PESCARA – Spunta un altro investitore e si allontana la reindustrializzazione dell’ex polo chimico di Bussi sul Tirino (Pescara).
Nuovo nulla di fatto per la sottoscrizione del sospirato accordo di programma nella conferenza dei servizi riunita stamattina a Pescara, dove i rappresentanti della Solvay hanno svelato l’esistenza di una trattativa con un secondo imprenditore per la cessione del sito industriale.
“Ho preso le distanze dall’accordo – afferma il sindaco Salvatore Lagatta – perché il percorso iniziato tre anni fa con Regione, Solvay e Ministero dell’Ambiente trova oggi la forte opposizione in alcune di questi soggetti, in particolare Ministero e Solvay”.
“M metto alla finestra e da domani metterò in campo tutte iniziative per tutelare la comunità bussese”, aggiunge ad AbruzzoWeb senza svelare le mosse dell’amministrazione.
“Abbiamo finora un investitore certo, il quale si è impegnato a generare sul territorio posti di lavoro, e c’è poi un secondo investitore, che potrebbe aggiungersi al progetto di reindustrializzazione del sito di Bussi”, conferma in una nota il presidente Luciano D’Alfonso a margine di quello che la Regione definisce oggi “tavolo tecnico”.
“Ora noi dobbiamo fare l’impossibile per comporre le due proposte affinché possano coabitare e portare benefici profondi sull’intera area. Per agevolare questo obiettivo – ha aggiunto D’Alfonso – potremmo prevedere l’utilizzo di ulteriori elementi di convenienza pur di arrivare alla definizione degli investimenti. E li vogliamo impiegare perché le sofferenze che hanno patito i residenti della zona a causa dell’inquinamento hanno una intensità fortissima. Sono convinto che ci sono condizioni per comporre le due proposte ma dobbiamo essere bravi e intelligenti a individuare la strada più condivisa, senza far prevalere le ragioni di parte”.
L’obiettivo, si legge poi nella nota della Regione, resta quello di “realizzare un percorso condiviso per agevolare e favorire lo sviluppo economico dell’area industriale di Bussi”.
Alla conferenza dei servizi, oltre a Comune e Regione, hanno partecipato i vertici Solvay, tra cui il direttore dello stabilimento di Bussi Bruno Aglietti, il patron della Unichimica, individuata dal Comune per subentrare a Solvay, Alberto Filippi, e i vertici del Ministero dell’Ambiente in videoconferenza da Roma. Assenti il sottosegretario all’Ambiente Mario Mazzocca e i rappresentanti della Provincia di Pescara.
“Per il territorio restano le problematicità ambientali e occupazionali – aggiunge Lagatta – quello che abbiamo appreso ufficialmente oggi da Solvay, cioè che sta trattando con un altro imprenditore, è quel che io da tempo vado dicendo”.
“E la trattativa è in fase avanzata – dice – ho lamentato il fatto che tra tutti quelli contattati, l’unico imprenditore che non è stato chiamato è quello scelto dall’amministrazione”.
“A questo punto – conclude Lagatta – è legittimo che loro facciano l’accordo con chi gli pare ma non all’interno dell’accordo di programma che prevede partecipazione del Comune”.
Contro i contenuti dell’accordo, soprattutto nella parte in cui contempla il passagggio al Comune delle aree inquinate, si è schierato un ampio fronte ambientalista e Sinistra, ecologia e libertà (Sel), che ha attaccato il sindaco di Rifondazione comunista, che alla vigilia della riunione di oggi proprio a questo giornale ha ammesso che c’era il “serio rischio” che saltasse tutto.
“La strada maestra per il sito di Bussi è la bonifica, costringendo le due multinazionali presenti a vario titolo nel sito, Solvay ed Edison, a fare semplicemente quanto previsto dalla legge”, dice oggi in una nota il Forum dell’Acqua.
“Bonificare è facile e non vogliamo continuare ad agire attraverso gli esposti: basta seguire i passaggi previsti dal Decreto 152/2006 (e prima ancora dal Decreto 471/99). In questo senso, fin dal 2004, il Comune di Bussi ha gravissime responsabilità e l’attuale amministrazione a nostro avviso non sta facendo che perpetuare se non aggravare i ritardi nella soluzione delle problematiche del sito”.
“La reindustrializzazione – prosegue il Forum H2O – sta diventando l’alibi per non bonificare e per ritardare azioni obbligatorie per legge che, tra l’altro, garantirebbero il lavoro a centinaia di persone per un decennio. Gli enti operino secondo quanto previsto dalla Legge assicurando quella trasparenza e quella partecipazione che finora è mancata completamente alla faccia della Convenzione di Aarhus. L’accordo di programma per la reindustrializzazione è solo un tassello aggiuntivo che non può ritardare o, peggio, posticipare sine-die, la bonifica (con le ventilate tombature di aree inquinate). Non può essere usato come specchietto per le allodole o, peggio, come foglia di fico per la mancata attuazione di obblighi di legge”.




