L’AQUILA – “Chi è indagato per gravi reati non deve fare conferenze stampa, perché si mette di traverso al lavoro della magistratura”.

Passa al contrattacco l’ordinario di Igiene dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, dopo l’incontro con i giornalisti convocato lunedì dal rettore dell’Ateneo del capoluogo, Ferdinando Di Orio, per dare la sua versione dei fatti sulla vicenda dei mega affitti pagati per rilocalizzare le facoltà nel post terremoto, una storia che lo vede indagato dalla procura dell’Aquila per abuso d’ufficio e truffa insieme all’ex direttore amministrativo Filippo Del Vecchio, attuale direttore generale della D’Annunzio.

Tiberti è uno dei più accesi oppositori alla gestione dell’università aquilana, anche se precisa: “non chiamatemi più capo dei contestatori, semmai io sono un gregario”.

Di Orio lo ha chiamato in causa a più riprese, ma ha fatto il suo nome solo una volta, quando ha affermato che su di lui pende un rinvio a giudizio per ingiuria nei confronti di Del Vecchio. Per il resto molte frecciate sibilline a Tiberti e agli altri docenti anti-rettore: “c’è una banda di qualcuno che si oppone a questa governance usando tutto, amicizie, conoscenze, potenti e giornali”, e poi “noi non ci siamo mossi mai da qui, non siamo rimasti nei salotti romani”.

Accuse a cui Tiberti ribatte colpo su colpo: “io non frequento salotti, le uniche attività romane che mi interessano sono le serate di beneficenza e le iniziative culturali, forse non si riferiva a me”.

“Ricordo al rettore – prosegue – che mentre lui si era fatto sistemare il suo ufficio a Coppito 2, noi docenti, assieme al personale, che può essere definito eroico, siamo stati sotto le tende, al freddo e al caldo”.

“Io ho tenuto un esame su un banchetto all’aperto, come fossi un venditore ambulante perché c’era un afa irrespirabile – attacca – mentre lui andava in giro a farsi riprendere da una telecamera portata da una specie di capo ufficio stampa, che in seguito ho saputo ha rimosso in malo modo dal suo incarico”.

“Quanto al mio presunto rinvio a giudizio – aggiunge Tiberti – non ne ho, invece sono certo che su Di Orio pendano diversi procedimenti, anche se lui dice di non essere mai stato sfiorato da un’inchiesta. Un’affermazione paradossale, visto che le indagini sono state prorogate, quindi deve aver necessariamente ricevuto una notifica in tal senso o aver saputo dell’attività giudiziaria di acquisizione atti”.

Sul pubblico numeroso che ha assistito alla conferenza del rettore, il professore di Medicina è caustico: “c’erano i soliti ‘amici di famiglia’, non ho saputo di folle traboccanti, con tutto il rispetto sono sempre gli stessi, compresi quei presidi che non sono più tali perché con la riforma Gelmini le facoltà non esistono più”.

Sul totorettore Tiberti non si sbilancia: “la situazione è ancora fluida, certamente però il candidato di Di Orio potrà contare sul voto dell’Unione degli universitari (Udu), visto che uno dei loro capi ha avuto una borsa di studio della Telecom bandita dall’Ateneo”.

“Tutto regolare e legittimo, per carità – sottolinea – ma non credo fosse opportuno, a meno che non si tratti di uno scienziato”.

La sfida Di Orio-Tiberti conoscerà presto una nuova puntata, lo conferma lui indirettamente, quando a un certo punto interrompe l’intervista e si scusa: “adesso devo salutare, sto entrando da un avvocato per preparare una denuncia per  calunnia contro il rettore e la preside di Medicina, Maria Grazia Cifone“.