L’AQUILA – Primo maggio amaro e surreale per alcuni lavoratori precari della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, in un clima già molto difficile per l’emergenza Coronavirus che ha messo a nudo non soltanto in Italia i sistemi sanitari pubblici lasciati senza coperture economiche adeguate e personale.
La Asl ha infatti decurtato le ore, di norma del trenta per cento e quindi con il conseguente ridimensionamento dello stipendio, a diversi lavoratori e non ha rinnovato il contratto ad altri, cominciando di fatto una vera e propria politica di tagli e riduzioni con all’orizzonte il rischio, anzi, l’incubo, dei licenziamenti.
Senza che si possano avviare, alla luce della emergenza coronavirus, i concorsi che peraltro dopo uno stop di anni sono stati banditi nei mesi scorsi per la prima dotazione organica.
La doccia è arrivata ieri sera quando la situazione è precipitata dopo le rassicurazioni sugli interinali fornite poche ore prima a margine dell’incontro tra il direttore generale, Roberto Testa, il segretario generale della Cgil provincia dell’Aquila Francesco Marrelli, insieme a Anthony Pasqualone e Andrea Frasca, rispettivamente segretario Fp Cgil e segretario Nidil Cgil L’Aquila, e dopo il comunicato del consigliere regionale aquilano, Pierpaolo Pietrucci, che il giorno prima aveva tuonato contro la Asl in difesa dei lavoratori interinali.
“Mentre sottoscrive costose consulenze esterne, la Asl dell’Aquila non tutela i propri lavoratori interinali, alcuni dei quali rischiano di vedere il loro contratto, in scadenza a fine aprile, non rinnovato. Tutelare i lavoratori interinali della Sanità: in questa emergenza è un dovere morale e politico”, le dure parole di Pietrucci cui si erano aggiunte, a incontro concluso tra Cgil e manager, quelle più serene per ciò che a tutti gli effetti era sembrato uno scampato pericolo.
A rischiare, però, come si apprende da fonti sindacali, sono adesso le centinaia di lavoratori delle cooperative, figure che nella Asl provinciale, dopo il terremoto del 2009 e il successivo blocco del turn-over, sono state utilizzate per garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Da quanto emerso, inoltre, la “doccia gelata” ha colto di sorpresa sia i lavoratori che la cooperativa di appartenenza, costretta dalla Asl a sbrigarsi per comunicare una brutta notizia “arrivata senza alcun preavviso” ai lavoratori, in piena emergenza Coronavirus per cui nel mondo, dunque provincia aquilana compresa, si parla di potenziare i servizi sanitari.
Non a caso, le stragrande maggioranza delle risorse, svariati miliardi di euro, è finalizzata alle infrastrutture sanitarie, alle apparecchiature e al personale perché non ci si trovi scoperti in vista di ulteriori problematiche, come ad esempio le possibili rescrudescenze del Covid-19.
Un fatto che fa diventare ancora più amara la piega che ha preso il futuro occupazionale di questi precari, che molto spesso sono figure determinanti nei reparti in cui operano ma che hanno stipendi notevolmente al di sotto di operatori in pianta organica
PASQUALONE (FUNZIONE PUBBLICA CGIL), ”COSI’ RISCHIANO TUTTI I LAVORATORI PIU’ FRAGILI. TORNARE SUBITO A MONTE ORE PRECEDENTE”
“Siamo sicuramente sorpresi rispetto a queste notizie. Con il manager Testa avevamo appena affrontato la questione degli interinali, ma sempre nell’ambito di un discorso complessivo rispetto alla programmazione e alla gestione di tutte le risorse umane, comprese quelle delle cooperative sociali. Le sue dichiarazioni lasciavano intendere che proprio le risorse umane vanno valorizzate, ma, a distanza di poche ore, scopriamo che ci sono tagli sulla pelle di alcuni lavoratori più deboli che lavorano per la Asl. La preoccupazione, a questo punto, c’è. E se questo è il metodo, significa ci possono essere gravi ripercussioni su tutti gli altri lavoratori più fragili”, dichiara Anthony Pasqualone ad AbruzzoWeb.
“Il problema – continua l’esponente della Cgil – va affrontato in maniera complessiva, cercando di capire come si è arrivati a questa situazione. Sicuramente bisogna tornare subito al monte ore precedente, perché una riduzione delle ore non è solo riduzione dello stipendio, ma anche una riduzione del servizio ai cittadini. E con il ritorno graduale alla normalità dopo l’emergenza Covid-19, i servizi sanitari andranno ovviamente aumentati, non certo diminuiti o lasciati a ciò che erano prima dell’emergenza. Le liste d’attesa lunghissime non le abbiamo scordate”.
Secondo Pasqualone, “Va programmato, ad esempio, un allargamento delle fasce orarie da dedicare al pubblico. Con mesi di sospensione delle attività ordinarie, le liste di attesa, già bibliche, subiranno ulteriori ritardi. Quindi il personale va potenziato e non tagliato”.
“Bisogna comunque chiarire che sia gli interinali che i lavoratori delle cooperative sociali sono in una situazione di debolezza, anche se per i secondi è addiruttura peggiore rispetto ai primi, ma vanno tutelati tutti in ogni caso”, aggiunge. (red.)



