BRUXELLES – “Sono salva per miracolo. Sono passata per la stazione di Maalbek solo 10 minuti prima dell’esplosione”.

È ancora provata Nadia Frittella, 29enne belga per metà aquilana, dopo gli attacchi terroristici avvenuti questa mattina nella città di Bruxelles, causando almeno 13 morti. 

Poco prima delle 8, infatti, due esplosioni hanno devastato la sala del check di America Airlines all’aereoporto internazionale di Zaventem, lo scalo principale della capitale belga distante 15 chilometri dal centro cittadino, mentre altre due deflagrazioni si sono verificate nelle stazioni metropolitane di Maalbek e Schumann, a due passi dalla sede dell’Unione europea.

“Passo per Maalbek tutti i giorni per andare a lavoro – spiega ad AbruzzoWeb – Oggi, per puro caso sono uscita un po’ prima e ho evitato la strage per un semplice colpo di fortuna. Non ho sentito nulla però. Ho capito quello che era successo circa 15 minuti più tardi, nel momento in cui sono entrata in ufficio”.

A pochi giorni dalla cattura di Salah​ Abdleslam nella capitale belga torna la paura. La commissione europea ha infatti chiesto a tutti i funzionari di non uscire di casa, mentre l’intera rete metropolitana è stata chiusa. Evacuata anche la stazione centrale ferroviaria, in seguito all’innalzamento del livello 4 dell’allarme sicurezza.

Un clima di terrore che ricorda molto quello di Madrid e Londra quando, rispettivamente nel 2004 e 2005, entrambe le capitali erano state devastate proprio da due attacchi terroristici poi prontamente rivendicati da Al-Qaida.

Un clima di terrore però che, come la stessa Nadia tiene a precisare, “è completamente diverso rispetto a quello che si respirava qualche mese fa a Bruxelles”, quando l’allerta era alta e le istituzioni erano state costrette a imporre un coprifuoco preventivo per difendere la città dal terrorista che, qualche giorno prima, aveva organizzato la strage di Parigi. 

“Quello di novembre non era panico – aggiunge Nadia – Quello di stamattina sì. Ora siamo tutti chiusi in casa o in ufficio ma, sinceramente, e chi riesce a lavorare?”.

Le linee telefoniche, infatti, sono completamente isolate, mentre ai cittadini è stato chiesto di tenersi in contatto solo tramite i social media.

“E noi ovviamente siamo tutti incollati ai pc – conclude la giovane – Anche siamo tutti asserragliati dentro, mentre nelle zone vicine agli attacchi hanno iniziato a svuotare gli uffici”.