L’AQUILA – Aquilani e abruzzesi manganellati dalla Polizia nella loro città per la prima visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo aver contestato con lancio di uova e sampietrini.

Questo l’esito dell’evento-lampo con il premier, talmente improvvisato che ha presentato numerose e grandi falle nell’organizzazione logistica e in quella della sicurezza e un bilancio di 3 feriti, 2 tra i manifestanti picchiati e una poliziotta che nella calca è finita contro i puntellamenti della scuola De Amicis.

Vista l’aria pesante, Renzi ha disertato la prima delle due annunciate tappe, la visita a palazzo Fibbioni, nuova sede centrale del Comune capoluogo, dopo che un centinaio di manifestanti, principalmente dei gruppi contrari alla realizzazione dell’impianto petrolifero Ombrina Mare 2, ha forzato il blocco in via Zara, sfociando lungo via San Bernardino.

Le forze dell’ordine hanno risposto portando due blindati e respingendo lentamente l’ondata.

A quel punto le autorità si sono trasferite a piedi lungo il corso principale della città al Gran Sasso Science Institute, sede del secondo evento, in viale Crispi.

Circa 500 persone tra cui molti manifestanti, dietro le transenne con il presidio controllato da cinque mezzi blindati e da decine di rappresentanti delle forze dell’ordine.

In mezzo al folto gruppo anche tanti cittadini venuti per vedere Renzi. Tra i manifestanti, che hanno intonato cori di critica, i comitati contro le trivelle, quelli contro la realizzazione del metanodotto, e il comitato 3e32 sorto dopo il terremoto.

Pesanti i toni usati per gli slogan intonati contro il premier. “Renzi, Renzi fuori dall’Abruzzo”, “non vogliamo le trivelle” “non vogliamo i metanodotti” “non vogliamo le lobby” “non ci piace lo Sblocca Italia che devasta i territori”, “vogliamo la ricostruzione dell’Aquila”, alcune delle affermazioni delle persone scese in piazza.

E questa seconda contestazione, più concitata della prima, si è conclusa con la carica di una ventina di celerini e le manganellate.

Che hanno tristemente riportato alla mente quelle prese a Roma il 7 luglio 2010 quando 5 mila aquilani violarono la “zona rossa” delle istituzioni.

Alla fine il premier è entrato da un ingresso secondario nell’edificio che ospita il Gssi, lo stesso da cui si è dileguato dopo aver sentito gli interventi delle categorie e delle istituzioni e dopo aver parlato per circa 22 minuti.

Due le dichiarazioni principali del primo ministro. In primis, l’impegno a combattere la battaglia contro l’Europa per evitare la restituzione delle tasse sospese nei primi mesi post-sisma.

In secundis, degli innovativi “contratti di sviluppo” per 15 territori del Mezzogiorno, tra cui l’Abruzzo, dove far confluire anche esigenze aquilane.

Alla fine, Renzi ha promesso che tornerà tra un anno a fare il punto della situazione.

LE DUE NOVITA’

TASSE: “IMPEGNO PER BATTAGLIA CON L’EUROPA”

“Continueremo a battagliare a livello europeo per la questione delle tasse, prendo questo impegno”.

Questa la grande promessa fatta all’Aquila nella sua prima visita dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sul tema caldissimo della restituzione delle tasse sospese nei primi mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Una recente nota dell’Unione europea è tornata a sollecitare la restituzione immediata e senza sconti, al contrario di una legge dello Stato che fissa la dilazione in 10 anni e l’abbattimento al 40% del totale.

Secondo alcuni scenari la rivendicazione comunitaria dovrebbe riguardare le sole 115 aziende che superano la cosiddetta soglia ‘de minimis’ per un totale di 100 milioni di euro da restituire, ma in base a interpretazioni diverse il balzello potrebbe estendersi anche a 7 mila partite Iva.

Nell’uno e nell’altro caso, sarebbe una mazzata per i territori terremotati, ecco perché l’annuncio di Renzi, in prima persona, è stato accolto da un applauso.

“A esser chiari, va bene l’applauso, ma ‘rigore è quando arbitro fischia’, lo diceva il grande filosofo Vujadin Boskov”, ha aggiunto, parafrasando con prudenza l’ex allenatore della Sampdoria.

