impermeabilizzante a protezione della base della struttura, guaina che è stata invece tagliata appena al disopra del piano della pavimentazione – spiega il Comune – L’acqua piovana, non trovando opposizione alcuna, si è infiltrata nella zona di contatto tra pavimentazione e rivestimento esterno della parte verticale, fino alla quota di posa in opera della struttura lignea, a circa 20 centimetri di profondità, riempiendo in alcuni casi l’intercapedine tra struttura e massetto esterno”.

“Risultano pertanto bagnate sia le travi marcapiano che gli elementi lignei verticali, così come i pannelli controvento, provocando danni sull’intera sezione muraria con conseguente decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali costituenti”, è il problema.

Risultano invece asciutte le aree investigate delle piastre n. 13 e 15 di Cese di Preturo, n. 5 e 6 e 7 di San Antonio, n. 12 di Pagliare di Sassa e la n. 23 di Paganica.

“Per le suddette piastre le indagini rilevano la presenza del risvolto della guaina alla quota di posa della struttura portante, e in alcuni casi anche di barriera al vapore, a dimostrazione che quando l’esecuzione dei lavori è effettuata a regola d’arte non si riscontrano criticità dovute a dilavamento delle acqua piovane”, conclude la nota.