L’AQUILA – “Voto sufficiente”. Con 15 obiettivi raggiunti, 5 non centrati, insufficienze per quanto riguarda l’edilizia sanitaria e le liste di attesa.
Questa la pagella formulata dal tavolo ristretto dei sindaci, del direttore generale dell’Azienda sanitaria locale numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, a conclusione della riunione che ha formalizzato il parere obbligatorio sull’operato del manager in bilico nonostante sia forte di un contratto fino al 2018.
Componenti del tavolo sono Giovanni Di Pangrazio sindaco di Avezzano, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di Castel di Sangro, Umberto Murolo, di Sulmona, Giuseppe Ranalli, e il vice sindaco di Barisciano, Giuseppe Calvisi.
La pagella sarà ora inviata alla Giunta regionale a cui spetterà il verdetto finale, in base alla procedura dello spoil system, al di là del parere del comitato ristretto.
Un decisione che dipenderà anche e soprattutto dalla eventuale riforma della sanità abruzzese che prevede l’accorpamento delle 5 Asl i due soli enti, o addirittura in un ente unico.
Tra i componenti del tavolo, il più severo il sindaco dell’Aquila Cialente, che non ha mai fatto ministro di voler bocciare il manager Silveri.
“Premesso che non siamo noi sindaci a decidere delle sorti del manager – ha commentato – oggi ho confermato le mie perplessità in relazione alla condizione dell’edilizia sanitaria in particolare a Sulmona e Avezzano, e soprattutto per le lunghissime liste di attesa, cosa gravissima. Due aspetti che rappresentano limiti nell’operato di Silveri, contro cui, voglio sottolineare, non ho nulla di personale”.
Più di manica larga, invece, il sindaco di Avezzano Di Pangrazio, del Pd come Cialente ma di visioni molto diverse.
“È stata una bella discussione, e molto impegnativa – ha affermato – Alla fine abbiamo trovato un accordo su un voto di sufficienza. Ai 14 obiettivi raggiunti da Silveri, va aggiunta anche la sua disponibilità nei confronti dei territori e dei sindaci e la sua capacità di dialogo e ascolto. Mi auguro che la Regione faccia la sua scelta alla luce delle nuove strategie della politica sanitaria, dando peso alle competenze e non all’appartenenza partitica”.



