L’AQUILA – Come funziona il Bonus genitorialità da 3.00o euro per i lavoratori dipendenti, a chi spetta e con quali requisiti?
A spiegarlo, con la consueta chiarezza e competenza, il dottore commercialista aquilano Luigi Parravano.
BONUS DA 3.000 EURO PER DIPENDENTI CON FIGLI A CARICO
La misura è stata istituita attraverso il decreto legge 48 del 2023, successivamente convertito nella legge 85 del 2023.
La sua principale novità è l’aumento del limite di esenzione della tassazione ordinaria, innalzandolo per il 2023 a 3mila euro al posto degli ordinari 258,23 euro dei cosiddetti “compensi in natura”.
Questo termine si riferisce ai beni e servizi concessi dai datori di lavoro ai dipendenti con figli a carico. Si ricorda che per il Fisco, sono considerati a carico i figli con reddito non superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili) che sale a 4mila euro per i figli fino a 24 anni,
Poiché il beneficio spetta per il 2023, questo limite di reddito, deve essere verificato al 31 dicembre di quest’anno. Il primo agosto scorso è intervenuta la Circolare numero 23/E dell’Agenzia delle Entrate.
La stessa precisa che l’agevolazione si applica in misura intera a ogni genitore, titolare di reddito di lavoro dipendente e/o assimilato, anche in presenza di un solo figlio, purché lo stesso sia fiscalmente a carico di entrambi.
Il dubbio sull’applicabilità in caso di famiglie con entrambi i genitori dipendenti è stato quindi chiarito dalla circolare in oggetto.
Il documento chiarisce, inoltre, che la nuova agevolazione spetta a entrambi i genitori anche nel caso in cui si accordino per attribuire la detrazione per figli a carico per intero al genitore che, tra i due, possiede il reddito più elevato.
Per i dipendenti con figli fiscalmente a carico, dunque, sono esenti dall’Irpef, così come dall’imposta sostitutiva sui premi di produttività, i benefit fino a 3mila euro ricevuti dal datore di lavoro.
Rientrano nell’agevolazione anche le somme corrisposte o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale.
Per accedere al beneficio, il lavoratore deve dichiarare al proprio datore di lavoro di averne diritto, indicando il codice fiscale dell’unico figlio o dei figli fiscalmente a carico.
Non essendo prevista una forma specifica per questa dichiarazione, la stessa può essere resa secondo modalità concordate tra le due parti.
Successivamente è il datore di lavoro , che a sua discrezione può decidere di assegnare questo benefit aumentando la retribuzione del dipendente.
Attenzione al fatto che al venir meno dei presupposti per l’agevolazione, per esempio perché un figlio non fosse più fiscalmente a carico in corso d’anno, il dipendente è tenuto a darne tempestiva comunicazione al datore di lavoro che recupererà il beneficio non spettante nei periodi di paga successivi e, comunque, entro i termini per le operazioni di conguaglio.
A chi spetta l’agevolazione?
Solo per il 2023 in deroga a quanto previsto dall’articolo 51, comma 3, prima parte del terzo periodo, del TUIR non concorrono a formare il reddito, entro il limite complessivo di euro 3.000: il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti con figli, compresi o i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti, o i figli adottivi o affidati, o a carico del lavoratore (che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 12, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi) le somme erogate o rimborsate ai medesimi lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, e dell’energia elettrica e del gas naturale.
Prima di erogare tali emolumenti i datori devono dare informativa alle rappresentanze sindacali unitarie laddove presenti.
Da parte loro i lavoratori devono richiedere il nuovo beneficio fornendo ai datori di lavoro il codice fiscale di ciascun figlio. Si ricorda, infine , che resta valida l’imponibilità di tutto l’importo in caso di sforamento della soglia.






