L’AQUILA – Sì alle proposte di urbanistica concertata con i cittadini, no alla piena discrezionalità della gente, decisamente no alla pianificazione “on demand” dei commissari ad acta.

Il giorno dopo l’intervento dell’avvocato aquilano Rodolfo Ludovici sulle aree bianche, quelle a vincolo urbanistico decaduto che se il Comune non normerà nuovamente saranno destinate appunto a essere commissariate, così torna a esprimersi l’assessore regionale all’Urbanistica Gianfranco Giuliante, che coglie alcuni “utili spunti” da quanto scritto ieri da Ludovici ad AbruzzoWeb ma anche, per certi aspetti, una “posizione demagogica”.

“Anche se in tale discussione – premette Giuliante – manca solo l’interlocutore privilegiato (il Comune, ndr) in capo al quale è posta, prima di altri, la competenza di definire le finalità, le strategie e, se vogliamo, l’individuazione dei meccanismi e delle risorse per raggiungere gli obiettivi generali che l’azione della pubblica amministrazione, non ci si può sottrarre a valutare complessivamente la bizzarra situazione creatasi dopo gli eventi dell’aprile 2009”.

“Occorre, però premettere, rispondendo sempre all’avvocato Ludovici – prosegue – che è poco più che scontata la impossibilità di reiterare i vincoli preordinati alla espropriazione delle aree per servizi pubblici tanto che nella nostra presa di posizione non v’é cenno a tale recondita possibilità”.

“Invece si discute, questo si – continua l’assessore – della inopportunità di pervenire a un diffuso ridisegno del territorio comunale urbanizzato ed edificato, cioè una vera e propria variante generale al Prg, attraverso numerosi azioni episodiche, disorganiche ed incongruenti, non supportate da alcuna analisi o valutazione e, se possibile, senza neanche seguire quelle procedure di verifica preliminare alle decisioni che pure le norme comunitarie, statali e nazionali non solo invocano ma rendono prescrittive in condizioni ordinarie e straordinarie”.

“Circa gli strumenti posti  a disposizione dei soggetti istituzionali, leggasi Comune, e non dei privati cittadini,  ai quali è consentita la proposta e la partecipazione ai processi, non la piena discrezionalità delle scelte e degli obbiettivi da perseguire – ammonisce Giuliante – si concorda pienamente sulla opportunità offerta dalle nuove (relativamente) forme di condivisione e concertazione previste più dalla dottrina e dalla esperienza che dalla vigente legislazione”.

“Non sfugge all’avvocato Ludovici – aggiunge il politico – e neanche al sottoscritto che strumenti quali i programmi integrati, i piani di riqualificazione ed altri innumerevoli piani/programmi, distinti solo dalla denominazione più che dai contenuti, offrono occasioni di incontro tra le necessità pubbliche e le aspettative private, ma resta indiscutibile la necessità di ordinare le ipotesi di sviluppo degli Enti locali in disposizioni strategiche di inquadramento generale che rispondano a criteri di logica organizzazione del territorio”.

“Sulla tipologia di tali strumenti – continua Giuliante – è possibile discutere ampliamente: può essere un piano strutturale, non previsto dall’attuale ordinamento regionale ma già proposto dal Comune dell’Aquila e lasciato nei cassetti, può essere un documento direttoriale o un documento di criteri ed indirizzi, come nel caso della ricostruzione, ma rimangono in ogni caso nella piena, assoluta e indiscutibile competenza dell’amministrazione comunale e, nello specifico, del Consiglio comunale”.

Secondo l’assessore, “qui l’azione dei privati cittadini per quanto al centro delle scelte della ‘politica’, non può che essere di supporto e stimolo, ma non certo sostitutiva del diritto/dovere del Comune di operare le scelte generali inerenti il proprio territorio, come lascerebbe intendere la posizione, forse un po’ demagogica, assunta dall’avvocato Ludovici”.

“Proprio per tale ragione appare ancor più inconcepibile perseguire le pur legittime aspettative dei cittadini attraverso un singolare meccanismo “on demand” posto in capo ad un solo soggetto (un commissario) disconoscendo procedure, forma, partecipazione e, soprattutto, le direttive e gli indirizzi del soggetto istituzionale (presidente della Regione/commissario alla ricostruzione) che gli ha conferito le funzioni in base alle quali opera: resta soltanto da aggiungere che, a parte tutto, stiamo discutendo di una situazione patologica resa anche paradossale dall’atteggiamento dolosamente remissivo del Comune”, conclude Giuliante.

ARTICOLI CORRELATI:

LUDOVICI, ”L’URBANISTICA VA CONCERTATA”