L’AQUILA – Il sindacato Ugl dell’Aquila denuncia un’aggressione verbale subìta da una sua iscritta, Simonetta Gallucci, con trascorsi in Cgil e Uil, impiegata nella cooperativa Capodarco che ha in gestione il call center e il centro unico prenotazioni (Cup) della Asl del capoluogo.

Autore dell’aggressione sarebbe il dipendente della Asl Ugo Colista, che è stato querelato dalla donna assieme alla moglie Sonia Maracci, coordinatrice della cooperativa, della quale l’Ugl chiede la rimozione al manager Giancarlo Silveri, minacciando lo sciopero in caso contrario.

A raccontare la disavventura è stata Giuliana Vespa, segretario Ugl Sanità. “Tutto è partito da una mia lettera di giovedì 24 in cui chiedevo lumi alla Capodarco sulla presenza di Colista”.

Nella lettera dell’altroieri l’Ugl fa presente che “ci risulterebbe che il signor Colista si rechi spesso nei locali che ospitano il call center e in quelli del Cup, interloquendo con i lavoratori e chiedendo loro come va il lavoro e altro. Vi chiediamo di comunicarci al più presto a che titolo il sig. Colista si rapporta con il personale della Coop Capodarco”.

Rapida la risposta, arrivata in giornata, del presidente Maurizio Marotta: “la scrivente società non ha nessun rapporto con la persona citata” mentre “confermiamo di non aver mai esercitato pressioni alcune verso i lavoratori per scoraggiarli verso l’adesione alla vostra sigla”.

Il giorno successivo, cioè ieri, in base ai racconti dei protagonisti, il fattaccio. La Vespa racconta che la Gallucci “stava lavorando ed è stata chiamata in un’altra stanza. Seduto alla scrivania c’era Colista che le ha intimato con fare perentorio di chiudere la porta”.

Come si legge nella successiva denuncia della lavoratrice, “mi ha chiesto ‘tu sei la responsabile dell’Ugl?’, gli rispondevo ‘Perché?’, a questo punto lui si alzava dalla sedia, con fare minaccioso si appoggiava con le mani alla scrivania sporgendosi verso di me e urlando mi diceva: ‘Tu non ti devi permettere più di andare da Silveri a dire che io vengo giù a controllare…’”.

“Lei si è agitata, si è sentita male tornando nella sua postazione – ha proseguito la sindacalista Vespa – Un collega ha chiamato l’autoambulanza ed è stata portata in pronto soccorso”.

Nel referto le è stato diagnosticato uno “stato ansioso reattivo a riferita situazione ambientale lavorativa sfavorevole” con una prognosi di 4 giorni.

Nel pomeriggio è arrivata anche la denuncia in questura, anche se il verbale riporta “erroneamente”, come dicono gli stessi protagonisti della vicenda, la data del 24 invece che quella del 25.

“La signora Maracci – denuncia la lavoratrice nella querela, parlando di discussioni sul lavoro con i colleghi – ha riferito loro che io avevo fatto in modo di portare tutti gli altri dipendenti della cooperativa con il sindacato Ugl perché avevo un ritorno politico e non avevo avuto rispetto di mio cognato, Roberto Riga, attualmente vice sindaco del Comune dell’Aquila” ma “voglio precisare che non ho fatto alcune pressione sui colleghi per quanto riguarda il sindacato”.

Oggi le richieste dell’Ugl in un incontro con i cronisti. “Chiediamo la rimozione immediata dal ruolo di coordinatrice della signora Sonia Maracci, entro lunedì vogliamo risposte altrimenti faremo indizione di sciopero contro la Capodarco sui servizi pubblici essenziali in base alla legge 146/90, e le risposte ce le verranno a dare in prefettura”, ha minacciato la Vespa.

“Alla Asl chiediamo, è al corrente che il signor Colista va girando per i locali della Capodarco? È una sua iniziativa oppure l’azienda lo sapeva? Ci aspettiamo una presa di posizione pubblica durissima della Asl e chiediamo pubblicamente agli altri sindacati presenti nella Capodarco di essere al nostro fianco”, ha concluso.

LA REPLICA: “NESSUNA AGGRESSIONE, DA 10 GIORNI SONO SPAURACCHIO”

Interpellato da AbruzzoWeb, il dipendente Asl Colista dà la sua versione della vicenda, del tutto differente.

“Nessuna aggressione, né fisica né verbale – premette – Alla Gallucci ho chiesto solo se fosse responsabile o iscritta Ugl, quindi le ho chiesto di dire ai suoi capi di non farmi entrare nelle loro beghe sindacali. Lei ha fatto spallucce, ha sbattuto la porta e se n’è andata dopo 15 secondi scarsi. Eravamo comunque nei locali della Asl e non della cooperativa, che non ha spazi propri”.

“Ho parlato in maniera ferma ma non ho alzato la voce, ho detto in modo autorevole ‘tenetemi fuori dai vostri giochi di sindacato. Sono tranquillissimo – prosegue – la conoscevo solo di vista e non sapevo soffrisse di stati ansiosi, non ce l’ho con lei o con altri operatori”.

Sulle sue motivazioni dell’accaduto, Colista ritiene che “vogliano colpire me per colpire mia moglie per colpire più in alto, e non mi riferisco alla cooperativa. Il lavoro di mia moglie e il mio seguono due linee parallele e non si incontrano mai, nemmeno a casa – ribadisce – In 6 anni, da quando esiste il call center, mai ho avuto screzi con nessuno, ora all’improvviso in 10 giorni sono diventato lo spauracchio della situazione”. Alberto Orsini