TERAMO – Ha patteggiato otto mesi di reclusione (pena sospesa) Lucio Petrizzi, il papà di Elena, la bimba di 22 mesi deceduta il 25 maggio scorso dopo essere stata dimenticata in auto sotto il sole nel parcheggio della facoltà di Medicina Veterinaria a Teramo.
Il giudice Marina Tommolini ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale della famiglia Petrizzi per omicidio colposo, così come era stata concordata con il pm Bruno Auriemma.
Al professore universitario, docente di veterinaria, sono state riconosciute tutte le attenuanti. Inoltre, il comportamento inappuntabile del padre, che ha collaborato fin da subito con la magistratura, chiarendo la tragica dinamica dei fatti hanno favorito l’accoglimento della richiesta del rito alternativo.
La piccola Elena, che aveva 2 anni e mezzo, dopo essere rimasta per ben 5 ore dentro l’auto sotto il sole, morì alcuni giorni dopo all’ospedale Salesi di Ancona per le gravi conseguenze della disidratazione. Il padre aveva parcheggiato l’auto nel parcheggio della Facoltà ed era andato a lavorare, convinto di aver già accompagnato la piccola alla scuola materna.
La mamma di Elena, Chiara Sciarrini, all’epoca della tragedia incinta di un’altra bimba, Sara, nata qualche mese fa, ha sempre difeso strenuamente il marito. “Non è colpevole di niente – dichiarò dopo il dramma – è un padre esemplare. Quello che è successo a lui poteva capitare a chiunque. Doveva pensare a tutto, tutto doveva essere perfetto e io non mi dovevo preoccupare”.
Petrizzi quella mattina aveva tranquillizzato la moglie Chiara, ricercatrice romana della stessa facoltà: Elena era all’asilo e l’avrebbe ripresa prima perché quel giorno sarebbe passato il Giro d’Italia a Teramo e le strade avrebbero chiuso.
Ma la tappa c’era stata il giorno prima e, purtroppo, Elena al nido “Pinocchio” alla Gammarana non c’era mai arrivata. Era rimasta legata sul suo seggiolino, sul sedile posteriore, nell’abitacolo rovente, sotto i 26 gradi di quel giorno. È soltanto alle 13, una volta uscito dalla facoltà in viale Crispi, convinto di andare all’asilo, che il professore ha realizzato il dramma che si era consumato.
Per volere dei genitori, gli organi della bimba (cuore, fegato e reni) sono stati donati.






