L’AQUILA – “Al concessionario non resterà che chiudere l’infrastruttura con gravissimi danni per l’utenza”: è la soluzione estrema prospettata da Strada dei Parchi spa, che gestisce le autostrade A24 e A25, in un ricorso al Tar del Lazio in cui chiede l’annullamento di un provvedimento del Ministero delle Infrastrutture che quantifica i costi per gli interventi di messa in sicurezza in 169 milioni di euro, “anziché in quella di 194.502.856 euro e nulla ha disposto in ordine al finanziamento degli interventi progettati”.
Strada dei parchi chiede ora alla giustizia amministrativa di autorizzare “in via provvisoria e in attesa dell’approvazione del Piano economico finanziario”, “l’utilizzo delle somme versate e da versare da parte del concessionario a titolo di canone concessorio sino all’ammontare necessario per realizzare gli interventi sull’antiscalinamento”.
Il ricorso è di fine marzo, ma ancora attuale nonostante l’emendamento alla cosiddetta manovrina abbia previsto che il concessionario sospenda il pagamento di due annualità del canone per finanziare gli interventi: gli importi non sono infatti sufficienti (110 milioni di euro a fronte dei 194 necessari), è stata riconosciuta all’Anas la legittimità di incassare i due canoni al momento della restituzione nonostante alcune sentenze riconoscano al Ministero la legettimità di riscuotere il canone, e c’è quindi il timore che i costi dei lavori possano finire per incidere sulle tariffe.
Sugli interventi di messa in sicurezza si dibatte da tempo e oggi sono considerati non più rinviabili, soprattutto alla luce degli eventi sismici degli ultimi mesi nel centro Italia, che hanno costretto a continue verifiche sui viadotti e a chiusure temporanee di alcune tratte. Nel dibattito parlamentare di questi giorni, dopo quello del Governo che sospende il pagamento da parte della concessionaria Strada dei Parchi al concedente delle rate 2015 e 2016 che saranno destinate ai lavori, si sono inseriti altri due emendamenti di deputati di maggioranza che rimettono in discussione queste risorse.
Nel ricorso al Tar del Lazio, curato dagli avvocati Vincenzo Fortunato e Sara Di Cunzolo, la società che fa capo all’imprenditore abruzzese Carlo Toto ricorda come la legge Finanziaria del 2012 ha “evidenziato l’importanza di procedere all’adeguamento sismico e alla messa in sicurezza dell’infrastruttura contemplando peraltro un’apposito ipotesi di revisione del Piano economico finanziario”.
È proprio sui clamorosi ritardi che fa registrare quest’ultimo che punta l’indice il concessionario: “L’ultimo periodo regolatorio della concessione è scaduto il 30 dicembre 2013 e da tale data – si legge nel ricorso – nonostante i ripetuti solleciti e l’espresso obbligo contrattuale di aggiornamento del Pef”.
Toto imputa “in via esclusiva ai ritardi nell’approvazione del Pef” la “mancata tempestiva messa in sicurezza della infrastruttura che come è noto insiste in area ad alto rischio sismico”, e ricorda come nei mesi scorsi, soprattutto a causa degli ultimi eventi sismici che hanno colpito il centro Italia, “è emersa l’assoluta improcrastinabile esigenza di adottare taluni interventi finalizzati a impedire il fenomeno cosiddetto dello scalinamento degli impalcati”.
L’azionista di riferimento della Toto Holding che controlla Strada dei Parchi Spa, in un’intervista rilasciata domenica all’Ansa ha denunciato che “i lavori sono a rischio”, proprio alla luce degli emendamenti alla cosiddetta manovrina finalizzati a spostare altrove le risorse.
Toto ha anche chiesto il raddoppio, da due a 4, delle annualità di sospensione del canone concessorio con il quale sarebbero finanziati i lavori, che peraltro sono già iniziati.
Una delle beghe a monte dei ritardi, al centro anche del ricorso al Tar del Lazio, è quella tra il Ministero delle Infrastrutture e l’Anas, ciascuno dei quali rivendica il pagamento del canone annuo: somme “oggetto di contenzioso civile – si legge nel ricorso – in quanto l’Anas ritiene che siano di sua spettanza come amministrazione concedente al momento del rilascio della concessione, mentree il concessionario ritiene che le stesse somme siamo si spettanza ministeriale essendo il Ministero divenuto concedente per effetto di modifiche legislative”.