“Purtroppo la vicenda è andata come sappiamo, sarebbe stato meglio gestirla fin dall’inizio in modo diverso – ha proseguito – adesso cercheremo di metterci una pezza nelle forme e nelle modalità che saremo in grado di utilizzare”.

“Idem dicasi per la questione dei ragazzini e dei bambini orfani (si chiede un sussidio pensionistico, ndr), idem dicasi per la questione della trasparenza (white list di aziende affidabili, ndr), cioè per i punti lasciati aperti. Vorrei garantire che c’è un impegno costante”.

“CONTRATTI PER IL MEZZOGIORNO, ABRUZZO SIA IL PRIMO A FINE 2015”

“Oggi abbiamo un pezzo d’Italia che cresce più del 2% e un altro ancora in negativo. Manca al positivo il Mezzogiorno, i tanti Mezzogiorno d’Italia. Faremo un grande masterplan diversificato per ogni territorio”.

Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato una novità a livello nazionale nella sua visita all’Aquila che, secondo i suoi auspici, dovrebbe avere ripercussioni anche per il “cratere” sismico e l’Abruzzo in generale.

“Divideremo il Mezzogiorno in 15 territori. L’Abruzzo, il Molise, la Basilicata come Regioni, le città metropolitane, Bari, Cagliari, Palermo, Catania e Reggio Calabria, poi Taranto per le sue caratteristiche particolari e poi Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna”, ha elencato.

“Come governo firmeremo una sorta di patto, ci diciamo che cosa facciamo e ci diamo dei tempi – ha precisato – L’intesa da firmare con i presidenti si basa sul ‘tu mi dici che cosa fare’, riferito alle Regioni, e noi del governo facciamo il punto dopo 1 anno con una intesa che dura 2 anni”.

Poi Renzi ha ammesso che “mi piacerebbe che l’Abruzzo fosse uno dei primi a firmare perché le carte in tavola ci sono. Ci infiliamo tutte le questioni dell’Aquila – ha concluso – e a questo punto, con una chiarezza di messaggio all’esterno, se si fa una strada si dice quando, in che tempi, con che ribasso e chi controlla”.

“Di qui a un anno sarò di nuovo all’Aquila, sempre non scenografico, per fare il punto sui cantieri aperti, mentre per fine 2015 lancio il guanto di sfida a Luciano (D’Alfonso, ndr) per firmare il prima possibile questo contratto”, ha concluso prima di lasciare il capoluogo abruzzese. (alb.or.)

I FERITI

“Durante momenti di tensione che si sono verificati oggi pomeriggio all’Aquila una donna poliziotto è rimasta ferita al volto riportando fratture multiple al setto nasale”.

Si legge in una nota della segreteria del Questore del capoluogo abruzzese, Alfonso Terribile, diffusa in serata, che fa il bilancio dopo gli scontri di oggi in occasione della visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con lanci di uova e sampietrini da parte dei manifestanti e manganellate della polizia.

“La donna è stata spinta durante uno dei due tentativi, posti in essere da numerosi appartenenti al mondo anarcoinsurrezionalista provenienti da altre province della regione – è scritto ancora – di sfondare con violenza i cordoni delle forze dell’ordine posti a tutela di zone e obiettivi considerati sensibili”.

NESSUN FERMATO; TRA I FERITI LOLLI JR

Nessun fermato da parte delle forze dell’ordine in relazione agli scontri tra polizia e i manifestanti all’Aquila.

Si è appreso da fonti delle stesse forze dell’ordine che, dopo la carica delle forze anti-sommossa e le manganellate, hanno cercato il dialogo con i contestatori.

Il bilancio degli scontri è di tre feriti. In seguito alla carica alla villa comunale sono rimasti feriti due manifestanti che si sono fatti medicare in ospedale.

Tra questi Mattia Lolli, esponente del Comitato 3e32, figlio del vice presidente della Giunta regionale, Giovanni, quest’ultimo invece ha denunciato di essere stato lambito da un sampietrino lanciato da un contestatore non aquilano, peraltro di sua conoscenza.

“Non sono preoccupato per mio figlio, lui ha le sue idee e io le mie, preferisco avere un figlio che contesta piuttosto che uno che sta a casa”, ha detto poi Lolli ai microfoni di AbruzzoWeb.

