L’AQUILA – Sono partiti lunedì scorso i primi rimborsi forfettari per le obbligazioni azzerate con il salvataggio di Banca Etruria, Marche, Carife e Carichieti e sono per il momento 50 le richieste di indennizzo al Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt), da parte degli obbligazionisti subordinati di Carichieti che si sono rivolti al Codacons Abruzzo per essere assistiti.

I risparmiatori che hanno visto andare in fumo tutti i loro soldi, hanno infatti la possibilità di riavere indennizzi dell’80 per cento in un tempo massimo di 60 giorni. 

Sono ancora poche, invece, le richieste da parte degli obbligazionisti di banca Etruria dell’Aquila e di Pizzoli , piccolo comune che da solo conta 1500 risparmiatori, beffati dal decreto salva banche. 

Prima di decidere per un eventuale rimborso forfettario, infatti,  come spiega l’avvocato del comitato Difesa Risparmiatori Banca Etruria Pizzoli Vanna Pizzi,  i risparmiatori aquilani restano in attesa del decreto che stabilirà il regolamento per la procedura degli arbitrati, opzione alternativa agli indennizzi. 

Intanto sono già 600 le domande arrivate al Fondo interbancario e, come annunciato dal vice direttore generale del Fidt Salvatore Paterna, alcune decine saranno liquidate subito. 

Ci sarà tempo ancora fino al 3 gennaio per inoltrare la richiesta che si potrà fare entro 6 mesi dall’ entrata in vigore della legge di conversione dello scorso 3 luglio. 

Secondo i dati forniti dal ministero dell’Economia sono 10.559 gli obbligazionisti di tutta Italia, clienti delle 4 bad bank, per una cifra totale che si aggira intorno ai 400 milioni di euro. 

Tra questi circa 2400 sono abruzzesi, clienti in maggioranza di Banca Etruria (oltre 1500) e di Carichieti (734).  

“Le banche sono pronte con la documentazione necessaria per fare la richiesta al Fondo interbancario che è stato istituito dal decreto legge 59 del 2016, convertito poi nella legge 116 del 20016, entrata in vigore il 3 luglio – spiega l’avvocato Vittorio Ruggeri, coordinatore di Codacons Abruzzo e della Codacons provinciale  di Chieti  – L’indennizzo dovrebbe essere celere e arrivare sui conti bancari nel tempo massimo di due mesi. 

La legge dà la possibilità di avere gli indennizzi agli obbligazionisti che hanno acquistato obbligazioni subordinate  dalle banche entro il 12 giugno 2014, sulle base di due requisiti alternativi.

Il primo prevede un reddito inferiore a 35 mila euro lordi al 31 dicembre del 2014, il secondo un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro al 31 dicembre 2015 . 

“È chiaro che gli indennizzi  lasciano fuori molta gente che sarà costretta a ricorrere all’arbitrato – precisa – La vicenda  delle obbligazioni per certi versi è kafkiana e viziata da una interpretazione errata: agli occhi della gente, infatti, i risparmiatori sono persone che volevano speculare, cosa non vera. La stragrande maggioranza delle persone venute da noi, infatti,  che ha acquistato obbligazioni Caricheti non sapeva neppure l’esistenza della parola ‘subordinata’ fino al novembre dello scorso anno ed è venuta solo dopo a conoscenza dell’azzeramento di tutti i risparmi”.  

Secondo Ruggeri la soluzione migliore sarebbe certo stata quella di restituire tutto a tutti, come annunciato inizialmente dal premier Matteo Renzi, salvo poi fare marcia indietro.

“Il tutto a tutti si è trasformato ed è diventato prima ‘tutto a tutti quelli che avevano investito entro una determinata data di agosto 2013’, poi il tutto a tutti si è trasformato, con il decreto legge ‘fino all’ 80 per cento per chi ha investito entro una determinata data e in presenza di due requisiti specifici’”, sottolinea.   

Ruggeri precisa inoltre che “la normativa comunitaria è entrata in vigore in tutta l’Unione europea, ma in realtà solo in Italia ha prodotto effetti nefasti, a dimostrazione di come il nostro sistema bancario non sia stato capace di mettere insieme gli anticorpi per evitare che questa normativa avesse efficacia retroattiva”. 

Sulla possibilità per i risparmiatori di optare per l’arbitrato Ruggeri esprime pessimismo: “L’arbitrato, purtroppo, è una strada lunga e impervia. Si tratta di un procedura amministrativa introdotta dalla legge di stabilità 2015, alla quale sarebbe dovuto seguire, e così non è stato, un decreto da parte della Presidenza del Consiglio che andasse a istituire i collegi arbitrali; andava inoltre fatto un decreto da parte del ministero dell’Economia che avrebbe dovuto stabilire i criteri per restituire i soldi e neppure questo è stato fatto”.  

Per quanto riguarda i risparmiatori di Pizzoli, precisa l’avvocato Pizzi, “siamo in attesa del decreto per l’arbitrato”.

“Inoltrare subito domanda per gli indennizzi significherebbe perdere l’80 per cento dei risparmi – prosegue – Ho consigliato ai miei assistiti di temporeggiare per ora, anche perché le indicazioni governative parlavano di rimborsi al 100 per cento, qualora si fossero riscontrati profili di forte illegittimità. Ad ogni modo ci sono ancora 5 mesi di tempo”.