L’AQUILA – Monta la protesta contro la nomina, o sarebbe meglio dire designazione, di Rinaldo Tordera a direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Con il presidente della Regione Luciano D’Alfonso al centro del fuoco incrociato con, da un lato, le accuse del presidente della Commissione di Vigilanza e consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo e, dall’altro, il consigliere del Pd Pierpaolo Pietrucci, protagonista della fronda che per settimane ha chiesto, con scarso successo, che la scelta, per la nuova guida dell’azienda sanitaria, cadesse su un medico espressione del territorio.

Di “situazione paradossale, assurda che a tratti sembrerebbe comica ma da ridere sinceramente c’è ben poco visto che stiamo parlando della sanità regionale e del suo futuro sul quale si addensano nubi sempre più grigie” parla Febbo, mentre Pietrucci biasima la forma con la quale il governatore e il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente hanno confezionato la nomina e rompe apertamente con il primo cittadino di cui è stato a lungo capo di Gabinetto e il proprio presidente.

Il consigliere dem va giù duro: “Fare una deroga per scavalcare il gran numero di idonei, significa dichiararli non validi. O forse non sufficientemente fidati. A che è servito, poi, aspettare l’ultimo minuto utile per una scelta che era evidentemente decisa, molto ai limiti, da tempo?”.

Come svelato da AbruzzoWeb, infatti, il presidente aveva deciso già il 17 febbraio scorso che non avrebbe attinto dall’elenco dei 127 idonei il nome del nuovo manager: una nota indirizzata al dipartimento per la Salute metteva nero su bianco la necessità di attingere a elenchi di altre regioni, “finestra” da cui è rientrato Tordera non potendo passare dalla “porta”, visto che non era nell’elenco nostrano ma in quello lombardo.

“La nomina – accusa Febbo – di fatto non ancora ufficiale in quanto ad oggi la delibera di giunta risulta, come spesso accade sotto il governo D’Alfonso, secretata. Tra l’altro il provvedimento sancirebbe una semplice designazione e non una nomina a tutti gli effetti che, ragionando sempre e solo per ipotesi, sarà ratificata successivamente all’avvenuta dimostrazione della mancanza di cause di incompatibilità. Oggi come ieri isomma si conferma un modo di fare illogico basato su chiacchiere, annunci e spot mentre documenti, provvedimenti e delibere restano inspiegabilmente, e contrariamente ai principi della trasparenza, oggetti misteriosi”.

“Ritengo inaccettabile quanto sta accadendo – continua Febbo – come è altresì assurda la decisione, sempre ipotetica, presa dal presidente della Giunta, di affiancare al nuovo direttore Asl addirittura la figura di un tutor, manco fosse uno studente con problemi di rendimento scolastico. Per questo delicato e innovativo ruolo sarebbe stato scelto Roberto Marzetti che faceva parte del gruppo dei saggi voluti da D’Alfonso per affiancarlo nelle decisioni fondamentali per il futuro dell’Abruzzo. Peccato però che l’incarico a titolo gratuito dell’ex manager Asl sia scaduto e che, stando alla normativa vigente (decreto legge n.95 del 2012), non possa essere né prorogato né rinnovato. Avvierò – conclude Febbo – tutte le procedure per ristabilire la massima chiarezza e soprattutto la massima trasparenza. È chiaro che di fronte ad atti secretati e nomine discutibili di tutor convocherò Commissione Vigilanza e di tutela”.

“Ritengo che la forma di questa nomina, in modo in cui il presidente della Regione e il sindaco dell’Aquila l’hanno confezionata, non sia un buon segnale – argomenta Pietrucci – per i doveri di trasparenza che la politica deve ai cittadini, per la necessità di condivisione delle scelte con le comunità locali e i suoi rappresentanti istituzionali, a cominciare dal gran numero di sindaci che ha sostenuto la mia battaglia, per il rispetto che si sarebbe dovuto ai professionisti, faccio riferimento ai medici e a tutti gli operatori sanitari, che sono la fortuna della Asl 1”.

“Fare una deroga per scavalcare quel gran numero di idonei, significa dichiararli non validi – sottolinea – O forse non sufficientemente fidati. A che è servito, poi, aspettare l’ultimo minuto utile per una scelta che era evidentemente decisa, molto ai limiti, da tempo? La riforma regionale incombe, e si è perso del tempo prezioso”.

“Mi è sembrato giusto, perciò non me ne pento, portare alla luce tutte le evidenti contraddizioni di questa vicenda, a costo di andare incontro a una più che probabile delusione – spiega Pietrucci – Credo che tutti i grandi cambiamenti, la storia ce lo insegna, comincino così, con le battaglie da combattere sui principi e il sano disprezzo dei rischi e dei calcoli. E che la gestione delle nostre aziende pubbliche, il rapporto tra chi le guida e la politica, abbiano bisogno di un grande cambiamento. Se non di una rivoluzione. Non serve infiocchettare tutto con narrazioni che parlano di manager e competenze esterne, perché i cittadini non sono certo sprovveduti. Riconoscono il modo di fare gattopardesco, quello che facendo finta di cambiare tutto non cambia niente”.

“In ogni caso non sarà lasciata cadere la risorsa che è nata da questo confronto, e che è in buona sostanza la nuova consapevolezza che abbiamo, che su scelte strategiche si può coagulare consenso e condivisione di sindaci e amministratori nell’interesse del territorio – prosegue – Che il territorio è in grado di esprimere una voce chiara e unitaria. Non si potrà ignorarlo, in futuro, e non potrà ignorarlo il dottor Tordera, che incontrerò al più presto assieme ai rappresentanti dei medici e del territorio anche per valorizzare un lavoro che avevo portato avanti assieme all’assessore Paolucci e che purtroppo si è interrotto negli ultimi due mesi, quando si sono accesi gli animi di chi era interessato esclusivamente alla nomina del manager”.  

“Stimolo, e anche controllo. Abbiamo davanti scelte troppo importanti, a cominciare dalla riduzione delle liste d’attesa, dal rapporto con l’Università, l’aumento della mobilità attiva e di una voce forte al tavolo della riforma, per affrontarle disattenti e a cuor leggero. L’Aquila e il suo territorio mai come ora hanno bisogno di essere aiutate e sostenute, anche nei confronti di chi, al vertice della politica regionale, pare dimenticarsene spesso e troppo facilmente”, conclude. (red.)