La circostanza dei ferimenti è stata riferita al premie Renzi dal consigliere comunale di opposizione di Appello per L’Aquila che vogliamo, Ettore Di Cesare, che poi lo ha evidenziato anche al sindaco, Massimo Cialente.

I due contestatori feriti si aggiungono alla poliziotta che ha riportato la rottura del setto nasale e che ha ricevuto la solidarietà del premier.

Una quarta persona, in occasione della prima contestazione, vicino a palazzo Fibbioni, ha accusato un malore ed è stata trasportata in ospedale.

SINDACATO POLIZIA: “NON SIAMO MANGANELLATORI”

“Il bilancio di questa giornata è che la Polizia passa come ‘manganellatrice’ ma alla fine siano noi che ci lecchiamo le ferite. Siamo vicini alla collega e a tutte le forze dell’ordine che hanno saputo controllare le ‘contestazioni’ con il consueto ‘equilibrio’”.

Lo dice il rappresentante del Coisp L’Aquila, Santino Li Calzi, commentando i momenti di tensione tra forze dell’ordine e manifestanti che hanno preceduto l’arrivo nel capoluogo del presidente Renzi.

“Stridono le notizie di stampa che parlano di scontri tra manifestanti e polizia, e crea dispiacere, siamo aquilani anche noi, che si dica: la Polizia ‘carica gli aquilani’, anche perché così non è”.

“Giuste o sbagliate che siano, le contestazioni devono essere esercite nei limiti consentite dalle norme – conclude Li Calzi – e le forze dell’ordine devono garantire ai cittadini di esprimersi liberamente e allo stesso tempo mantenere l’ordine e la sicurezza”. (alb.or.)

L’INTERVENTO DI RENZI

“QUI ORA CHE SO. NO AGLI SHOW, SI’ ALLE QUESTIONI OPERATIVE”

“Abbiamo detto che deve essere una riunione di lavoro e vorrei davvero concepirla come tale. Giovanni Legnini ha cambiato vita, ma Paola De Micheli sembra essere ancora più abruzzese di lui. Mi ero preso un impegno, non metto piede all’Aquila finché non mi è chiaro lo scenario – ha detto Renzi in avvio – In passato è capitato di far prevalere l’aspetto scenografico alla risoluzione del problema. Continuare a fare visite all’Aquila senza aver avuto chiaro il complessivo sarebbe stato quantomeno discutibile da qualsiasi presidente”.

“Abbiamo atteso la delibera Cipe, la conversione del decreto con questo meraviglioso articolo 11 e ora possiamo mettere le carte in tavola per una riunione operativa – ha aggiunto – No agli annunci shock, agli show, alle comparsate e alla mediatizzazione dell’Aquila che è stata già troppo mediatizzata, anche se farci il G8 è stata una buona idea. Sì, invece, alle questioni operative”.

Tra gli altri passaggi, Renzi ha fatto notare che “i denari ci sono, ora abbiamo la preoccupazione di far partire tanti cantieri e di farli bene. È un atto dovuto della comunità italiana all’Aquila, non basta essere genericamente commossi – ha sottolineato – ma occorre avere la determinazione e la tenacia di seguire queste vicende giorno dopo giorno”.

“L’ITALIA E’ IN RIPRESA, MA L’AQUILA NO”

“Non si può risolvere tutto con la bacchetta magica ma i segnali di ripresa ci sono e vanno colti”, ha detto poi il presidente del Consiglio, aggiungendo tuttavia che “a fronte di questo, i numeri sull’Aquila mi preoccupano soprattutto sulla cassa integrazione che è in controtendenza rispetto a tutto il resto del Paese”, come illustrato in avvio a nome delle sigle sindacali dal segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti e, a nome degli imprenditori, dal direttore di Confindustria L’Aquila, Carlo imperatore.

“Sull’Aquila dobbiamo monitorare giorno dopo giorno costantemente con Paola De Micheli e i parlamentari come Stefania e Federica, anche se è pescarese ma nessuno è perfetto”, ha concluso con un’altra battuta alludendo a Stefania Pezzopane del Pd e Federica Chiavaroli di Ncd, entrambe presenti in sala.

