L’AQUILA – È un inedito Carlo Toto, quello che ha apertamente attaccato il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso (e insieme a lui il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti), “per il silenzio assordante con cui assistono agli eventi” relativi agli interventi di messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25, che l’imprenditore abruzzese gestisce attraverso Strada dei Parchi spa.

Un legame storico, quello tra il politico e l’imprenditore, che hanno condiviso anche diversi processi a loro carico, che scivola sulla ricca partita da circa 200 milioni di euro dei lavori di adeguamento delle arterie che collegano l’Abruzzo con Roma, dopo che, secondo quanto appreso, D’Alfonso non sarebbe intervenuto sulla vicenda nonostante le sollecitazioni.

Interventi attesi da tempo e che negli ultimi mesi, con le scosse di terremoto nel centro Italia, hanno aumentato i rischi, soprattutto sui viadotti, e la paura di automobilisti e pendolari.

“Si sta consumando uno scippo ai danni di Lazio e Abruzzo, e le due Regioni brillano per il silenzio assordante con cui assistono agli eventi. Le autostrade A24 e A25 non possono più svolgere il ruolo di cassa continua dell’Anas che non ha più nulla a che fare con queste due autostrade dalle quali, comunque, in soli dodici anni di gestione privata, ha incassato qualcosa come 670 milioni, con una rata annuale di 56 milioni”, ha scritto in una nota Strada dei parchi.

La dichiarazione giunge dopo che, la scorsa settimana, è stato approvato un subemendamento alla “manovrina” che destina all’Anas i canoni che la società concessionaria paga al Ministero ogni anno, nonostante 

“La messa in sicurezza urgente di A24 e A25 rischia di pesare solo sulle tasche dei cittadini laziali e abruzzesi – prosegue la nota -. Infatti, con un emendamento alla manovra del Governo, all’ultimo minuto, sono stati attribuiti all’Anas i fondi per i canoni che ogni anno il gestore SdP paga al concedente, che è il Ministero dei Trasporti. Si tratta di una cifra importante che raggiunge i 630 milioni, a fine concessione, una parte dei quali dovrebbero servire proprio a sostenere la messa in sicurezza urgente dei viadotti, garantendo così una politica di contenimento delle tariffe autostradali”.

“Regalare queste somme all’Anas significa una sola cosa: i lavori di messa in sicurezza urgente li dovranno pagare i cittadini, con un aumento delle tariffe autostradali. Altrimenti li deve pagare il Ministero con propri fondi, che oggi non ha, così da scongiurare nuovi rincari. Davanti a questa contraddizione finanziaria e normativa i lavori autorizzati rischiano di essere fatti solo parzialmente”.

Per l’amministratore delegato di Sdp, Cesare Ramadori, “la manovra in atto in Parlamento è palesemente incostituzionale” ed è “inopportuna dal punto di vista politico, poiché sottrae alle Regioni Lazio e Abruzzo risorse che sono generate dai rispettivi territori”. Ramadori ricorda, tra l’altro, che il Ministero, lo scorso 14 aprile, ha “autorizzato il concessionario all’avvio dei lavori di messa in sicurezza urgente dei viadotti delle autostrade A24 e A25 quantificando il relativo importo in euro 164 milioni (a fronte di un importo indicato dalla concessionaria in 194 milioni), senza tuttavia indicare la relativa copertura finanziaria”.

Interventi, dice l’ad, “necessari e non più procrastinabili a seguito dell’inerzia del Ministero nella definizione della procedura di aggiornamento del Piano Economico e Finanziario (Pef) della concessione, malgrado il periodo regolatorio sia scaduto da circa quattro anni”. 

“Mi aspetto – ha detto dal canto suo Toto – che i maggiori rappresentanti dei territori interessati, ed in primis le due Regioni, facciano sentire la propria voce. In ballo c’è una partita, che si chiama sicurezza, di una infrastruttura strategica in caso di calamità”.

Ed è proprio dai rappresentanti istituzionali che non si sono fatte attendere le reazioni.

“La misura con cui nella manovra viene previsto il trasferimento diretto ad Anas dei canoni va rivista – ha detto la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane – Il trasferimento diretto ad Anas dei canoni del concessionario finirebbe per causare ulteriori rincari ai danni dei cittadini, soprattutto pendolari, e questo è inaccettabile”.

