L’AQUILA – Chiederanno i danni con singole cause civili gli oltre mille obbligazionisti e azionisti aquilani di Banca Etruria che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita, dopo il salvataggio dell’istituto di credito attuato con il decreto legge del Consiglio dei ministri.
L’azione in extremis del governo Renzi ha salvato dal disastro anche l’abruzzese Carichieti e ancora Cariferrara e Banca Marche.
I risparmiatori aquilani si sono costituiti in un comitato, oggi pomeriggio, durante un affollato incontro nella sala consiliare del Comune di Pizzoli, dove c’è una delle due sedi della banca.
Presente alla riunione anche il sindaco, Gianni Anastasio, e l’avvocato romano Vanna Pizzi, consulente della presidenza di Federconsumatori che ha spiegato agli oltre 150 risparmiatori presenti le possibili vie legali da intraprendere.
“Come in altre vicende, per esempio i crac di Parmalat e Cirio, ci sono buone probabilità di recuperare i soldi – ha spiegato – Bisogna agire civilmente nei confronti della persona giuridica della banca, che sarà dichiarata dal giudice inadempiente ai propri obblighi contrattuali”.
La Pizzi ha assicurato che, seguendo la via civile e non sporgendo, quindi, una denuncia penale, “la normativa è chiara e dice che il risparmiatore deve essere informato dei rischi quando sottoscrive uno strumento finanziario. Il regolamento Consob è stato adeguato alla Mifid del 2007 (acronimo di Markets in financial instruments directive, ndr) che stabilisce, per la banca, un obbligo a non far sottoscrivere questo genere di strumenti quando sono rischiosi come le azioni”.
L’avvocato parla anche di una buona probabilità di vedere concretizzati i risarcimenti, anche se i tempi non saranno di certo brevi.
“Per via civile i tempi sono dai 4 ai 5 anni – prosegue – Le domande vanno proposte in via graduale e vanno dalla nullità della negoziazione o del contratto quadro, all’annullabilità o risarcimento del danno: in questo caso si avrà la restituzione dell’intera somma versata oppure dell’intera somma in perdita, qualora il titolo abbia un valore residuale”.
Tra i risparmiatori volti provati e preoccupati, ma anche incerti sulle azioni da intraprendere. Tanti i piccoli artigiani, ma anche gli operai, i pensionati e gli imprenditori presenti.
Quasi tutti gli abitanti del Comune di Pizzoli, circa 5 mila, sono azionisti della Banca Etruria e un centinaio anche obbligazionisti.
“Conosco benissimo ognuno di loro – dice Domenico De Julis, oggi responsabile della filiale e per 44 anni vice direttore – Per me è stato terribile venire a conoscenza di quanto è successo perché sono coinvolto in questa vicenda professionalmente ma anche umanamente. Anche noi dipendenti, inoltre, siamo azionisti e obbligazionisti”.
La vicenda della Banca Etruria avrà ripercussioni anche “sul tessuto economico di Pizzoli – l’allarme di Anastasio – Si tratta di tanti soldi. Ho parlato con 4 o 5 risparmiatori che da soli raggiungono già una cifra di oltre 1 milione di euro. È chiaro che siano andati in fumo soldi che avrebbero potuto avere ricadute sul territorio”.
“Sono in contatto con la senatrice Stefania Pezzopane che si è impegnata per un emendamento al decreto – conclude – La politica in queste circostanze può fungere da mediatore per arrivare fino al governo”.





