BUSSI SUL TIRINO – “Per 15 anni non si è fatto nulla, e da quando nel 2008 Bussi è diventato Sito di interesse nazionale (Sin) sono trascorsi 7 lunghi anni, fino al febbraio 2015, per approvare il piano di caratterizzazione, e ora per il Ministero dell’Ambiente diventa improvvisamente urgente mettere in sicurezza le aree interne, quando siamo alla vigilia dell’assegnazione dei lavori da 38 milioni di euro per la bonifica dell’intera area messi a gara dal commissario Adriano Goio“.
Il sindaco di Bussi sul Tirino (Pescara) Salvatore Lagatta si appresta a controreplicare in questi termini al direttore generale per la Salvaguardia del territorio e delle acque del ministero, Gaia Checcucci, che attraverso una nota ha ribadito che “l’unico scopo è la bonifica del sito da realizzare in tempi celeri e nelle forme corrette”.
Lo scambio epistolare ha fatto tornare d’attualità dubbi e incertezze sulla bonifica del sito industriale, che la Solvay si appresta a cedere alla Unichimica Filippi, alla vigilia della conferenza dei servizi convocata dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso per lunedì a Pescara.
Il timore che la società belga possa lasciare Bussi senza mantenere l’impegno di mettere in sicurezza le aree interne del polo chimico, ma solo quelle esterne al sito, è stato manifestato dal primo cittadino che ha scritto una lettera al Ministero dell’Ambiente e alla procura della Repubblica di Pescara, nella quale vengono cristallizzate le preoccupazioni.
La risposta della Checcucci non ha però fugato i dubbi di Lagatta, che anzi rilancia manifestando scetticismo sulla scelta di Solvay di concentrarsi sulle aree esterne erodendo le risorse che la stessa società si è impegnata a spendere complessivamente per la messa in sicurezza.
Alcuni passaggi della nota del ministero, che Lagatta afferma di non aver ricevuto ma di apprenderne i contenuti dalla stampa, appaiono comunque contraddittori. “La sospensione, anche solo parziale, del capping, è giustificabile solo se l’effettiva esecuzione degli interventi di bonifica è prossima all’avvio: al riguardo le tempistiche comunicate dal commissario delegato, note anche al sindaco, prevedono l’esecuzione dei lavori in 810 giorni (più di due anni) a far data dall’aggiudicazione della gara, la cui fase di ultimazione procedurale è prevista entro giugno 2016. Tale previsione non ci consente di sospendere gli obblighi di prevenzione in atto”, scrive la Checcucci.
“Dal 2008, quando Bussi è diventato Sito di interesse nazionale (Sin), sono trascorsi 7 anni prima che venisse approvato il piano di caratterizzazione, arrivato il 6 febbraio dell’anno scorso”, ricorda il sindaco, preoccupato dal fatto che l’attenzione di Solvay si concentri da un anno sul capping (la copertura del terreno con un telo impermeabile) che interessa un’area di circa 1.200 metri quadrati, a fronte dei quasi 6 ettari dell’area esterna.
Replicando a Lagatta, poi, il ministero ribadendo quanto affermato nella riunione fiume di febbraio a Roma, spiega che il suo unico scopo è quello “della bonifica del sito da realizzare in tempi celeri e nelle forme corrette”, senza dunque fare alcun riferimento alla reindustrializzazione, tanto attesa da una comunità rimasta senza una essenziale fonte di lavoro.
Domani davanti alla prima sezione della Corte di Cassazione, intanto, è calendarizzata l’udienza riguardante la mega discarica di rifiuti tossici, rinvenuta nel marzo 2007. In primo grado la vicenda per i 19 imputati (tutti ex dirigenti e tecnici in vario modo legati a Montedison), per i quali i pm di Pescara, Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, avevano chiesto condanne che andavano tra i 12 anni e 8 mesi e i 4 anni, si era conclusa con l’assoluzione perché il fatto non sussiste dal reato di avvelenamento delle acque, mentre per il disastro ambientale derubricato da doloso in colposo era stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Il ricorso dei pm pescaresi in Cassazione per chiedere l’annullamento con rinvio della sentenza riguarda tutti gli imputati, tranne Maurizio Piazzardi per cui l’accusa in primo grado aveva chiesto l’assoluzione. Sugli esiti del processo in Corte d’Assise a Chieti sono stati anche aperti una pratica presso il Consiglio Superiore della Magistratura e un procedimento da parte del Tribunale di Campobasso dopo le rivelazioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano nel maggio 2015 per una presunta mancanza di serenità denunciata al giornale da due delle giurate popolari.