“SPIACE PER MANGANELLATE, SOLIDARIETA’ A POLIZIOTTA” E DI CESARE CONTESTA

“Sono molto dispiaciuto per ciò che accade in questi casi, esprimo tutta la solidarietà all’agente a cui è stato ferito il setto nasale all’inizio delle contestazioni. È legittimo esprimere il dissenso su Ombrina, sull’Aquila e su altre realtà”.

Così il premier Matteo Renzi sulle manganellate subìte oggi all’Aquila da alcuni manifestanti che avevano lanciato uova e pietre.

“Una parte dei contestatori era legata al Teramo in serie D, vi segnalo che la Fiorentina in B c’è stata per caso. C’è chi contesta per Ombrina o per altre questioni”, ha aggiunto, anche se non si sono visti manifestanti per le vicende sportive teramane e quella di Renzi è stata più che altro una battuta.

A quel punto il consigliere comunale di Appello per L’Aquila che vogliamo Ettore Di Cesare ha fatto notare che anche sulla ricostruzione ci erano state contestazioni e cariche, di qui il premier che si è detto dispiaciuto e gli ha detto: “Venga, nessuno la vuole manganellare, dato che è consigliere e rappresentante delle istituzioni esprimerà con me solidarietà alla poliziotta ferita”. (alb.or.)

GLI INTERVENTI

CIALENTE: “DA QUESTO GOVERNO SOLDI E NORME, ORA PERSONALE”

“Si tratta di una riunione di lavoro che avevamo organizzato diversamente ma che vede qui riunita tutta la classe dirigente del ‘cratere’ – ha detto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nel suo intervento rivolgendosi direttamente a Renzi – Ci siamo rimboccati le mani, mi devi credere. Dal 1° gennaio 2010 a oggi siamo passati da 50 mila a 10 mila persone sfollate, credo sia un record. La periferia è ricostruita per il 95%”.

“Questo governo ci ha risolto quasi inaspettatamente il problema dei fondi, ci ha dato copertura per 5,1 miliardi. Non sai che cosa significa per noi, ne siamo estremamente riconoscenti ma ce li stiamo anche meritando”, ha aggiunto poi.

Venendo alle nuove norme, per Cialente “una dimenticanza grave è quella degli orfani del terremoto, per i quali non è previsto alcun trattamento pensionistico. Abbiamo soldi e norme, ora non abbiamo il personale – ha avvisato poi – Perdere i precari che lavorano con noi fin da dopo il terremoto sarebbe una battuta d’arresto”.

Quanto all’economia delle zone terremotate, il sindaco ha ricordato che “abbiamo avuto la zona franca e il de minimis, abbiamo firmato contratti di sviluppo e attirato aziende, ma una delle cose che ci ha aiutato è stata la sospensione delle tasse. Se il territorio dovesse perdere questa liquidità da 100 milioni di euro (da restituire come vuole l’Europa, ndr) sarebbe una follia. So l’impegno che ci stai mettendo”, ha evidenziato.

“Grazie a quello che avete fatto, nel 2017 completeremo l’asse centrale e vorrei che venissi a vedere quanto è bella L’Aquila – ha concluso Cialente sempre rivolto al presidente del Consiglio – Stiamo anche risparmiando il 20%, forse la più grande opera pubblica italiana verrà fatta anche risparmiando”.

D’ALFONSO: “ORA PROCEDURE PIU’ PRECISE”

“Grazie presidente per esserti mosso in una giornata impegnativa, avevamo pensato a una giornata di lavoro e così si sta configurando”, ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

“Possiamo scrivere che L’Aquila e il ‘cratere’ dispongono di 6 miliardi di euro, così non era in passato – ha ricordato poi – Quando abbiamo preso contezza di questa significativa consistenza finanziaria abbiamo detto che ora si può cominciare a lavorare”.

Secondo il governatore, “adesso dobbiamo fare sì che la competenza si trasformi in cassa in modo che non ci siano interruzioni nell’attività di cantiere, l’ho imparato da sindaco di Pescara”.

“Abbiamo 6 miliardi, adesso dobbiamo chiedere precisazioni procedurali. La legge organica deve fare in modo che non ci sia ogni volta un’emergenza quando si pone un problema non previsto – ha concluso – e contenere facilitazioni senza rinunciare al rigore che questa città si è imposta”.