L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha archiviato l’inchiesta aperta dopo le dichiarazioni shock in una conferenza stampa del vescovo ausiliare del capoluogo monsignor Giovanni D’Ercole, che aveva adombrato lo spettro della prostituzione minorile nella difficile realtà sociale post-sisma.

Le indagini affidate alla squadra Mobile si sono chiuse senza risultanze anche perché lo stesso D’Ercole, ascoltato come persona informata dei fatti, ha ritrattato completamente ciò che aveva affermato, spiegando di essere stato male interpretato, perché in realtà non si riferiva a rapporti sessuali a pagamento tra minori e adulti, ma solo a rapporti insani tra minori.

Resta nel mistero anche la figura del medico aquilano che, sempre secondo quanto affermato dal presule, gli aveva rivelato la notizia: D’Ercole non ha fatto il suo nome agli inquirenti, affermando di voler tutelare il riserbo perché il colloquio era avvenuto nello svolgimento delle sue funzioni sacerdotali. (alb.or.)

LE REAZIONI

PANDOLFI: “UN PUGNO ALLO STOMACO PER L’AQUILA”

“Al di là della chiusura dell’inchiesta della magistratura, la dichiarazione rilasciata da monsignor D’Ercole sui casi di rapporti sessuali insani tra minori è stata un autentico pugno allo stomaco per tutta la comunità aquilana”.

Questo il commento ad AbruzzoWeb di Lucia Pandolfi, presidente della commissione di Vigilanza del Consiglio provinciale dell’Aquila, sul caso che nelle scorse settimane ha shockato la comunità aquilana.

“Non abbiamo allo stato dati precisi che possano delineare l’entità del fenomeno né spiegazioni definitive – sottolinea – Certo quanto denunciato è indicativo di una sofferenza e crisi sociale diffusa nel nostro territorio, che il terremoto ha ampliato in maniera preoccupante e devastante; i ritardi nella ricostruzione, la mancanza dei luoghi di aggregazione sono possibili spiegazioni”.

Ma per la Pandolfi “è anche vero che questa vicenda ci interroga tutti: famiglie, educatori, amministratori, scuola, volontariato. La crisi valoriale, l’assenza di prospettive che rendano il futuro una promessa e non una minaccia, la fragilità dei nostri giovani – aggiunge – non riguardano solo L’Aquila”.

“La prostituzione giovanile si inserisce nei temi più ampi della prostituzione in generale, dell’emarginazione, dell’esclusione sociale, delle vittime di tratta, dello sfruttamento; ma conserva comunque delle caratteristiche e delle specificità proprie”, conclude. (alb.or.)