L’AQUILA –  “Ho un solo rimpianto, la prossima volta mi siedo sopra, se mi rioccupano la sedia che ho conseguito con il voto dei cittadini mi siederò sopra l’oggetto animato o inanimato che sia”.

Le parole rabbiose e sarcastiche del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso in Conferenza dei capigruppo danno il segno della tensione che si è respirata ieri nel Consiglio regionale che poco dopo le 21 grazie alla “tagliola” che ha fatto decadere i 300 emendamenti del centrodestra, ha approvato il documento di programmazione economica e finanziaria, e oggi è chiamato ad approvare la legge di stabilità e il bilancio di previsione 2016. La discussione sui due testi è stata avviata ieri sera, con la seduta chiusa a mezzanotte, e aggiornata alle 10.30 di oggi, dopo che il centrodestra ha depositato oltre 1700 emendamenti.

Una seduta quella di ieri che è andata a rilento per tutta la giornata, a causa della clamorosa protesta dei cinque consiglieri del Movimento 5 Stelle, che venti minuti prima dell’inizio fissato alle ore 11 del mattino hanno occupato gli scranni della Giunta e appeso cartelli che riassumono le ragioni di un profondo dissenso, ovvero la mancata consegna dei documenti contabili cifra per cifra, e per ciascuna dettagliata voce di bilancio.  

Altrettanto clamorosa la reazione solitaria del presidente Luciano D’Alfonso, che, arrivato in aula e messa da parte ogni galanteria, ha letteralmente sfilato la sedia alla consigliera Sara Marcozzi e strappato qualche cartello, per poi accomodarsi in un’altra postazione in attesa degli eventi.

Intorno alle 13, mentre i consiglieri centrosinistra e centrodestra si erano trasferiti nella sala della prima commissione, i grillini si sono alzati e hanno abbandonato non solo gli scranni della giunta, ma anche i lavori del consiglio,seguendo la seduta in streaming dagli uffici del gruppo.

Subito, con il centrodestra concorde nel condannare il gesto dei grillini, è arrivata la “censura”, prima forma di sanzione prevista dal regolamento, da parte dell’Ufficio di presidenza.

Ne hanno dato notizia lo stesso ufficio del presidente con una nota firmata dal presidente, Giuseppe di Pangrazio, Pd, Lucrezio Paolini, Italia dei valori, Paolo Gatti, Forza Italia, Alessio Monaco, Regione Facile, e Giorgio D’Ignazio del Nuovo centrodestra.

Secondo i componenti dell’ufficio di presidenza, “l’azione dei Consiglieri pentastellati è stata lesiva della dignità dell’Istituzione e dell’assemblea tutta” ed ha impedito “con un vero e proprio atto di forza, ai Consiglieri regionali, sia di maggioranza sia di minoranza, di svolgere il loro ruolo di rappresentanti eletti dai cittadini e, come tali, nel pieno diritto di salvaguardare il regolare svolgimento dei lavori assembleari”.

Non è bastata però l’autoesclusione dai lavori dei grillini “censurati” a far decollare i lavori.

Forza Italia, messa da parte la convergenza con la maggioranza nel condannare l’aventino pentastellato,  in una conferenza stampa di fuoco, ha parlato del “fallimento della legislatura D’Alfonso”, numeri della crisi economica relativi alla disoccupazione e alla crescita economica dati alla mano, superiore alla media del resto d’Italia. 

I forzisti hanno poi posto l’accento sulla “inconsistenza amministrativa e programmatica della maggioranza, tanto abile nella narrazione, nel far credere, promettere ed evocare e altrettanto incapace di tradurre il tutto in atti concreti”.

Il tutto condividendo anche l’accusa principale dell’M5S alla maggioranza, ovvero non aver consegnato tutta la documentazione contabile per valutare nel merito la manovra di bilancio.

Con i lavori fermi in aula alla discussione generale del Documento di programmazione economica e finanziaria, a causa di lunghe sospensioni dei lavori, il Partito democratico ha risposto per le rime con un’altra conferenza stampa, non solo al Movimento 5 Stelle, bollando il suo atteggiamento come “delirio di maleducazione”, ma anche a Forza Italia.

“Dovrebbero sapere – ha spiegato l’assessore al Bilancio, Silvio Paolucci – che la legge 118 del 2011 entrata in vigore da quest’anno impone un nuovo schema di scrittura contabile diviso per macro voci, al fine di armonizzare i bilanci delle Regioni e degli enti locali. Tutte le altre Regioni stanno presentando in aula i bilanci in questa forma, nelle note tecniche allegate e a loro disposizione, sono menzionate tutte le leggi da rifinanziare, dunque hanno avuto tutti gli elementi anche per scendere nel dettaglio”. Insomma, un falso problema, quello dei numeri non consegnati.

La battaglia in aula è cominciata intorno alle 19, con la discussione degli emendamenti al Dpef.

La maggioranza, per disinnescare l’ostruzionismo minacciato dal solo centrodestra, visto che M5S si è tirato fuori dalla partita, ha calato l’asso della cosiddetta “legge tagliola”, approvata in ottobre, che consente alla Giunta, per contingentare i tempi, di presentare “emendamenti d’urgenza”, che cancellano gli emendamenti da parte delle opposizioni, ostruzionistici e non.  Nel caso delle leggi di bilancio una “semi tagliola” che ha consentito di ridurre a massimo 5 gli emendamenti per ciascun  dei sette consiglieri del centrodestra.

E così il Dpef è stato approvato senza la temuta maratona notturna in un paio d’ore. La tagliola sarà applicata anche oggi per disinnescare gli oltre 1700 emendamenti presentati dal centrodestra a legge di stabilità e legge di bilancio. Ma la netta impressione è che in realtà tra maggioranza e opposizione di centrodestra si sia già trovato un accordo, che eviterà di andare per le lunghe, con qualche concessione nella manovra di bilancio, in cambio di un atteggiamento non ostruzionistico. Il Movimento 5 stelle dall’Aventino non  a caso grida già “al solito inciucio”.

Il documento di programmazione economica finanziaria della Regione Abruzzo approvato ieri delinea le strategie per i prossimi tre anni, dal 2016 al 2018.

Passando in rassegna i contenuti si va dalla sperimentazione del reddito minimo di cittadinanza e dalla velocizzazione della ferrovia Pescara Roma all’internet veloce nelle aree interne, a fondi per le imprese e accesso al credito, passando per la bonifica dei siti inquinati, la raccolta differenziata ovunque al 40 per cento. Nel Pdef si passano poi in rassegna tutti gli interventi previsti grazie all’utilizzo dei fondi europei, al masterplan per il sud.

Si assume l’impegno di ridurre il deficit dagli attuali 522 milioni di euro ai 386 milioni nel 2018.

Ma alla fine a conquistarsi le prime pagine anche sui siti nazionali è stato soprattutto il video del rude siparietto tra D’Alfonso e Marcozzi.