L’AQUILA – Il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, ha cambiato verità sulla “proroga-bis” del suo mandato, in scadenza dall’estate 2011 ma già slittato di un anno, e che ora potrebbe continuare per altri 16 mesi.
Il decano dell’Ateneo, Aniello Russo Spena, ha infatti convocato le elezioni per il prossimo 17 maggio ma, per una nuova interpretazione di un codicillo della riforma Gelmini, Di Orio potrebbe restare in sella fino al settembre 2013.
E come anticipato da questo giornale il caso è finito anche in Parlamento con due interrogazioni al ministero: la prima quella della deputata dell’Unione di centro Paola Binetti, che ha citato il caso-L’Aquila assime a Parma e Viterbo; la seconda dell’onorevole del gruppo misto ex Pdl Mario Pepe, anch’egli citando esplicitamente il capoluogo d’Abruzzo.
Sul tema hanno opinioni dissonanti l’ex ministro dell’Università Maria Stella Gelmini e il suo successore Francesco Profumo.
La prima, in un’intervista alla Stampa, ha chiesto una “interpretazione rigorosa” chiedendo “basta trucchi”. Profumo, invece, all’Aquila per un evento, ha ricordato che “la proroga è legge” pur ammettendo che “qualche rettore comunque rinuncia”.
La situazione è in ebollizione con numerose reazioni che si sommano: il docente dell’Università di Perugia, ex Consiglio superiore della magistratura, Mauro Volpi, parla di proroga “in paleste contrasto con le previsioni di legge”, mentre il prof aquilano di Epidemiologia Marco Valenti, vicino agli oppositori di Di Orio, dà una lettura del tutto diversa da quella del parere di Politi.
Sul tema è in corso un ampio dibattito, con il decano che tira dritto, convinto che si debba votare, mentre il rettore, che prima non voleva proseguire la sua avventura di otto anni, che invece ora pare avere altri pensieri e gioca su due tavoli.
Solo due settimane fa, infatti, in una lettera al presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Di Orio invitava il presidente Marco Mancini a prendere “forte posizione pubblica” e spiegare che “ulteriori proroghe non sono possibili, sgombrando definitivamente il campo da ogni illazione tendente ad accreditare una tale intenzione da parte nostra”.
Pochi giorni fa, invece, in conferenza stampa, stuzzicato a riguardo dai cronisti, ha spiegato di non volersi dimettere, “più me lo chiedono e meno sono disponibile” e che “tutti siamo nel rispetto della legge”.
A causare questo brusco ripensamento con estrema probabilità è stato un parere legale che nei giorni scorsi il rettore ha ricevuto da uno dei suoi fedelissimi, il docente di Diritto pubblico nonché preside della facoltà di Economia dello stesso ateneo aquilano, Fabrizio Politi.
Quest’ultimo evidenzia di essere “unico giurista membro del Senato accademico” e per questo, dice, “avverto l’obbligo […] di esprimere quanto segue”. Il parere è indirizzato al decano Russo Spena e allo stesso Di Orio che, secondo alcune fonti universitarie, ha richiesto egli stesso un’indicazione legale.
La tesi di fondo dello scritto di Politi, undici pagine consultate in anteprima da AbruzzoWeb, è che il decreto con cui Russo Spena ha convocato le elezioni “è nullo e inefficace” e rispetto alla vecchia interpretazione di un Di Orio a scadenza di mandato nel 2012 “dobbiamo prendere atto che ci eravamo tutti sbagliati”, ammette il giurista.
Ecco il perché dell’invito del preside di Economia al decano, “riconosca l’inefficacia” del suo atto. Se si andrà avanti, l’avvertimento del prof, “si sarà votato per il rinnovo di un rettore il cui mandato non è affatto scaduto” e “l’esito finale delle votazioni potrà essere impugnato da qualunque dipendente dell’Ateneo, oltre che da qualunque ‘sconfitto’”.
