L’AQUILA – Stefania Pezzopane e Giovanni Lolli, i due esponenti del Partito democratico, “sfidano” il governatore, Gianni Chiodi, che li ha definiti “capipopolo”, a un confronto pubblico (a cui invitano anche il premier, Silvio Berlusconi) sul tema della sospensione delle prime sei rate delle 120 previste per la restituzione delle tasse sospese agli aquilani durante l’emergenza terremoto.

È quanto si legge in una lettera aperta inviata dai due democrat al presidente.

Lolli e la Pezzopane ribadiscono che il provvedimento per L’Aquila inserito nel milleproroghe è in realtà un “millebeffe”, perché le rate sospese da gennaio a giugno dovranno essere restituite in più da luglio a dicembre, raddoppiando l’importo, per far quadrare i conti dello Stato, come anticipato da AbruzzoWeb, a meno che il premier non disponga diversamente con un suo decreto.

A Chiodi viene rivolta l’accusa di “rassicurare, tranquillizzare, omettere, nascondere la verità” e l’invito di chiarire cosa succederà nel 2011 “in un’assemblea vera e non nel chiuso di palazzo Chigi o della scuola della Guardia di finanza”.

Le dimissioni dello stesso Chiodi e di Giorgio De Matteis, vice presidente vicario del Consiglio regionale, vengono invece chieste da Luigi Fabiani, esponente dei comitati cittadini aquilani.

Chiodi aveva risposto nella conferenza di fine anno che quello della copertura “non è un problema dei cittadini, ma dello Stato”, invitando tutti a non preoccuparsi. Almeno per ora non replica nel merito a questi nuovi affondi, ma conferma ad AbruzzoWeb il messaggio agli aquilani: “Stiano tranquilli, sarà come dico io: la copertura si darà con una variazione facile facile”.

IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA

Signor presidente, ci spiace iniziare il nuovo anno con una polemica, tuttavia la sua nervosa conclusione del 2010 con l’ennesima conferenza stampa confusionaria e propagandistica ci costringe a fare chiarezza nell’interesse degli abruzzesi e delle popolazioni colpite dal terremoto.

Si rivolge a noi chiamandoci “capipopolo”, termine per noi non offensivo, coltiviamo infatti una concezione della politica in cui il popolo, i cittadini, la gente sono il primo riferimento.

La politica si fa per la gente e non contro di essa. Difendiamo dei diritti, sì, e continueremo a farlo con tutta l’energia e la speranza che l’anno nuovo ci consegna.

Le facciamo notare però che il suo collega presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, proprio assumendo il ruolo di capopopolo ha raggiunto risultati importanti per la sua gente. Potrebbe anche lei fare come Zaia.

Innanzitutto facciamo chiarezza sul “milleproroghe/millebeffe”. Lo vogliamo fare anche riportando il testo che lei evedentemente o non ha letto o non ha capito.

Dalla lettura testuale del milleproroghe, verificabile collegandosi con il sito Internet degli atti del governo, si nota in tutta chiarezza la differenza clamorosa tra il trattamento riservato tra gli alluvionati del Veneto e noi aquilani.

All’art 2 comma 2 , relativo al Veneto si legge “il termine per il versamento dei tributi, contributi, ecc. è differito al 30 giugno 2011. Alle minori entrate derivanti pari a 93 milioni di euro per l’anno 2010 si provvede ai sensi dell’art 3”.

Nell’ art.3 sono indicate le coperture finanziarie. Il comma 3, che riguarda L’Aquila, riporta testualmente “È sospesa la riscossone delle rate in scadenza tra gennaio 2011 e giugno 2011. La ripresa della riscossione è disciplinata con Dpcm in modo da non determiare effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica”.

Le differenze sono evidenti, nel nostro caso si specifica esplicitamente che non ci possono essere variazioni nel bilancio dello Stato del 2011.

Ovvero le casse dello Stato devono raccogliere dai redditi degli aquilani tutto quanto gia previsto in entrata.

Quindi se per i primi sei mesi non pagheremo ancuna rata, nel secondo semestre del 2011 l’importo delle rate sarà raddoppiato.

