AVEZZANO – Un sogno a lungo inseguito da una coppia di origine albanese: l’acquisto di una casa di proprietà, ad Avezzano, dove vivere con i due figli. Un sogno subito infranto dall’ostilità fratello del venditore, che vive nello stesso immobile, che dopo atteggiamenti molto aggressivi, anche di tenore razzista (“albanese di m …”) sarebbe arrivato addirittura cambiare la serratura del portone principale d’ingresso della palazzina.
È l’incredibile vicenda che ha dato adito ad un ricorso al Tribunale di Avezzano, sezione Civile, e ancor prima ad una querela al commissariato di Polizia, da parte di una giovane coppia, originaria dell’Albania, da anni residente ad Avezzano: lavoratori e ben inseriti, che chiedono ora un congruo risarcimento danni, oltre che la immediata disponibilità dell’immobile regolarmente acquistato per 70.000 euro e dove non possono ancora paradossalmente entrare.
Ad assisterli l’avvocato Federica Federici, del Foro di Avezzano. Ad intervenire, vista la rilevanza penale della vicenda, potrebbe essere anche la Procura.
Va precisato che il notaio ha perfettamente stipulato l’atto di acquisto con i dovuti e approfonditi controlli.
Un vero e proprio incubo, intanto, per questa famiglia, senza le chiavi della propria casa, visto che il vicino avrebbe sostituito senza alcun titolo la serratura dell’edificio dove è l’appartamento per il quale già pagano il mutuo, con gli arredi che sono in arrivo, già acquistati, ma che ad oggi non sanno dove mettere. Per di più il venditore non avrebbe risposto al telefono. Se aggiungiamo l’ingrediente del razzismo e della presunta truffa è un caso ideale per la trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano.
Nel ricorso, con accuse ovviamente da dimostrare in una eventuale causa civile o anche penale, si spiega che l’acquisto dell’abitazione è stato effettuato a fine marzo, pagando per intero il prezzo pattuito di 70.000 euro con il venditore, di cui 20.000 euro con bonifico bancario e 50.000 euro con mutuo ipotecario.
Pochi giorni dopo la stipula, i coniugi si sono recati nell’appartamento per prenderne possesso materiale e dare inizio ai lavori di pulizia e sistemazione in vista del trasferimento.
Con un atteggiamento definito nel ricorso “immediatamente ostile e sorpreso”, l’uomo avrebbe però chiesto “con tono alterato cosa stessero facendo lì dentro”, dichiarando “senza mezzi termini” che “l’appartamento era di famiglia e che il fratello non doveva venderlo perché lui non vuole persone estranee vicino”.
La coppia “gli ha dunque mostrato l’atto notarile appena stipulato”, e il vicino di casa “lo ha fotografato con il proprio telefono cellulare, si è scambiato il numero con loro e li ha ammoniti: dovevano ‘richiedere i soldi a suo fratello’ ed ‘erano ancora in tempo per andare via’, perché lui non li voleva nell’appartamento”.
A seguire una escalation: la coppia ha ricevuto sul cellulare una serie di messaggi whatsapp da parte del fratello del venditore, invitando la coppia a desistere dall’acquisto facendosi restituire i soldi.
E’ accaduto dunque che il 16 aprile la ricorrente si trovava da sola nell’appartamento per effettuare delle pulizie quando ha sentito bussare alla porta. Attraverso lo spioncino avrebbe visto dunque ancora una volta il fratello del venditore che avrebbe urlato “apri albanese di m…, se non apri, non voglio più vederti che entri e esci da qui”.
La donna, terrorizzata si sarebbe rifugiata all’interno attendendo che l’uomo se ne fosse andasse. Una volta uscita dall’appartamento la donna avrebbe trovando a terra, davanti alla porta, un biglietto, scritto a mano e firmato dal fratello del venditore, con la minaccia di cambiare le chiavi del portone.
Minaccia che poi avrebbe avuto effettivo seguito, due giorni dopo quel biglietto, il 18 aprile. La donna si sarebbe infatti recata nuovamente nell’appartamento e avrebbe trovato il nottolino della serratura del portone principale di ingresso divelto e asportato.
Da quel giorno la coppia non sarebbe più riuscita ad accedere all’interno del proprio appartamento. Nonostante abbia già comprato gli arredi, con la consegna imminente, tenuto conto che la famiglia continua a vivere in un’altra abitazione in affitto, di cui ha dato già disdetta, in vista del trasferimento.
La coppia si è dunque recata al commissariato di Polizia di Avezzano e ha presentato formale denuncia-querela nei confronti di ignoti per i reati di violenza privata e di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio.
E poi ha fatto ricorso al Tribunale civile, nel quale si chiede innanzitutto che venga autorizzato il ripristino della serratura, di ordinare al vicino di casa di astenersi da condotte volta a ostacolare o impedire il pacifico godimento dell’immobile.
Poi, in via istruttoria e all’esito del giudizio di merito, si chiede di accertare e dichiarare la responsabilità del vicino di casa e di condannarlo al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dai ricorrenti, ivi compresi i danni derivanti dalle presunte minacce, dalle intimidazioni e dalle espressioni discriminatorie e razziste. f.t.