IL NODO DEL MOMENTO DELL’ADOZIONE
Politi comincia prendendo in esame il comma 9 dell’articolo 2 della legge numero 240 del 2010, meglio nota come “riforma Gelmini”, che “scinde la disciplina relativa al mandato degli organi collegiali […] dalla disciplina relativa al mandato dei rettori”.
Questo perché con la riforma la durata in carica e la rinnovabilità del mandato dei rettori non sono più affidate all’autonomia di ciascuna università ma vengono fissate per legge dallo Stato.
Il parere concentra poi l’attenzione sull’impossibilità, fissata dalla stessa riforma, di indire ogni elezioni del rettore “fino al termine dell’anno accademico successivo all’adozione del nuovo statuto”.
Questo è il punto cardine, per Politi, capire cosa intenda il legislatore con il termine “adozione” visto che, a suo dire, l’espressione “non è tecnicamente precisa”.
LA SECONDA APPROVAZIONE
Le fasi di creazione del nuovo statuto dell’ateneo citate da Politi sono almeno sei: prima approvazione (luglio 2011), osservazioni Miur (fine novembre 2011), seconda approvazione (dicembre 2011/gennaio 2012), decreto rettorale di emanazione (12 gennaio 2012), pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (27 gennaio 2012) ed entrata in vigore (11 febbraio 2012).
Politi evidenzia che, tra la prima e la seconda approvazione da parte del Senato, “solo in questo caso abbiamo un cambio di anno accademico”, ma anche che “è evidente che soltanto con la seconda approvazione il Senato accademico ha definitivamente stabilito il contenuto dello statuto”.
La morale è che “l’anno accademico ‘successivo all’adozione dello statuto’ è l’anno 2012/2013, giacché la relativa adozione si è avuta nel 2011/2012. E pertanto il mandato del rettore Di Orio terminerà, per disposizione legislativa il 30 settembre 2013”.
Diventano due le interrogazioni parlamentari sul caso della proroga-bis per i rettori delle università italiane dopo la nuova interpretazione di un codicillo della “riforma Gelmini”.
A quella della deputata dell’Unione di centro Paola Binetti, si è aggiunta infatti quella dell’onorevole Mario Pepe, ex Popolo della libertà che oggi fa parte del gruppo misto e che nel suo testo cita esplicitamente il caso dell’Ateneo aquilano.
Pepe ricorda al ministro Francesco Profumo che “fonti giornalistiche, mancando specifici atti ministeriali, sembrerebbero confermare che l’interpretazione data dalla direzione università del Miur andrebbe nella direzione di considerare possibili proroghe di due anni invece che di una, contro il dettato e lo spirito della legge 240/2010 interpretando capziosamente il termine ‘adozione’ degli statuti”.
“Risulta addirittura – aggiunge – che alcuni rettori in carica già prorogati, in particolare il rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, abbia rilasciato agli organi di stampa dichiarazioni atte a precostituire l’annullamento e impedire il regolare svolgimento di elezioni del nuovo rettore già convocate dal decano a norma di legge”.
Il parlamentare sottolinea poi che “un rettore fruitore di una doppia proroga contro legge andrebbe a nominare i componenti del consiglio di amministrazione”.
Per questo, Pepe chiede di sapere “se sia possibile che dirigenti ministeriali, possano essere chiamati all’interpretazione di leggi, con significato cogente per le amministrazioni universitarie. Se il ministro non ritenga opportuno emanare disposizioni chiarificatorie in merito all’interpretazione dell’articolo 2 della legge 30 dicembre 2012, numero 240 per quel che riguarda la proroga del mandato dei rettori universitari Quali ulteriori iniziative intenda adottare ai fini della piena attuazione della citata legge di riforma del sistema universitario”.
LA GELMINI: ”NIENTE TRUCCHI, L’INTERPRETAZIONE SIA RIGOROSA”
Anche l’ex ministro dell’Università Maria Stella Gelmini interviene sul caso delle “proroghe-bis” dei mandati dei rettori che potrebbero scattare in decine di atenei italiani, tra cui quello aquilano.
