L’AQUILA – Si serrano le fila, si stringono accordi, e volano anche stracci, in vista del ballottaggio di Chieti e Avezzano del 4 e 5 ottobre.
A Chieti cosa fatta il patto, seppur non sottoscritto in modo formale come apparentamento. tra il candidato del centrodestra, il leghista Fabrizio Di Stefano, che al primo turno ha preso il, 38,8%, pari a 11.153 voti, e l’oramai “ex ribelle”, assessore regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che al primo turno ha sostenuto, in dissenso con il suo partito e spezzando il fronte del centrodestra, il candidato civico Bruno Di Iorio ( 5848 voti pari al 20,3%).
L’accordo con Di Stefano riguarderà segnatamente, della coalizione civica di Di Iorio, la lista Forza Chieti, di cui è il promotore Febbo e che vede candidati ex consiglieri uscenti azzurri. Forza a Chieti ha preso 2.105 voti pari al 7,8%.
L’ apparentamento formale è saltato e avrebbe dato la possibilità per “l’apparentato” di avere posti in giunta e consiglieri eletti. Si baserà invece su 15 punti programmatici.
A serrare le fila anche il secondo arrivato, il candidato del centrosinistra Diego Ferrara, che al primo turno ha preso il 21,5% pari a 6-183 voti.
Quello tra Ferrara e il candidato civico Paolo De Cesare, (3627 voti pari al 12,6%) è stato l’unico apparentamento formale sottoscritto domenica al ballottaggi abruzzesi, che varrà a De Cesare, in caso di vittoria, un posto da vicesindaco.
Nessuna apparentamento, e strascichi polemici, invece tra Ferrara e le liste “più a sinistra” di Bruno Di Iorio, i renziani di Chieti viva (1.306 voti pari al 4,8%), e a di Ad azione democratica (753 voti pari al 2,8%).
Loro avrebbero voluto, per strappare posti in consiglio. Ma Ferrara ha preferito optare per il solo De Cesare anche per prevenire una convergenza sua e dei suoi candidati con Di Stefano. Ben due apparentamenti, ha ammesso lo stesso Ferrara, avrebbero rappresentato un sacrificio troppo alto in termini di posti in consiglio per i suoi candidati in caso di vittoria.
Ad appoggiare Ferrara anche il Movimento 5 stelle via candidato Luca Amicone prendendo 1938 voti pari al 6,7%.
Per quanto riguarda Avezzano si registrano bordate tra il candidato del centrodestra, il leghista Tiziano Genovesi, che con il 22,1 per 100 pari a 5470 voti, deve inseguire il primo arrivato, il candidato civico ex sindaco Giovanni Di Pangrazio, che di voti ne ha 8043 pari al 32,5%. Oggetto dello scontro la reciproca accusa di essere “manovrati” dalla politica aquilana, o comunque esterna ad Avezzano.
Ad Avezzano non c’è stato nessun apparentamento: Forza Italia che, dopo aver spezzato la coalizione di centro-destra al primo turno ha appoggiato Anna Maria Taccone ( 4084 voti pari al 16,5%) , avrebbe voluto farlo con Genovesi. Ma l’ipotesi è sfumata con strascichi polemici tra il senatore Nazario Pagano segretario regionale del partito azzurro e l’ex sindaco Gabriele De Angelis da una parte, con in particolare l’agguerrito segretario regionale della Lega, il deputato Luigi D’Eramo. Genovesi ha da parte sua aperto le porte alla proposta politica, facendo notare che in ogni caso è naturale che Forza Italia e i suoi lettori votino al secondo turno per il centrodestra, di cui fanno del resto parte, per non riconsegnare la città all’ex sindaco Di Pangrazio, “esponente della sinistra mascherata da civico”.
Per Taccone e suoi sia in caso di vittoria di Genovesi, sia di Di Pangrazio, spetteranno due posti in consiglio.
E ieri, dopo aver ribadito come “La Lega non ha voluto ragionare su un apparentamento formale”, per quanto riguarda la coalizione civica guidata da Di Pangrazio, spiega che “abbiamo reputato che sarebbe stato troppo difficile trovare una visione d’insieme comune ed un’intesa di governo, vista l’eccessiva eterogeneità delle tante liste e disomogeneità dei gruppi”. Insomma, taccone ha preso per ora una posizione di equidistanza.
