L’AQUILA – Le foglie hanno cominciato a cambiare colore e le giornate si sono accorciate sempre di più. Questo vuol dire che l’autunno è arrivato e che, anche se le temperature ancora non lo danno a vedere, si può dire definitivamente addio alla stagione estiva.
A conferma di tutto ciò anche il fenomeno dell’equinozio che, con il sole posto per pochi istanti all’intersezione tra eclittica ed equatore terreste, è avvenuto proprio la notte scorsa, alle 2.29 ora italiana, determinando così in Italia il graduale arrivo dei flussi atlantici e, quindi, di condizioni meteorologiche meno stabili rispetto alla stagione appena trascorsa.
Termine di origine latina, da aequi-nox che vuol dire “notte uguale”, l’equinozio si verifica due volte l’anno, nei giorni che, astronomicamente parlando, segnano l’inizio della primavera e, appunto, dell’autunno e, come per tutti i fenomeni astronomici, nei secoli ha dato origine a innumerevoli credenze, miti e feste di stampo folkloristico.
Se quindi dal punto di vista scientifico si tratta semplicemente della posizione del sole allo zenit dell’equatore che determina la durata quasi esatta di ore di luce e di buio nel corso della giornata, nella memoria delle antiche popolazioni celtiche, l’equinozio autunnale veniva festeggiato con il nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti.
Nell’antica Grecia, invece, nel giorno dell’equinozio si celebravano i grandi misteri elusini, riti misterici che rievocavano il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra, che regolava i cicli vitali della terra.
La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto per la perdita della figlia, decise di rendere sterili le terre fino al suo ritorno, quello che, in sostanza, viene ciclicamente rivissuto ogni autunno quando gli uccelli iniziano la migrazione verso i luoghi più caldi o altre specie iniziano a fare le scorte per il letargo o, ancora, cambiano la pelliccia in vista della transizione verso il freddo e arido semestre successivo.



