L’AQUILA – “Lo spirito del ’94? Ma chi se ne frega! Io penserei piuttosto a quello del 2013…”.

Il deputato aquilano del Popolo della libertà Marcello de Angelis affida a Twitter il suo punto di vista sul ritorno in pista di Silvio Berlusconi e l’ipotesi di riportare in auge il nome di Forza Italia al posto del consunto Pdl: cosa prima annunciata dalla Bild e poi smentita seccamente dal diretto interessato.

“Anch’io penso si sia trattata di una semplificazione giornalistica”, spiega de Angelis dal suo osservatorio privilegiato di direttore del Secolo d’Italia.

“La ricandidatura a premier di Berlusconi, va bene – sottolinea il deputato – d’altra parte in politica valgono i numeri e lui ha sempre dimostrato di saper essere trainante per la coalizione, naturalmente deve correggere alcuni atteggiamenti: a cominciare dalla centralizzazioni delle decisioni e la poca prudenza nei modi”.

“Quando ho avuto modo di incontrarlo – precisa de Angelis – gliel’ho detto: il partito è una comunità umana, non un cartello elettorale, bisogna andarci con i piedi di piombo a rottamare un’esperienza che è stata importante per milioni di persone”.

Quanto al ruolo di Angelino Alfano, leader “dimezzato” del Pdl, de Angelis sostiene che “credo fosse consapevole che il suo ruolo era quello di traghettatore o, se vogliamo, di ‘pilota d’emergenza’ per il tempo necessario a permettere alla situazione di chiarirsi e allo stesso Berlusconi di valutare cosa fare”.

“Oggi sappiamo, perché ce lo dicono i fatti – conclude De Angelis – che la crisi non era colpa del precedente governo, ma di un prodotto di 50 anni di cattiva gestione della cosa pubblica, tanto che i tecnici non hanno potuto fare nulla, ma ce li terremo fino al termine della legislatura: in questo momento andare al voto converrebbe solo al Partito democratico, ma non credo che Pier Luigi Bersani voglia prendersi la responsabilità di staccare la spina”.

Da un ex An a un ex Fi, il senatore Paolo Tancredi, che si dice “entusiasta della decisione di Berlusconi, che è un grande catalizzatore di consenso, certamente di gran lunga maggiore dei suoi detrattori”.

Tra questi, Tancredi annovera “gli articolisti di Repubblica e della Stampa o esponenti alla Pier Ferdinando Casini che sono in politica da 20 anni prima di Berlusconi: iniziasse lui a fare un passo indietro e poi potrà giudicare gli altri”.

“Da quando l’ex presidente del Consiglio ha datto l’annuncio – rileva Tancredi – rilevo solo impressioni positive da parte degli elettori, quelli che storcono il naso, invece, sono i dirigenti di partito”.

“In futuro dovremo preoccuparci di più di quale sarà la vocazione del Pdl – aggiunge – e immaginare il futuro, nonostante il difficile scenario che si presenta: io vorrei che tornasse a essere un partito inclusivo, da questo punto di vista mi dispiace la presa di posizione di autorevoli ex An che pensano di rimanere tagliati fuori”.