L’AQUILA – “Gli usi civici devono poter dire la loro e partecipare alla conferenza dei servizi sulla centrale a biomasse di Bazzano, quando ci sarà”.  

Patrizia Righi del comitato ‘No biomasse Paganica’ rivendica il diritto delle vecchie circoscrizioni del Comune dell’Aquila a prendere parte attiva nella vicenda della centrale che dovrebbe nascere nel nucleo industriale nella zona Est del capoluogo, progetto subissato da polemiche.
 
Potrebbe arrivare già entro questa settimana in Consiglio comunale il documento a firma del consigliere Enrico Perilli, portato in commissione Ambiente e territorio lo scorso 14 ottobre e votato all’unanimità, che dice no all’iter autorizzativo della centrale che dovrebbe essere realizzata dall’azienda Futuris Aquilana.
 
Nel documento si chiede di predisporre una verifica approfondita e definitiva della procedura che ha portato all’autorizzazione Unica regionale e si stabilisce che il sindaco, Massimo Cialente, e la Giunta chiedano alla Regione la convocazione di una conferenza interistituzionale, alla quale, secondo quanto chiesto dai comitati, potrebbero partecipare anche gli usi civici, oltre a Provincia, Comune, Asl, Arta, Parchi, Beni separatie corpo forestale dello Stato.
 
“Quando fu deciso tutto, nel 2010, gli usi civici di Paganica, Camarda e Assergi, che pure erano già contrari, non vennero neppure interpellati – affema la Righi – Insieme a essi, anche altri paesi del circondario ribadirono il loro no, come Poggio Picenze e Barisciano”.
 
La Righi ribadisce con forza le istanze dei comitati che hanno raccolto oltre 5 mila firme contrarie alla struttura, spiegando che “la centrale deve essere assolutamente spostata dal sito prescelto, essendo troppo vicina alle abitazioni e a un nucleo industriale sempre più inurbato”.
 
Nel frattempo, i lavori alla centrale si sono fermati, in attesa della sentenza del Tar che si pronuncerà il prossimo 6 novembre, dopo il ricorso dei comitati.
 
Sono 14 le centrali a biomasse autorizzate in Abruzzo, disciplinate dal decreto legislativo numero 387 del 2003 che fissa le procedure autorizzative per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili.
 
“La Regione le ha autorizzate a bruciare biomasse come il legname cippato, cioè i rami caduti dagli alberi, o potature di vigne e canne di mais, ma sappiamo bene che in Abruzzo non ci sono scarti da agricoltura perché viene tutto riciclato – prosegue – Esiste un piano regionale agricolo che registra tutte le risorse boschive abruzzesi che non basterebbero di certo ad alimentare queste centrali. I nostri boschi sono sottoposti a vincoli, sia del Parco che degli usi civici”.
 
Un ulteriore grave danno per la salute, secondo la Righi, è quello arrecato dal Cdr, cioè il combustibile derivato dai rifiuti “che potrebbe essere bruciato nella centrale di Bazzano – afferma – visto che è considerato biomassa e, quindi, ammesso dal Protocollo di Kyoto che obbliga tutte le nazioni firmatarie a riconvertire l’energia rinnovabile almeno fino al 50% entro il 2015”.
 
“Il cdr è immondizia pre lavorata e  i fumi derivanti dalla sua combustione sono nocivi perché immettono nell’aria le particelle infinitesimali pm10, pm5 , pm1, che ricadono sul territorio, provocando danni alla salute degli aquilani che devono già subire le polveri delle demolizioni”, conclude. Marianna Galeota