L’AQUILA – “La politica al Tavolo di monitoraggio non partecipa, e questo trasforma la sanità italiana in un esercizio di pura ragioneria applicata che sta creando gravi squilibri. Al tavolo dell11 aprile a quel Tavolo ci hanno chiesto misure draconiane, contro cui lo dico chiaramente, faccio resistenza, e non ci hanno dato nemmeno un verbale”.

Avrà fatto sobbalzare dalla sedia qualche grand commiss ministeriale, questo ed altri passaggi del lungo ed esuberante intervento nel Consiglio regionale di martedì del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, prima dell’approvazione della maxi variazione di bilancio che destina 113 milioni alla copertura del debito della sanità per l’anno 2024.

Manovra lacrime e sangue, che ha imposto anche l’aumento dell’addizionale Irpef, che dovrà essere portata a luglio al Tavolo di Monitoraggio, l’organismo tecnico, composto da Ministero delle Finanze e Ministero della Salute, che verifica gli adempimenti regionali e valuta il risultato di gestione, lo stesso che nella riunione dell’11 aprile ha contestato il piano di rientro abruzzese, alzando il deficit da risanare da  81 milioni a 113 milioni, almanaccando poi tutta una serie di criticità e omissioni.

Il tutto, ha detto in passaggio incandescente del suo intervento, “senza darci nemmeno un verbale”, tanto che “io mi sarei potuto barricare davanti al fatto che nessuno mi ha comunicato niente”, altro insomma che portare in consiglio un salasso da 113 milioni.

Pur mostrandosi non d’accordo nell’analisi “fuori dalla realtà sul debito sanitario” e rispedito al mittente l’accusa di “sciacallaggio politico”, anche le opposizioni di centrosinistra si sono complimentate per la capacità oratorie del governatore.

Marsilio ha sottolineato che le sue posizioni sono ampiamente condivise da buona parte degli altri governatori, incontrati anche il giorno prima a Venezia per il Festival delle Regioni, ha puntato il dito contro le distorsioni della sanità italiana, per quel che riguarda i criteri di ripartizione dei fondi statali, o anche quelli utilizzati per attribuire le pagelle alle singole regioni, che penalizzano le piccole, come l’Abruzzo, mentre invece favoriscono quelle più ricche e popolose, citando Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.

Ma più di una frecciata l’ha riservata al Tavolo di monitoraggio, che l’11 aprile ha sentenziato che alcune poste presentate nei bilanci non erano da considerare valide, e questo ha portato ai 30 milioni in più di deficit, rispetto agli 81 milioni in precedenza preventivati.

Rivela però Marsilio: “Ebbene, noi non abbiamo un verbale di quella riunione, e io mi sarei potuto barricare davanti al fatto che nessuno mi ha comunicato niente. Non c’è un verbale, non c’è una determina, non c’è un atto. E ho posto il tema anche al capo della Ragioneria dello Stato che almeno verbalmente ha detto di comprendere il problema”.

E così, si è accalorato Marsilio, “abbiamo dovuto scrivere una delibera in cui gli stessi uffici hanno avuto difficoltà a scriverne la narrativa, i vari ‘considerato’ e ‘visto che’ in premessa. Ma ‘visto che’, se non c’è neanche un verbale? Si è lavorato sugli appunti che Ebron D’Aristotile ed Emanuela Grimaldi hanno preso al tavolo”.

Ma il vero vulnus, per Marsilio, è che a quel tavolo partecipano solo i tecnici, quando la sanità non è solo una questione contabile e ragionieristica, ma squisitamente anche politica, di strategia e investimento.

“Noi stiamo combattendo contro questo modello che è in vigore da vent’anni, che ha impoverito troppe regioni, che sta creando troppi squilibri”. Perché se si deve guardare solo ai conti, allora rincara la dose Marsilio, “l’alternativa è rassegnarsi: queste sono le regole, perfetto, decidiamo quanti ospedali vanno declassati, quanti uoc vanno derubricati ad unità semplici”.

Entrando poi nel merito Marsilio ha inteso sfatare il mito delle regioni virtuose, come Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, rispetto alle ‘regioni canaglia’ e indebitate, e con bassi punteggi per quel che riguardano i Livelli essenziali di assistenza, tra cui l’Abruzzo.

“Troppo facile”, per Marsilio, che ancora una volta ha ricordato il suo essersi fatto promotore di una battaglia a livello nazionale per cambiare i criterio pro-capite di assegnazione dei fondi, in base alla popolazione, senza considerare la densità, la natura montuosa, le distanze territoriale, che comportano oggettivamente costi molto più alti per garantire i servizi sanitari.

E contesta anche i criteri con i quali vengono stilate le classifiche delle prestazioni dei singoli sistemi sanitari regionali, basandosi sui quali poi il Tavolo interministeriale esprime i suoi giudizi.

“Quello che non si sa è che la spesa farmaceutica che fa parte della spesa della sanità convenzionata non emerge, non viene computata. Ebbene, noi abbiamo meno del 5% di sanità convenzionata, la Lombardia più del 30%.  Questo significa che la spesa farmaceutica della Lombardi à calcolata sul 70% del totale, e cuba il 9% dello sforamento, la nostra spesa farmaceutica è calcolata sul 95%, e cubiamo uno sforamento del 12%. Dunque si potrebbe dire che in proporzione che siamo più virtuosi noi. Però è sulla sulla base di questi fattori che finiamo in basso alle classifiche, che si dice che la sanità è allo sfascio, che dovete stringere la cinghia. è su questi dati che il Tavolo ci chiede misure draconiane”.

Altra distorsione, per Marsilio è quella delle aliquote dell’addizionale Irpef, incassate dalle regioni, e in Abruzzo, come noto, per far fronte al deficit sono state aumentate, rispetto all’aliquota unica precedente dell’1,73%, al  2,63% per i redditi 28.001 e 50.000 euro, e 3,33% per i redditi superiori a 50.000 euro. Diminuite invece al 1,63% per i redditi sotto i 28.000 euro. Questo per incassare 42,5 milioni aggiuntivi per contribuire a coprire il buco della sanità.

Osserva però Marsilio: “le uniche regioni che hanno ancora  l’Irpef all’1,23% sono quelle che hanno il reddito pro capite fino a due volte la media nazionale. In Veneto e Lombardia attingere l’1,23% da un reddito di 25.000 30.000 euro produce dunque una certa entrata, prelevarlo da chi ha redditi da 12 a 18 mila euro come in Abruzzo produce evidentemente un’altra entrata”

Morale, triste, della favola: “noi non ce lo possiamo permettere di stare all’1,23% basta leggere i dati economici. Questa è un altra iniquità che ci viene messa di fronte”.

Infine Marsilio ha rassicurato consiglieri e assessori, “Nel tavolo di monitoraggio di luglio siamo certi di poter recuperare buona parte di quei 30 milioni aggiuntivi, che per ora abbiamo coperto prudenzialmente. Abbiamo le nostre controdeduzioni da presentare. Non ci sarà nessun bilancio regionale in ginocchio”. Filippo Tronca