Di Pangrazio ha invece ottenuto il sostegno, anch’esso non formalizzato, dal candidato civico di centrodestra Antonio del Boccio, (6,2% pari a 1.549 voti).
Del Boccio è un ex esponente di Fratelli d’Italia, la sua è una civica orientata a destra, destra. ma il punto è che del boccio entrerebbe in consiglio solo con la vittoria di Di Pangrazio. Da qui la scelta molto pragmatica.
Ad appoggiare Di Pangrazio anche Generazione +, che porta in dote 1.006 voti pari al 4,2%. Una delle liste di Mario Babbo candidato civico sostenuto anche dal Partito democratico, che ha preso al primo turno 5247 voti pari al 21,2%.
Babbo non si è espresso ma molti danno per scontato che alla fine appoggerà anche lui Di Pangrazio, o comunque sembra naturale che lo faccia il Partito democratico, pur di sbarrare la strada alla vittoria leghista. Va detto però che il candidato di Di Pangrazio, che ha già ottenuto un seggio al comune, l’ex dem Roberto Verdecchia, ha lanciato bordate contro il segretario regionale Michele Fina accusato di aver “demolito” il partito ad Avezzano.
Il Pd ha anche sospeso per un anno Giuseppe Di Pangrazio, ex presidente del consiglio regionale ad Avezzano, accusato di aver aiutato non il suo partito ma il fratello Gianni Di Pangrazio.
Da Avezzano “succursale della politica aquilana” a “cameriere degli aquilani”: si è intanto infiammata la campagna elettorale ad Avezzano tra Genovesi e Di Pangrazio.
Terreno di scontro la questione della “subalternità di Avezzano all’Aquila”.
“Ho accolto volentieri l’invito di tanti concittadini ad impegnarmi in questa tornata. Tra essi moltissimi sono di centrodestra. Non hanno tollerato le imposizioni piovute da fuori città e il tentativo palese di fare, di Avezzano, una succursale della politica aquilana. Nessuno di noi può consentire che ciò accada. E’ una questione di libertà, di dignità, di elementare senso civico”, è il post che Di Pangrazio ha affidato a Facebook, riferendosi in primis al ruolo rivestito dal coordinatore regionale, aquilano, Luigi D’Eramo, nelle scelte politiche ad Avezzano, sia prima che dopo il ballottaggio.
Affermazioni che hanno scatenato la reazione del leghista Genovesi, che ha parlato di “uscite fuori luogo”.
“Il mio avversario politico Giovanni di Pangrazio sta urlando da 20 giorni alla luna su argomenti evanescenti, senza dire una sola parola sul programma e sul suo progetto di Città tra dieci anni. Quindi, è il momento di chiarire uno dei suoi strumentali cavalli di battaglia, la subalternità di Avezzano all’Aquila: non credo ne possa parlare proprio lui che per 25 anni è stato il cameriere degli aquilani per mantenere la poltrona di direttore generale della Provincia dell’Aquila, riconfermato dalla dem Pezzopane, e chiamato dall’ex sindaco di centrosinistra, Massimo Cialente come alto dirigente al Comune del capoluogo, a conferma che è un uomo di sinistra. Noi siamo amici degli aquilani, possiamo permetterci un rapporto con pari dignità e faremo rinascere Avezzano”.
“Bisogna ricordare poi ai cittadini – ha aggiunto Genovesi – che Di Pangrazio ha letteralmente violato la avezzanesità nominando, prima volta nella storia, l’aquilano Luca Angelini, ex assessore della Provincia a guida Pezzopane, nella sua Giunta quando, dal 2012 al 2017, è stato sindaco per poi essere bocciato dai cittadini al ballottaggio del 2017 – continua il 40enne imprenditore -. Non capisco il nervosismo del mio avversario di fronte alla verità politica emersa chiaramente che il suo è un raggruppamento di sinistra camuffato dalla maschera civica e quindi al ballottaggio si contrastano semplicemente due poli: il Centrodestra rappresentato da liste e gruppi trasparenti e rintracciabili che vogliono il Cambiamento, generazionale e nei metodi politici ed amministrativi, e il Centrosinistra rappresentato dalla vecchia sinistra e dalle vecchie logiche lobbistiche e personalistiche”.
“La gente ha capito chi sono e da chi è composto il Centrodestra, la dimostrazione sta nel risultato del primo turno. Domenica e lunedì completeremo l’impresa storica”, ha concluso segretario provinciale dell’Aquila della Lega.





