PESCARA – Dalle liste di attesa alle pre-liste di attesa: si allarga la inchiesta della procura della Repubblica di Pescara, per ora contro ignoti e senza ipotesi di reato, su questa autentica piaga della sanità pubblica.
Le pre liste, considerate “pratica illegale” di cui farebbero uso tutte le Asl, rappresenterebbe una pratica che peggiora, se possibile, ancora di più la situazione. E le indagini della polizia giudiziaria continuano a ritmo serrato sia con l’esame della copiosa documentazione sequestrata nel corso del blitz dello scorso 20 giugno nelle sedi della Asl, dell’assessorato e del dipartimento alla salute della Regione, che hanno la responsabilità diretta delle liste di attesa e dell’Agenzia sanitaria regionale, a cui da qualche mese la Regione ha affidato il compito di mettere in campo una strategia volta ad accorciare tempistiche delle visite. Considerando che finora le misure adottate come quella di coinvolgere il privato non ha dato i frutti sperati.
Un disservizio che caratterizza un comparto alle prese con un buco di 122 milioni di euro che ha costretto la maggioranza di centrodestra riconfermata alle elezioni del 10 marzo scorso alla guida dell’ente per la prima volta nella storia, ad approvare a tempo di record una copertura del deficit di 68 milioni di euro al fine di evitare un nuovo, catastrofico commissariamento da parte di Roma.
Ed ora i direttori generali della quattro Asl hanno presentato piani di razionalizzazione della spesa da attuare immediatamente, per far fronte al deficit che sarà macinato nel 2024.
A proposito della inchiesta le indagini potrebbero estendersi anche nelle altre quattro province pian dove le problematiche sono molto simili.
A denunciare “il dato esplosivo in questa regione delle stranezze”, è stato per primo il deputato del Partito democratico Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione.
“la Regione Abruzzo si avvale dell’invenzione bugiarda delle pre-liste di attesa nella sanità. Tali pre-liste non sono contemplate dalla normativa. Per monitorare le liste di attesa – quelle vere – il Ministero della Salute si avvale dell’istituto della settimana-indice. Creando le pre-liste, quei numeri non entrano nel computo della settimana-indice. Compaiono solo le liste ma non le pre-liste. Dunque i dati sulle liste di attesa consegnati dalla Regione al Ministero sono falsi come monete da tre euro, che non esistono”.
E ha quantificato i numeri delle pre-liste: “a Pescara contengono 2.000 nominativi annotati a matita, a Teramo 6.400, a Chieti ben 21.500, mentre a L’Aquila esistono rocambolescamente i “foglietti volanti”. Non sono cifre trascurabili: bene fa la magistratura a indagare”.
In una nota congiunta i manager delle quattro asl abruzzesi, tirati in ballo, spiegano però che il tema delle pre-liste o liste di galleggiamento, una metodologia operativa di governo delle liste di attesa ampiamente diffusa su scala nazionale”. In particolare, “la metodologia delle pre-liste non altera il monitoraggio dei tempi di attesa e nello specifico i dati della settimana indice (rilevazione ex ante), che vengono definiti all’atto della prenotazione; le pre-liste non solo non alterano in senso migliorativo le risultanze del monitoraggio ex ante, ma incidono positivamente nel soddisfacimento dei bisogni espressi dai cittadini-utenti. In termini normativi, i processi di presa in carico e le pre liste sono, di fatto, configurate nel punto 3.5 (Back office) del Piano regionale per il governo delle liste di attesa della Regione Abruzzo (DGR 265/2019)”.
Sulla vicenda ha annunciato una interrogazione in consiglio regionale Luciano D’amico, dai banchi dell’opposizione, “apprendiamo con preoccupazione che vi sarebbero delle anomalie nell’archiviazione delle richieste per le visite – ha detto -. Anomalie che darebbero vita a delle pre-liste che non risulterebbero nel computo dei dati trasmessi dalla Regione al Ministero e che quindi andrebbero a edulcorare il reale stato delle liste di attesa in Abruzzo. Riteniamo che l’argomento debba essere affrontato con dovizia di dati e carteggi all’interno del consiglio regionale e, senza dubbio, posso già sostenere che se le risposte fornite non saranno adeguate alla chiarezza che la Regione Abruzzo deve ai cittadini porteremo il caso anche all’attenzione della commissione vigilanza del consiglio regionale”.





