L’AQUILA – Abbiamo scherzato: Rinaldo Tordera non è stato nominato come nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria locale numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, ma solo designato.

Questo emerge dalla lettura della delibera di Giunta regionale approvata ieri con il voto di pochi intimi (3 assessori assenti su 6, 2 giustificati e Donato Di Matteo disertore perché contrario) che ha “individuato quale persona designata a ricoprire l’incarico”, questa l’espressione usata nel testo, il 58enne amministratore della società regionale Sviluppo Italia Abruzzo e di quella comunale aquilana Asm.

Un gioco di prestigio del burocratese che, secondo quanto si è appreso, avrebbe già attirato l’attenzione del bellicoso presidente della commissione di Vigilanza, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, che potrebbe chiedere di acquisire gli atti per verificare se ci siano state situazioni dubbie.

Torderà verrà nominato formalmente solo in un secondo momento: quando avrà attestato l’assenza di incompatibilità, e per questo dovrà come minimo mollare quelle due tra le tante cariche che detiene, e, negli auspici dell’amministrazione, quando sarà stato scongiurato il rischio di ricorsi degli esclusi contro questa scelta, speranza vana visto che sono già pronti.

Il documento varato in extremis dalla Giunta regionale dopo 2 mesi di guerra che hanno consumato tutto il margine di tempo previsto dalla legge per chiudere la vacatio, consultato in anteprima da AbruzzoWeb, mostra anche una serie di altre interessanti peculiarità.

In primis, dal 17 febbraio scorso la Giunta regionale aveva già deciso che nessuno dei 127 candidati alla carica che fanno tuttora parte del proprio elenco regionale andassero bene per guidare la Asl aquilana.

A quel giorno risale una nota, rimasta segretissima, del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, indirizzata al dipartimento per la Salute, che metteva nero su bianco la necessità di attingere a elenchi di altre regioni, “finestra” da cui è rientrato Tordera non potendo passare dalla “porta”, visto che non era nell’elenco nostrano.

Corollario: per due settimane è proseguito inutilmente, e in modo abbastanza ridicolo, il duello mediatico e politico al calor bianco tra i sostenitori del fatto che il nuovo dg dovesse essere un manager non aquilano, capeggiati dal sindaco, Massimo Cialente, che alla fine l’ha spuntata, e chi, invece, voleva un medico originario del territorio, come il consigliere regionale dem aquilano Pierpaolo Pietrucci e altri.

Altra peculiarità è che, dalla prima all’ultima delle cinque pagine che la compongono, la delibera non cita da nessuna parte, neanche in un inciso, neanche tra parentesi, il nome di Roberto Marzetti, ex manager dal 2003 al 2006, prima di cedere il testimone a Giancarlo Silveri che ha governato la Asl negli ultimi sei anni.

Marzetti, attualmente in pensione, è uno dei quattro saggi della sanità a disposizione di D’Alfonso con collaborazione gratuita: secondo quanto si è appreso, il suo affiancamento a Tordera è stato annunciato a voce dal governatore nel corso della seduta di Giunta e D’Alfonso ha fatto in modo che venisse redatto nel verbale, prima di farlo inserire nel comunicato stampa, ma non appunto nell’atto formale.

Un escamotage che potrebbe nascondere l’attuale impossibilità di attribuire un ulteriore incarico pur gratuito a Marzetti, nodo da sciogliere in qualche modo nei prossimi giorni.

A parte questo, la delibera si concentra in larga a parte a costruire uno scheletro legale sulla volontà di pescare il nuovo manager fuori regione a fronte di ben 127 nomi disponibili, prevista comunque dalla legge.

La speranza, di difficile concretizzazione, visto il clima di polemiche con cui si è arrivati alla scelta, è di evitare possibili contenziosi che potrebbero far fuori Tordera o quantomeno rallentarne l’insediamento, proprio in una fase cruciale dell’applicazione della riforma Lorenzin che taglia reparti a tutto spiano per trasformare la sanità da servizio ad azienda, priorità assoluta confermata ieri dal neo manager designato nella prima intervista a caldo ad AbruzzoWeb.

La già citata nota di D’Alfonso del 17 febbraio ammette, così, che la Giunta “non ha ravvisato, a un primo esame, in alcuno dei candidati idonei […] lo specifico profilo di esperienza manageriale e professionale maturata, richiesto per la situazione di particolare contingenza dell’Azienda sanitaria in questione”.

L’indomani, giovedì 18, su richiesta del presidente l’Avvocatura regionale emette un parere che evidenzia come la nomina del manager abbia “natura eminentemente discrezionale” e sia fondata su un “rapporto fiduciario intuitu personae”, richiamando tra le tante una sentenza del Tar Sicilia.

Come se non bastasse, un prudentissimo D’Alfonso ottiene un secondo parere legale anche da Romano Orrù, luminare del Diritto pubblico e docente dell’Università di Teramo, per il quale “risulterebbe arbitrario ogni tentativo di restringere” la portata della norma che dice dove pescare i nomi, la quale “non escluderebbe che possano essere presi in considerazione allo scopo della nomina di direttori generali di Asl anche elenchi analoghi di altre Regioni”.

Di qui l’apertura a Tordera, dell’elenco della Lombardia, nominativo e regione aggiunte a penna negli spazi bianchi della delibera di Giunta, a essere “individuato quale designato” prima della nomina vera e propria, con una deliziosa espressione in puro dalfonsiano.

Spetterà ora al dipartimento per la Salute guidato da Angelo Muraglia “acquisire preventivamente le dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e incompatibilità”, dopodiché “con successivo provvedimento si procederà alla nomina”.

Quanto alle assenze, si sgonfia ma solo un po’ la portata politica della “Giunta dimezzata” che ha varato un atto così importante a ranghi ridotti: degli assenti, sempre da quanto appreso, il vice presidente Giovanni Lolli, unico aquilano e perciò additato per l’assenza, era a Roma in un incontro sulle Attività produttive; Marinella Sclocco era impegnata in ospedale per un problema personale.

Alla fine l’unico vero problema politico è Di Matteo, che si è detto contrario e proprio per questo ha disertato la seduta, una bella patata bollente per D’Alfonso.

Chi invece c’era, e ha visto sconfitta la sua linea, è stato l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, pari del consigliere Pietrucci, che pure era sostenuto da 35 sindaci del territorio, dall’ordine dei medici e associazioni. Non è bastato per avere la meglio.