Grazie a una diversa interpretazione di un codicillo della riforma, a fronte di elezioni convocate per il prossimo 17 maggio c’è la possibilità che il voto salti e che il rettore uscente, Ferdinando Di Orio, possa restare in sella fino al settembre 2013.
La Gelmini, in un’intervista al quotidiano La Stampa, ha espresso una posizione molto rigida sul caso.
“Penso – ha tuonato – che la riforma vada interpretata in modo rigoroso. Non è il tempo degli escamotage per allungare il brodo. Se si vuole che questa riforma possa far raggiungere gli obiettivi per cui è stata voluta e approvata bisogna mantenere entro i sei anni la durata dei mandati dei rettori ed evitare prima dell’entrata in vigore il ricorso a trucchi di qualsiasi tipo”.
Sollecitata a spiegare il termine contestato, quello dell’“adozione” del nuovo statuto la cui data fissa i termini per la fine del mandato del rettore, la Gelmini ha concluso spiegando che “sono per un’interpretazione il più possibile rigorosa delle norme. La riforma – ha concluso – è stata approvata per favorire il ricambio generazionale all’interno degli atenei e per valorizzare il merito”. (alb.or.)
PROFUMO: ”LA PROROGA E’ LEGGE, MA QUALCUNO RINUNCIA”
“Lo spirito della ‘riforma Gelmini’ è che, essendoci un transitorio importante all’interno delle università caratterizzato dal passaggio a uno statuto diverso, ci sia un elemento di continuità che esiste con gli statuti precedenti, tra cui l’elezione del rettore”.
Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, rispondendo a margine di una manifestazione all’Aquila, alla domanda dei giornalisti sul caos che si è creato in alcune università italiane, tra cui L’Aquila, dove le elezioni rischiano di saltare per la interpretazione di un comma della legge Gelmini che farebbe slittare di un ulteriore anno i mandati dei rettori.
Sulla questione è stata presentata anche un’interrogazione alla Camera dal deputato dell’Udc Paola Binetti.
“Il rettore – ha continuato Profumo – lo elegge normalmente o il Senato accademico o il Consiglio di amministrazione, mentre c’è uno sfasamento di due anni sulle elezioni o del Senato, o del Consiglio o dei direttori di dipartimento. Lo spirito della legge è quello di dire nel momento in cui lo statuto è attivo, quindi viene pubblicato, da quel momento in poi si può avviare il processo sui nuovi regolamenti”.
Secondo Profumo, “c’è un anno dal momento in cui è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Nella realtà – ha aggiunto – l’ambiguità è che nel momento in cui il ministero dopo la valutazione sullo Statuto ha dato la risposta, in alcuni casi è stato necessario che le università facessero alcune revisioni sullo statuto. Solo a quel punto gli atenei lo hanno approvato. Perché lo statuto diventi operativo e quindi si avvii il processo verso la nuova modalità di gestione, la legge prevede che ci sia un anno”.
Il ministro ha sottolineato ancora che “c’erano due scadenze, la prima era il 29 di luglio, la seconda era a 180 giorni dopo il 29 di ottobre, dopo di che il ministero aveva quattro mesi di tempo per la valutazione degli statuti per dare una risposta alle università”.
“Se la risposta era completamente positiva – ha precisato il ministro – immediatamente le università potevano pubblicare lo statuto sulla Gazzetta ufficiale, in caso ci fosse stato qualche cosa che non corrispondeva, c’era ancora un minimo di interazione”.
“La situazione dell’Aquila non la conosco, ma questa è la legge. Però ci sono alcuni rettori che pur essendo nella condizione, hanno deciso di rinunciare all’ulteriore proroga di un anno”.
DOCENTE EX CSM: ”PROROGA CONTRASTA CON LA LEGGE”
“Incredibile tentativo di prorogare il rettore in carica in palese contrasto con la previsione di legge”.
