L’AQUILA – Nel caos della complessa operazione dei pagamenti delle bollette passate e future degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila, una soluzione più equa di quella in vigore, in verità, i comitati dei cittadini l’avevano trovata.

Prima che fosse fissato per legge il sistema oggi contestatissimo dai cittadini, in piazza come prossimamente davanti alla Corte di giustizia europea, come anticipato ieri da AbruzzoWeb, calcolatrice e dati alla mano gli aquilani avevano trovato e anche suggerito all’amministrazione il modo di far pagare il giusto agli inquilini, con un metodo che teneva conto delle differenze tra famiglia e famiglia, tra un piano e l’altro e anche tra le palazzine dei 19 quartieri di new town.

Cosa che, invece, non avviene conteggiando i consumi in base al metro quadrato, come sancito dal comma 8 quinquies della legge 164 del 2014.

Il presupposto è che nell’uso dei servizi c’è, inevitabilmente, chi è più parsimonioso, e chi, invece, spreca più acqua calda e riscaldamento.

Ma oltre questo ci sono anche motivi meramente “strutturali” che generano enormi differenze di consumi: i piani terra, come è stato analizzato e ribadito più volte dall’amministrazione, consumano di più dei piani alti, che si scaldano anche grazie agli appartamenti sottostanti.

Il dato paradossale è che tra le piastre, realizzate da ditte diverse, ci sono poi quelle più e meno “sprecone”, come accertato da rilevamenti degli stessi cittadini che hanno fatto da “ufficio statistico” auto organizzato.

Una palazzina composta da 24 appartamenti a Roio, per esempio, nel periodo preso in considerazione di 15 mesi nello studio, ha consumato circa 31 mila euro di gas.

Una piastra “gemella” per dimensioni, ma realizzata da un’altra ditta, che si trova a Sassa, nello stesso periodo ha consumato 9.200 euro in totale, praticamente un terzo.

Nessuno ha scelto se finire in una piastra più costosa rispetto a un’altra invece più economica, sottolineano i comitati di cittadini.

Da questa volontà di arrivare a pagamenti più equi era partita la proposta di una nuova elaborazione di calcolo fatta da Giuliano Bruno, del comitato Assergi 2 Ade.

“L’errore più grande che è stato fatto a monte è stato inviare le bollette dei 3 anni (dal 2010 al 2013) in base al consumo di gas metano ripartito solo sulla climatizzazione invernale, ovvero sul riscaldamento degli ambienti – spiega Bruno ad AbruzzoWeb – senza scorporare da questo il consumo del gas dovuto al riscaldamento dell’acqua calda sanitaria e senza calcolare una quota fissa uguale per tutti dovuta alle dispersioni degli impianti”.

Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha dichiarato qualche giorno fa che i piani terra consumano il 44% del gas metano della palazzina, mentre primi e secondi piani si attestano intorno al 28%.

“Questo è vero, ma non è riferibile a tutte le piastre e in più tale differenza è riconducibile solo al riscaldamento degli appartamenti”, controbatte l’esperto.

“Avevo effettuato un calcolo di quanto possa essere il consumo medio di gas per il riscaldamento dell’acqua sanitaria – prosegue – La rilevazione era stata fatta su diverse piastre nel periodo estivo, quando l’utilizzo gas per riscaldare gli ambienti è pari a zero. Era venuto fuori un valore, da cui poi avevo estratto la percentuale: si tratta del 35 – 40% del consumo di gas totale annuo”.

Da qui la formulazione del metodo corretto per il calcolo: “Dal consumo totale annuo si deve calcolare il 35 – 40% per l’acqua calda sanitaria, la quota fissa del 20 – 25% per la dispersione di calore, il restante 40% va ripartito sul riscaldamento”.

Sempre stando ai calcoli effettuati da Bruno, con questo metodo la differenza annua media del costo dovuto alla climatizzazione invernale, tra il piano terra e gli altri piani, sarebbe stata di 112 euro in bolletta, contro i circa 300 euro che si sono pagati in più con il metodo usato dal Comune e finito nella legge.

Per eliminare le differenze tra le piastre più e meno dispendiose, oltre ai lavori di coibentazione, Bruno aveva proposto un metodo di calcolo che considerasse tutti gli insediamenti del progetto C.a.s.e. come un unico, grosso condominio.

“Il costo totale sarebbe andato suddiviso per i metri totali del progetto C.a.s.e., il coefficiente che si otteneva veniva poi moltiplicato per i metri della singola piastra (poiché non hanno tutte la stessa superficie abitabile) – precisa – Il valore che si otteneva veniva considerato come per la ripartizione classica: quota riscaldamento, quota acqua calda e quota fissa. Questo avrebbe portato a premiare i virtuosi e in più a un equilibrio tra gli edifici considerando le differenze di costruzione”.

 “Se, dunque, l’intento dell’8 quinquies, fortemente voluto dal sindaco Cialente, era quello di equilibrare la differenza di costi tra piani terra e piani superiori, questo lo si è ottenuto, ma quale soluzione troverà il sindaco nell’equilibrare l’enorme differenza che c’è nelle nuove bollette 2015 tra appartamenti di pari superficie, ma situati in palazzine diverse?”, si chiede polemicamente in conclusione il cittadino.

“Considerando che ora per appartamenti per esempio di circa 60 metri quadrati, il costo a metro quadrato varia dai 120 – 130 euro ai ben più onerosi 360 euro per le sole due mensilità di gennaio e febbraio 2015”, conclude.