L’AQUILA – È guerra aperta tra la facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila e la Asl del capoluogo dopo la notizia della firma delle convenzioni tra l’ateneo e l’azienda sanitaria teramana.
Nei giorni scorsi, alla notizia della sottoscrizione degli accordi che hanno consentito di “piazzare” diversi professori aquilani ai vertici delle strutture ospedaliere di Atri, Sant’Omero e Giulianova, si era parlato di “spoliazione” ai danni dell’Aquila in favore della sanità teramana.
In particolare il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, aveva affermato che “l’Università dell’Aquila e la facoltà di Medicina non sono un supermarket dove fare shopping”.
A difendere le ragioni della scelta di Medicina interviene la preside Maria Grazia Cifone, ascoltata da AbruzzoWeb, la quale rigetta al mittente le accuse parlando di “accordo che non toglie nulla all’Aquila”, in quanto i professori interessati “sono stati per anni sistematicamente ignorati dai vari manager della Asl che si sono succeduti in città, professionalità eccellenti che, per qualche oscuro motivo, non hanno mai trovato spazio all’interno dell’ospedale San Salvatore”.
La preside rivendica anche la circostanza che le convenzioni hanno consentito di salvare alcune scuole di specializzazione, al contrario di quanto accaduto negli anni precedenti quando “nell’indifferenza generale della politica e dei direttori generali della Asl si sono persi posti per giovani laureati” e cita il caso delle scuole di medicina fisica e riabilitativa, di chirurgia plastica e di ortopedia (quest’ultima “recuperata” a fine marzo) disattivate dal ministero per mancanza di una struttura a direzione universitaria all’interno del servizio sanitario regionale.
Per la Cifone sul banco degli imputati principalmente i manager della Asl degli ultimi anni, Mario Mazzocco, Roberto Marzetti e Giancarlo Silveri, e la politica aquilana di destra e di sinistra che non fa gruppo contro lo strapotere di Teramo da un lato e della Marsica dall’altro.
“Tutti i direttori generali, nel primo periodo, si dimostrano disponibili e collaborativi, ma dopo sei mesi si ‘modificano geneticamente’ – sostiene la Cifone – e inevitabilmente i rapporti si guastano”.
La colpa, per la preside, è da attribuire “a una lobby che opera all’interno del nosocomio aquilano che prende il sopravvento e ‘eterodirige’ i manager, finendo per danneggiare non solo la facoltà di Medicina, ma la città in generale, che vede andare altrove ottimi professionisti e si vede assediata da realtà, quali Avezzano e Sulmona, che reclamano posti letto nonostante abbiano ospedali fatiscenti”.
“Il tutto – prosegue la Cifone – con il silenzio della politica cittadina: dove erano, ad esempio, Massimo Cialente e Giorgio De Matteis, medici e uomini delle istituzioni che conosco e stimo, quando esimi loro colleghi sono stati costretti all’esilio dall’ostinazione della Asl a fare muro contro muro con l’Università? Dove erano quando è stata ridimensionata l’offerta formativa di Medicina con la chiusura delle scuole di specializzazione?”
È un atto di accusa duro che non risparmia nessuno, quello della Cifone, che chiude assicurando che “nessun corso di laurea si sposterà dall’Aquila, così come le lezioni che si continueranno a tenere nel capoluogo”. (red)
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