“In via ordinaria – ha aggiunto la Pezzopane – i costi di manutenzione e gli investimenti di un’autostrada rientrano nei costi di gestione e vengono pagati con i pedaggi. Ma a causa dei terremoti e della presenza di molti viadotti, i costi di manutenzione della Strada dei Parchi sono aumentati in modo imprevedibile al momento dell’assegnazione della concessione. Per questo le tariffe sono aumentate, perché i costi superano i ricavi dovuti agli accessi sull’A24 e sull’A25. Sono necessari 1 miliardo e 200 milioni di investimenti e non è possibile caricarli al 100 per cento sulle tariffe autostradali dei prossimi 10 anni. Sarebbe un salasso che condannerebbe l’Abruzzo. Serve un intervento pubblico, il proprietario dell’infrastruttura, cioè lo Stato, deve investire. Ma il trasferimento all’Anas di circa 650 milioni di euro provenienti dagli incassi va invece nella direzione opposta, drena risorse. Il mio appello va al Governo: quante risorse intende investire sulle autostrade d’Abruzzo? Io credo che quella misura vada rivista, proprio per agevolare lo stanziamento prioritario di risorse pubbliche per la sicurezza sull’A24 e l’A25”.

Per il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, “la messa in sicurezza delle autostrade in caso di calamità spetta allo Stato. La percorribilità stradale deve essere garantita dagli enti pubblici, mentre in Italia, il disinteresse è più totale. Occorrerebbe, invece, un piano nazionale della viabilità che abbia il compito di individuare e reperire risorse. Che poi ci sono, ma non vengono inutilizzate”.

“La partita – ha detto a Impaginato.it – dovrebbe essere giocata prioritariamente dalle Regioni. In questo caso dal Lazio e dall’Abruzzo. Roma è la capitale ed ha la funzione di snodo nevralgico per tutti i turisti, e dovrebbe essere collegata nel miglior modo possibile al territorio abruzzese”.

“Noi, le partite le abbiamo già giocate, ma non è andata esattamente come avremmo voluto. A questo punto deve agire l’amministrazione guidata da D’Alfonso che ha l’obbligo morale e titolo per aprire, nel caso, una vertenza e monitorare la viabilità territoriale”.

Per Gianni Melilla di Sinistra Italiana, “i soldi non devono andare all’Anas, ma devono rimanere al Ministero. È lo Stato che deve prendere in carico la questione riguardante le autostrade. A favore di Anas si configura una rendita totalmente ingiustificata, dal momento che da tempo non ha più nulla a che vedere con Strada dei parchi”.

“Sdp deve essere chiamata a sostenere le spese per compiere gli ordinari lavori di manutenzione sulle strade in modo che siano più sicure per gli utenti. Ma è lo Stato che deve garantire la messa in sicurezza antisismica e SdP deve adempiere agli obblighi risultanti dal capitolato della gara che ha vinto, sino al termine della concessione”, ha aggiunto.

I sindacati, dal canto loro, condannano la società concessionaria: “Lo scippo lo sta consumando Strada dei Parchi nei confronti dei cittadini e del mondo del lavoro”, dicono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che ricordano come “la richiesta d’intervento ai presidenti della Regione Lazio ed Abruzzo, nonché alla Struttura di Vigilanza sulle concessionarie autostradali ed al Mit sul tema, come organizzazioni sindacali, lo abbiamo sollecitato da tempo”.

“Siamo di fronte ad una società – denunciano unitariamente le organizzazioni sindacali – che parla di sicurezza solo ora che ci sono in ballo milioni di euro ma nei fatti ha abbandonato da tempo la manutenzione, sta eliminando la presenza dell’esattore al casello, sta diminuendo il numero del personale che interviene sulla strada e presenta, alla faccia della sicurezza, un piano economico finanziario con una riduzione di personale dagli attuali 471 dipendenti a 181”.

Secondo Filt, Fit e Uiltrasporti “è sorprendente che si parli ancora di possibilità che con gli aumenti tariffari paghino i cittadini i costi di messa in sicurezza dell’autostrada A24 e A25, a fronte di incrementi di cui ha beneficiato SdP che si attestano negli ultimi 10 anni in un aumento medio del 150%. Ci piacerebbe sapere dove siano finiti i ricavi dei pedaggi e che cosa si intenda fare per ripristinare l’uomo al casello, la viabilità su strada e una maggiore attenzione alla manutenzione ordinaria che rappresentano i veri capisaldi per la sicurezza di chi percorre l’autostrada”. (m.sig.)