L’AQUILA – “Se il partito chiama sono di nuovo pronto a mettermi in gioco alle prossime elezioni”.

Sabatino Aracu, decano dei parlamentari abruzzesi, quattro legislature alle spalle, tre con Forza Italia e una con il Popolo della libertà, gruppo di cui è stato vice presidente nella legislatura uscente, non intende passare la mano e già pensa alle elezioni nazionali di febbraio.

Le Camere sono state sciolte da poche ore, ma il titolo di “ex” davanti al nome vuole tenerlo il più breve tempo possibile: “credo di aver fatto sempre il mio dovere, ho messo tutto me stesso in questo impegno, qualche volta sicuramente ho sbagliato ma non ho mai mollato un attimo”.

Sempre dalla stessa parte: “sono nato con Silvio Berlusconi e Forza Italia, dal Pdl non me ne vado”, perché “la coerenza paga sempre, gli elettori possono cambiare idee, partiti e schieramenti, noi no”.

Il quinquennio parlamentare è finito, Aracu torna in pista per il quinto mandato di seguito?

Io sono a disposizione, ho dato tanto a Forza Italia prima e al Pdl poi, credo che Berlusconi e i vertici del partito abbiamo le idee chiare su chi ricandidare e chi no. Tra l’altro, nelle prime due legislature, il seggio alla Camera l’ho guadagnato quando non c’era ancora il “Porcellum” ed era in vigore il maggioritario. E il mio era un collegio B2.

Che vuol dire B2?

All’epoca i collegi erano classificati secondo la difficoltà: gli A1 erano quelli blindatissimi, gli A2 i certi con buona probabilità, gli A3 vincenti ma tenendo gli occhi aperti, i B1 quelli in bilico, i B2 perdenti ma con possibilità di ribaltare il risultato e i B3 quelli da non pensarci proprio. A me nel 1996 mi avevano piazzato a Sulmona e avevo contro Alberto La Volpe dell’Ulivo, la spuntai per oltre 1.000 voti. La volta successiva, invece, contro Carmine Ciofani il divario diventò di 3.500 preferenze, oltre il 5% in termini percentuali.

Da “anziano” del gruppo abruzzese come valuta l’operato dei suoi colleghi?

Non spetta a me dare giudizi, e questo sistema elettorale rende ancora più difficile fare pagelle, ma certamente qualcuno si è perso per strada…

Un pezzo del partito si è staccato e ha fondato “Fratelli d’Italia”, che ne pensa?

Rispetto le opinioni di chi ha deciso di intraprendere un’altra strada. Se devo essere sincero alcuni ex di Alleanza nazionale hanno idee perfettamente in linea con quelle del Pdl, altri meno. È giusto che quest’ultimi abbiano scelto un contenitore più adeguato alle loro posizioni politiche.

Il Pdl, però, deve fare la sua dose di autocritica.

Senza dubbio, per esempio aver fatto saltare le primarie non è stata una buona idea. E pensare che le inventammo prima del centrosinistra. Prima delle elezioni amministrative di Pescara del 2003 eravamo organizzati per farle, pure quella volta saltarono. Insomma: noi le abbiamo teorizzate e gli altri le hanno messe in pratica. Rimane il fatto, comunque, che il Pdl ha molti meriti che gli vanno riconosciuti. Basta guardare ciò che è stato fatto in Regione con il risanamento dei conti e l’abbassamento delle tasse. Gianni Chiodi è uno dei migliori governatori che esprima l’Italia.

Del governo tecnico che ne pensa?

Ha fatto un mucchio di danni alla nazione, credibilità internazionale non significa piacere alla Germania o alla Francia perché ci si è adeguati a qualsiasi loro richiesta. Noi abbiamo dato più volta la fiducia all’esecutivo perché non c’erano alternative e il Paese stava scontando, come ora, una crisi difficilissima. Qualche volta io mi sono pure astenuto, come sul pacchetto delle riforme del lavoro del ministro Elsa Fornero, un provvedimento inaccettabile. Dopo un anno in cui hanno operato il voto è del tutto negativo.

E del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, incaricato di seguire la ricostruzione dell’Aquila, la sua città?

Ha solo chiacchierato, lui e il governo non hanno portato miglioramenti significativi alla nostra situazione. Stanno ancora spartendo i soldi che aveva stanziato il precedente. Berlusconi sì che si è mosso per noi, non questi.

Quindi non vede di buon occhio i centristi che vorrebbero Mario Monti come loro leader?

Sono buoni funamboli, che ingannano i cittadini alleandosi ora da una parte ora dall’altra. Ecco perché penso che il bipolarismo sia una conquista che dobbiamo difendere con forza.

A fianco all’Aracu politico c’è l’uomo di sport.

Quello è il mio mondo. Ho legato i due aspetti portando l’Abruzzo alla ribalta nazionale con eventi agonistici molto importanti, come i Giochi del Mediterraneo o i vari campionati nazionali di sci o pattinaggio. Anche così si fa il bene della propria terra, perché lo sport è un veicolo turistico fondamentale: migliora l’immagine e porta valore aggiunto in termini di pil regionale.

Crede che la vicenda giudiziaria che la riguarda nell’ambito del processo “Sanitopoli” che la vede indagato potrà crearle dei problemi con la ricandidatura?

Non amo parlare di questa faccenda: i processi si fanno in tribunale e bisogna avere fiducia nella magistratura. Poi, il nostro, è un partito garantista, un imputato è innocente fino a sentenza. Già l’essere indagato è una tragedia, dover pure pagarne colpe non ancora riconosciute sarebbe doppiamente drammatico. Pierluigi Biondi