A meno che il presidente del Consiglio non trovi altre soluzioni con atti successivi. Insomma la partita delle tasse è ancora tutta irrisolta. Il milleproroghe tratta gli aquilani come “precari”.

Presidente, purtroppo da aquilani, ci tocca constatare che il suo atteggiamento da venti mesi è quello di rassicurare, tranquillizzare, omettere, nascondere la verità e così sta avvilendo la città dell’Aquila e la dignità di un popolo orgoglioso.

È necessario un confronto pubblico, per iniziare nella chiarezza il nuovo anno. La invitiamo all’Aquila, assieme al presidente del Consiglio, in piazza Duomo in un’assemblea vera e non nel chiuso di palazzo Chigi o della scuola della Guardia di finanza, a dire le cose che con tanta sicumera dice nei luoghi a lei comodi davanti ai rappresentanti delle istituzioni locali, delle categorie, dei sindacati, dei cittadini.

Noi siamo pronti a confrontarci a testa alta, con lei e con il presidente del Consiglio guardando negli occhi gli aquilani.

Non le sarà sfuggito che le roboanti promesse sue e del presidente del Consiglio regolarmente disattese hanno stancato, che il suo continuo scarica barile sugli enti locali sulle categorie sui professionisti mostra una distanza dalle cose reali che fa venire i brividi.

Venga in piazza Duomo a parlare con la gente reale, ci dica cosa intende fare, se manterrete l’impegno solennemente assunto da lei e dal presidente del Consiglio sul trattamento fiscale come Umbria e Marche e con quali atti formali e con quali risorse.

Ci venga a dire perché si ostina a non volere una legge per la ricostruzione dell’Aquila che dia certezze e diritti.

Temiamo che questa sua resistenza a una legge sia legata a una concezione della politica che preferisce tenere i cittadini in soggezione continuamente costretti a chiedere trasformando i diritti in elargizioni del feudatario di turno verso i sudditi.

Questa concezione non è la nostra. Perciò venga accompagnato dal presidente Berlusconi a un confronto pubblico con noi per la Ricostruzione dell’Aquila.

FABIANI (PRESIDIO PIAZZA DUOMO): ”CHIODI E DE MATTEIS SI DIMETTANO”

L’AQUILA – Per L’Aquila non un decreto “milleproroghe”, ma un “milleballe”. A lanciare l’accusa è l’esponente del presidio permanente di piazza Duomo, nonché presidente della partecipata del Comune Asm, Luigi Fabiani.

“Leggendo gli articoli – scrive in una nota – anche uno sprovveduto nota immediatamente la differenza: ai veneti è stata data copertura finanziaria con l’articolo 3, mentre per il terremoto dell’Aquila è previsto che, salvo ‘conigli dal cilindro’ o salvo variazioni di peso politico tra Tremonti e Letta, quello che non pagheremo nei primi sei mesi lo dovremo pagare nei secondi sei mesi. Perché il nostro rinvio non deve ‘determinare effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica’”.

Una situazione inaccettabile secondo Fabiani, per cui “l’unica soluzione sono le immediate dimissioni del governatore Gianni Chiodi e dell’intera Giunta regionale, tra cui il vice presidente Giorgio De Matteis (che però è vice presidente vicario del Consiglio e non fa parte dell’esecutivo, ndr), perché per di più aquilano”.

“Dov’è quel De Matteis – si chiede Fabiani – che, non più tardi di agosto-settembre 2009, tuonava in difesa dell’Aquila in un comizio alla Villa comunale? Succube, supino, prono. Praticamente stampella di un governatore “fantasma”, neanche capace di ribellarsi ai suoi superiori per la brutta figura che gli stanno facendo fare nel confronto con Luca Zaia (governatore del Veneto, ndr)”.

“Tra sei mesi – conclude Fabiani – dovremo fare un’altra manifestazione, un’altra battaglia e un Chiodi o un De Matteis di turno verranno a dirci che non serve, che siamo ‘ingrati’, che termine offensivo e umiliante! Io non ci sto”.

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