SANTO STEFANO DI SESSANIO – Per il secondo anno consecutivo si svolge a Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) la mostra “Condivisione di affetti”, in programma per tutta l’estate fino al 30 settembre prossimo.
Questo evento, ripetuto dopo il successo dello scorso anno, è il frutto della collaborazione tra la Galleria degli Uffizi di Firenze, l’associazione “Amici degli Uffizi”, il Comune di Santo Stefano e il Comune fiorentino.
L’organizzazione della mostra in questo luogo prende spunto dal secolare legame che lega il borgo abruzzese alla città di Firenze sin dal 1579, quando l’allora granduca di Toscana Francesco de’ Medici acquistò i possedimenti che comprendevano anche il borgo di Santo Stefano.
Un legame che era ben espresso dalla Torre Medicea, crollata in seguito al terremoto, simbolo del paese aquilano, che porta il nome dell’illustre famiglia fiorentina.
Articolata in tre diversi edifici del paese, l’esposizione è organizzata in altrettante tematiche della vita rurale: il paesaggio, i mestieri della vita montana e quelli della vita contadina, legati tutti da un filo conduttore: la natura come protagonista assoluta, con l’uomo che viene relegato al ruolo di semplice comparsa.
Le tele esposte, in gran parte del Cinquecento e Seicento, sono opere soprattutto di artisti stranieri: olandesi, fiamminghi, francesi, tedeschi, ma non mancano anche i pittori italiani.
Ritraggono paesaggi lussureggianti, vivida testimonianza della bellezza della natura mediterranea che rimase impressa nelle menti di questi artisti venuti d’oltralpe, e scene tipiche della vita rurale e di campagna, come, per esempio, dei cacciatori che si riposano da una battuta di caccia, viandanti lungo i sentieri, balli di contadini e altro ancora.
A fianco di queste tele sono stati messi in mostra anche reperti romani, i quali illustrano i sentimenti degli antichi verso gli stessi temi trattati nei quadri esposti.
Questa interessante mostra potrebbe suggerire una riflessione sui tempi passati, ma allo stesso tempo su quelli presenti e, come afferma il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, “coltivando nel cuore l’auspicio che la nobiltà austera del passato possa rivivere in virtù di una cultura più saggia e consapevole”.





