L’AQUILA – “A mio parere quella dei revisori è stata una forzatura, un’esagerazione. Penso, per le esperienze che ho avuto, che quei rilievi potevano essere messi a verbale nel contesto di un parere favorevole”.
Non risparmia una stoccata ai revisori dei conti, che hanno bocciato per ben due volte il bilancio della Asl aquilana, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, di FdI, che in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Il Centro, risponde a margine del tavolo di monitoraggio ministeriale che, prendendo atto delle coperture stanziate dalla Regione per far fronte al disavanzo del sistema sanitario regionale per l’anno 2024, ha certificato un risultato di esercizio negativo pari a 112 milioni e 900mila euro.
Scongiurato il commissariamento, Marsilio evidenzia: “A me sembra tutto molto normale, tutto secondo le previsioni. Le mie dichiarazioni nel tempo sono state sempre le stesse. E invece le opposizioni hanno lavorato per dire “no, non è vero, è il tracollo, l’abisso, il profondo rosso, arriva il commissario…”.
“Il Piemonte ha un deficit parametrato al proprio budget del 3%, la Toscana quasi del 3%, la Romagna del 2%, la Calabria del 2,6%, l’Umbria tra il 4 e il 4,5%. La Basilicata più del 4, il Molise quasi il 6. Noi stiamo tra il 2 e il 3 a seconda adesso di come si concluderanno le verifiche. Significa che dato un budget di 100, spendiamo 103. Penso che in tempi di guerra, di crisi, di difficoltà, di incrementi contrattuali, di costi energetici, sia la dimostrazione che anche la capacità di controllo della spesa non è proprio così fuori controllo”.
In merito ai pareri dei tecnici: “Toglietevi la curiosità di tornare indietro negli anni: vedrete che sono sempre molto duri, molto crudi, non credo che abbiano mai fatto sconti. Attenzione, però: si tratta di riunioni molto tecniche che inevitabilmente hanno quel sapore amaro dei numeri. Peraltro un tavolo di monitoraggio ha esattamente il dovere di guardare in controluce e dire ‘manca questo, bisogna fare quello, bisogna comprare da quest’altro’. La strumentalizzazione propagandistica che viene fatta di questi verbali, poi magari da parte di chi a suo tempo in questi tavoli prendeva i ceffoni che doveva prendere”.
Ha poi aggiunto: “Sto conducendo una forte iniziativa politica nazionale sul tema della ripartizione iniqua del fondo sanitario che è alla base del problema. Credo che l’intero Abruzzo dovrebbe prendere consapevolezza e sostenere questa battaglia che mai prima è stata fatta. E che non sto facendo solo a nome dell’Abruzzo: molte regioni che hanno condizioni analoghe alla nostra si sono accodate e ci hanno riconosciuto questo ruolo di leadership. Noi riceviamo gli stessi soldi pro capite di qualunque altra realtà e non siamo tutti uguali perché 1.280.000 abitanti che si trovano chiusi dentro una città, dentro un’area metropolitana, non possono costare come il 1.280.000 abitanti che sono disseminati su 305 comuni prevalentemente montani. È un’altra battaglia di equità”.
E ancora: “Stiamo adottando correttivi. Abbiamo dato indicazioni alle Asl per ridurre del 2% le uscite: raggiungendo questo obiettivo saremmo già a metà dell’opera. Però dobbiamo uscire dalla logica secondo la quale l’idea è quella che ci sono gli sprechi, ma poi basta prendere un reparto che da unità complessa diventa semplice e allora inizia il pianto greco”.
Sulle paventate chiusure notturne, come i Pronto soccorso di Pescina e Tagliacozzo, o riduzioni di posti nei reparti: “Falso. A Sulmona non c’è stata nessuna riduzione dei posti di terapia intensiva, sono ridotti temporaneamente perché si stanno facendo dei lavori. Non smantelliamo affatto la sanità territoriale, anzi, stiamo facendo il contrario. L’accusa che ci viene rivolta sui tavoli è che noi teniamo aperti troppi reparti e quindi stiamo pagando il prezzo di una sanità molto territoriale. Viceversa, il destino di Penne, Popoli, Castel di Sangro, Guardiagrele, Ortona, Atri e Sant’Omero sarebbe stato segnato. Sarebbe stato molto facile fare il gradasso e dire: ‘Abbiamo pareggiato i conti’ distruggendo questa rete e recuperando 20-30 milioni per Asl. Per questo respingo la strumentalizzazione di chi urla perché spendiamo troppo e poi non si può spostare un infermiere”.
E sulle tasse Marsilio prevede non ci saranno nuovi aumenti: “No, assolutamente, tanto più se torniamo a casa con risultati positivi nel piano di riequilibrio del fondo sanitario. È chiaro che abbiamo necessità di riduzione della spesa su una serie di capitoli, cercheremo di farlo nella maniera più indolore possibile come stiamo facendo più o meno ora. La chiusura di questo tavolo ci consentirà di fare bene i conti e di verificare, ai primi di agosto, quando accerteremo le maggiori entrate dell’Irpef, che margini abbiamo”.






