LONDRA – Quello di domani nel Regno Unito è il giorno di Brexit, referendum consultivo – senza quorum non legalmente vincolante per il Governo – sulla permanenza o sull’uscita dall’Unione Europea.

Il referendum arriva a una settimana esatta dall’omicidio, da parte del 52enne Tommy Mair, di Jo Cox, deputata laburista e favorevole alla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea che oggi avrebbe compiuto 42 anni.
 
Un omicidio che ha prodotto ipotesi di complotto e soprattutto reazioni di sdegno sui grandi media favorevoli, come Cox, italiani in primis, al Remain, cioè alla permanenza del Regno Unito nella UE.

“È un fatto di sangue che ha inevitabilmente spostato l’opinione pubblica verso il  sì alla permanenza – commenta ad AbruzzoWeb Stefano Fugazzi, fondatore del Think Tank Abceconomics, specialista di rischi bancari alla City di Londra –. Nel Regno Unito politici ed attivisti pro e contro la Brexit sono rimasti dignitosamente in silenzio elettorale per qualche giorno, per poi riaprire le ostilità”.

“Dopo le prime notizie sull’omicidio – prosegue Fugazzi –  tutti i principali indici borsistici hanno invertito il trend che c’era fino a quel momento: da deboli, a in calo, poi su. Prima dell’omicidio, il sì alla Brexit era in vantaggio e le borse preoccupate”.

Quel fronte del sì che, secondo l’esperto, “batte sull’immigrazione, tema che fa presa, negativamente, sulle classi medie a ieri. È un cavallo di battaglia di Ukip e conservatori, che ovviamente ha fatto leva su quello che è magari anche un luogo comune, cioè lo straniero che richiede i cosiddetti benefits, cosa vera fino a un certo punto. È più che altro sulla nuova immigrazione che il fronte favorevole alla Brexit vuole dire di no, visto che chi è già in UK è sostanzialmente già integrato. L’impatto, da questo punto di vista, quando c’è, è più forte sulla forza lavoro che richiede meno competenze, ed è minore nei settori in cui la forza lavoro ha maggiori competenze”.

“Ma io non credo che si debba essere troppo severi sull’immigrazione – aggiunge – che è un fenomeno, lo dimostra un recente studio della Bank of England, purché non venga usata per la deflazione salariale. Intanto, però, intervistando i miei colleghi tramite il blog, persone attive nel settore delle costruzioni, la preoccupazione per gli esiti del referendum c’è. Guardiamo alle materie prime, vengono importate dall’Europa, così come i macchinari e la componentistica. L’incertezza per come verrà gestita una eventuale uscita dalla UE per i prossimi due anni c’è, è innegabile. È un problema di transizione”.

“La risposta dovrà essere economica e di impostazione dei rapporti che d’ora in poi si avranno con l’Unione Europea – precisa –. I grandi investimenti, nel frattempo, sono rimandati dopo il 23, dopo il referendum, perché l’incertezza è grande”.

“Indubbiamente – conclude Fugazzi – chi ha la moneta sovrana, è senza dubbio più fortunato di chi non ce l’ha, dunque la Sterlina pesa, l’Euro no. E la Sterlina è una leva importante che pesa, in un sistema che permetta di utilizzare un cambio ‘in proprio’. Ma qualunque sia l’esito del referendum, che darà una indicazione precisa, sarà importante capire come verranno gestiti i rapporti con l’Unione”.