CHIETI – Il prossimo sabato 13 giugno Francesco Zavattaro lascerà la direzione generale dell’Azienda sanitaria locale numero 2 di Lanciano-Vasto-Chieti.

La decisione, annunciata nei giorni scorsi in un polemico incontro con la stampa, è ufficiale dopo che il presidente della Regione nonché commissario ad acta della sanità, Luciano D’Alfonso, ha accettato le dimissioni scritte recapitate dal manager.

Un placet, quello del governatore, che era decisivo, visto il ridotto preavviso dell’addio.

“Come ho detto in tante occasioni, ho denunciato che questa Asl non è stata adeguatamente supportata dalla Regione – spiega Zavattaro – così mi sono ritrovato ad avere tre problemi fondamentali: l’ospedale di Chieti che ha due corpi da 11 piani ciascuno non idonei, ancora non è stato completo il trasferimento delle attività, ma si è continuato a lavorare e non c’è soluzione; l’ospedale di Guardiagrele è chiuso per la Regione ma non per il Tar e 100 lavoratori pesano a carico della Asl senza che l’ente lo riconosca; infine, gli strascichi derivanti dalla complessa vicenda del fallimento del gruppo Villa Pini”.

Tre fattori che, per Zavattaro, “comportano un aggravio di costi e nessuna risposta c’è stata da parte dell’amministrazione regionale. Non sono abituato ad avere difficoltà con gli utenti e i lavoratori – conclude – se c’è qualcuno più bravo di me venga pure”.

Su alcune contestazioni del dirigente al momento di annunciare l’addio il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza, aveva annunciato di voler presentare un esposto alla procura della Repubblica.

Segnatamente, per approfondire  la rivendicazione di “troppa ingerenza che avrebbe avuto il presidente D’Alfonso nella gestione della Asl” o ancora la “terra bruciata intorno al manager nell’ultimo anno”.

Pesa, sull’addio, anche la vicenda del nuovo ospedale che D’Alfonso aveva annunciato inizialmente di voler costruire in una zona tra Chieti e Pescara, chiamata con una metafora infelice “la striscia di Gaza”, salvo poi cambiare orientamento, secondo i maligni in vista delle elezioni amministrative nella città teatina alle quali il piano originario avrebbe causato un brusco calo di consenso alla coalizione di centrosinistra.

Nei giorni scorsi la Giunta, riunita in seduta straordinaria proprio presso l’ospedale, ha delibato la “ricostruzione potenziata” del presidio: una decisione che per il centrodestra è carta straccia, proprio perché si tratta di delibazione e non deliberazione che comporta impegni precisi anche a livello di spesa.