Questa la bocciatura sul caso proroga-bis per i rettori di Mauro Volpi, professore ordinario di Diritto pubblico dell’Università di Perugia, già membro del Consiglio superiore della magistratura dal 2006 al 2010.
Il suo parere stringato ma chiarissimo è contenuto in una email diffusa dal gruppo di oppositori al rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, gruppo capeggiato dal docente di Medicina Sergio Tiberti.
LA NOTA COMPLETA
Chiarissimo Professore,
in qualità di professore di Diritto Costituzionale presso l’Università di Perugia, impegnato nel contrastare l’incredibile tentativo di prorogare di un altro anno il Rettore in carica in palese contrasto con la previsione di legge e sulla base di una scarna nota del Direttore Generale del Ministero, desidero esprimerle apprezzamento e piena condivisione per la sua decisione di procedere all’indizione delle elezioni del nuovo Rettore per la sua Università.
Nel ringraziarla pe un’iniziativa che in un paese civile sarebbe valutata come doverosa, ma che nel nostro paese purtroppo richiede coraggio e volontà di difesa della legalità e della dignità degli Atenei, le invio i miei più cordiali saluti.
IL PROF VALENTI: ”PER L’ADOZIONE VALE LA PRIMA APPROVAZIONE IN SENATO”
Arrivano ulteriori e discordi pareri sulla proroga-bis del mandato del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.
Interpretando un codicillo della “riforma Gelmini”, infatti, le elezioni convocate per il 17 maggio prossimo potrebbero saltare e l’attuale vertice rimanere fino al settembre 2013.
Tutto sta a capire in quale anno accademico è stato “adottato”, così recita la riforma, il nuovo statuto: 2010/2011 o 2011/2012? Il preside della facoltà di Economia, il giurista Fabrizio Politi, è per la seconda ipotesi e, quindi, per la proroga-bis.
Di tenore opposto le valutazioni del docente di Epidemiologia clinica, Marco Valenti, per il quale l’era-Di Orio è finita. Da notare che il prof è notoriamente vicino alle posizioni degli oppositori del rettore capeggiati da Sergio Tiberti.
“La legge – scrive – attribuisce la funzione di adozione dello statuto alla delibera di Senato accademico. Si deduce poi inequivocabilmente che l’adozione si realizza con la prima delibera di approvazione del Senato accademico dal successivo comma 7 dello stesso articolo 2 della legge, ove recita: ‘Lo statuto, adottato ai sensi dei commi 5 e 6 del presente articolo, è trasmesso al Ministero che esercita il controllo previsto all’articolo 6 della legge 9 maggio 1989, numero 168, entro centoventi giorni dalla ricezione dello stesso’”.
Quindi, secondo Valenti, “la legge intende e definisce lo statuto adottato a partire dalla prima delibera di approvazione del Senato accademico, inserendo ogni atto successivo nelle procedure di controllo previste dalla legge 168/1989”.
“Il successivo comma 9 dello stesso articolo 2 – prosegue – recita: ‘Il mandato dei rettori in carica al momento dell’adozione dello statuto di cui ai commi 5 e 6 è prorogato fino al termine dell’anno accademico successivo’. Il richiamo medesimo al comma 5, a questo punto, addirittura obbliga a interpretare come adozione la prima delibera del senato accademico”.
“Nessun dubbio quindi – assicura Valenti – che l’Università dell’Aquila abbia adottato lo statuto con la prima approvazione, cioè la delibera del senato accademico del 19 luglio 2011, in pieno anno accademico 2010/2011. Di conseguenza la previsione del citato comma 9 deve intendersi come proroga del mandato del rettore fino al termine dell’anno accademico 2011/2012”.
“Ne consegue che la convocazione delle elezioni da parte del decano è pienamente conforme al dettato di legge e allo statuto dell’Università dell’Aquila”, conclude. (alb.or.)






