L’AQUILA – L’eccesso di burocrazia rischia di compromettere il buon esito del bando “Fare centro”, che stanzia 12 milioni di euro presi dal 4 per cento dei fondi per la ricostruzione post-terremoto 2009 per sostenere il rientro delle attività economiche nel centro storico dell’Aquila e degli altri comuni del “cratere”.

In questi giorni, infatti, cresce la preoccupazione da parte di molti dei circa 45 beneficiari della cosiddetta linea A, riservata al rientro o al riavvio delle attività già presenti alla data del 6 aprile: in tempi strettissimi devono presentare la documentazione richiesta dalla Regione Abruzzo per il riconoscimento del parziale rimborso delle spese già effettuate inerenti alla loro attività commerciale e al loro locale, a partire dal 1° gennaio 2014.

Regione che richiede non solo le fatture quietanzate e l’estratto conto che documenta l’avvenuto pagamento, ma anche, in aggiunta, una liberatoria in copia originale firmata dal fornitore del bene acquistato e con allagato anche copia del documento d’identità.

Impresa tutt’altro che facile, ottenere anche la liberatoria, in tempi così stretti, e per acquisti fatti anche 4 anni fa, da fornitori di cui magari si sono perse le tracce.

Il termine scadrà per tutti entro i primi giorni di febbraio, ovvero 45 giorni a partire dalle accettazioni del provvedimento di stanziamento, comunicate a inizio dicembre 2017.

Il rischio è, insomma, che molti beneficiari ci rimettano migliaia di euro, non riuscendo a inserire molte delle spese effettuate tra quelle rimborsabili.

Alcuni beneficiari hanno fatto richiesta di un incontro urgente con il vice presidente della Regione, che ha anche la delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, e con il direttore generale dell’ente, Vincenzo Rivera, responsabili in prima persona del bando.

L’obiettivo è almeno quello di chiedere una proroga dei termini per la consegna della documentazione.

La quietanza liberatoria è disciplinata dall’articolo 1119 del Codice civile ed è la dichiarazione che il creditore, a semplice richiesta del debitore, rilascia al momento dell’avvenuto pagamento. In condizioni normali viene resa laddove ci sia stato un inadempimento. “Fare Centro” richiede tale documento come prova ulteriore dell’acquisto avvenuto.

Tuttavia non si è tenuto conto, questa la lamentela diffusa, che non è sempre facile, dopo anni, rintracciare il fornitore e farsi firmare la liberatoria in poche settimane.

Si pensi, per esempio, agli acquisti effettuati online, da fornitori esteri o che hanno cessato l’attività.

C’è, poi, il caso dei fornitori che la liberatoria non la vogliono rilasciare, sostenendo che, dal loro punto di vista, è più che sufficiente la fattura quietanzata e l’estratto conto che documenta l’avvenuto pagamento.

Un problema simile potrebbe riguardare anche parte di coloro che saranno ammessi alla “linea B” del bando “Fare Centro”, riservato non solo alle nuove attività ancora da aprire in centro, ma anche alle attività che hanno già aperto i battenti, dopo il 6 aprile 2009, e che anche loro dovranno documentare spese già effettuate, con la iattura della liberatoria.

Per quanto riguarda la “linea B”, di cui si attende la pubblicazione della graduatoria, sono state 235 in totale le domande pervenute, di cui però solo 150 idonee.

Insieme ai professionisti, il maggior numero di domande arriva da ristorazione e bar (28), commercio al dettaglio (25) e servizi (17).