PESCARA – Interrogatorio breve per Luigi De Fanis. L’ex assessore, infatti, di fronte al gip Maria Carla Sacco, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
A chi gli chiedeva come si sentisse l’ex assessore ha risposto: “sto bene, sicuro e ho fiducia nella magistratura e nei miei avvocati”.
Uno dei suoi legali, intanto, Massimo Cirulli, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari.
Secondo l’avvocato, anche alla luce delle dimissioni di De Fanis, “sono venute meno le esigenze cautelari, ammesso che esistessero”.
Insieme all’ex assessore, finito agli arresti domiciliari nell’inchiesta su presunte tangenti per alcune manifestazioni culturali, è stata interrogata anche la sua segretaria Lucia Zingariello, finita ai domiciliari pure lei da martedì scorso. Anche lei si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La donna si è subito allontanata evitando i giornalisti.
In tribunale anche gli altri due indagati: Rosa Giammarco, responsabile dell’Agenzia per la promozione culturale della Regione e il legale rappresentante di una onlus del Vastese, Ermanno Falone.
I quattro sono accusati, a vario titolo, di concussione, truffa e peculato. L’inchiesta del procuratore capo Federico De Siervo e del pm Giuseppe Bellelli su presunte tangenti e manifestazioni culturali ha preso il via dalla denuncia del musicista Andrea Mascitti.
L’avvocato Pennetta ha spiegato che Falone è finito dentro l’inchiesta perché “è presidente dell’associazione e voleva promuovere sul territorio di Vasto l’associazione stessa ed anche la sua persona in quanto è stato candidato alle elezioni amministrative di due anni prima. Voleva promuovere la sua persona e la regione Abruzzo in vari eventi anche nazionali”.
A proposito del presunto giro di soldi che passavano per l’associazione, l’avvocato Pennetta ha detto che Falone “non sa assolutamente nulla” e a chi gli ha fatto notare che il suo assistito è il presidente dell’associazione e non poteva non sapere “si sta applicando – ha risposto – lo stesso principio che si applica a Berlusconi: non può non sapere. Falone semplicemente ha organizzato questo evento, a fronte delle fatture emetteva l’assegno. Lui non sa assolutamente altro”.
Alla domanda se Falone era una ‘testa di legno’, mentre in realtà comandava De Fanis, il legale ha risposto così: “questo lo valuteremo fino in fondo. Alla fine uscirà fuori quelle che deve uscire”.




