L’AQUILA –  “La Procura di Pescara ha fatto la pesca a strascico in questa vicenda di Rigopiano”. Parole pesanti quelle di Arturo Messere, avvocato dell’ex capo di gabinetto della Prefettura di Pescara Leonardo Bianco, tra gli imputati assolti in primo grado nel processo per la tragedia dell’hotel Rigopiano e per il quale i magistrati pescaresi hanno presentato ricorso in Appello.

Oggi a L’Aquila nuova udienza caratterizzata dagli interventi degli avvocati, oltre che di Bianco, del tecnico Tino Chiappino e del funzionario del Comune di Farindola (Pescara) Enrico Colangeli. Sulla posizione dell’ex capo di gabinetto della Prefettura l’avvocato Messere ha posto innanzitutto un’obiezione di carattere formale: “Non si può esercitare per due volte un’azione penale come ha fatto la Procura di Pescara che su questa tragedia ha coinvolto tutti e tutti senza distinzione e per questa ragione ho chiesto il rigetto del ricorso. In secondo luogo – ha proseguito Messere – Bianco era un semplice capo di gabinetto e non Prefetto Vicario, come è stato insinuato dalla pubblica accusa, e non aveva alcuna competenza in ambito di Protezione Civile. Quanto alle due missive inviate al Ministero dalla Prefettura poi – ha concluso – non è stato lui a inviarle”

Sì è  poi conclusa intorno alle 12.10 la seconda udienza del 2024 in Corte d’Appello a L’Aquila per la tragedia di Rigopiano. Dopo l’intervento di Arturo Messere legale dell’ex capo di gabinetto della Prefettura di Pescara Leonardo Bianco, e’ stata depositata la memoria difensiva riguardo al tecnico Tino Chiappino e nella parte finale c’è stato l’intervento dell’avvocato del funzionario del Comune di Farindola Enrico Colangeli, Massimo Manieri che, nel ribadire quanto già illustrato in primo grado con sentenza di assoluzione per il suo assistito, ha aggiunto nuovi elementi.

“Abbiamo prodotto oggi in aula – ha detto Manieri – la Clpv appena realizzata dal Comune dell’Aquila e al vaglio del Coreneva. Questo documento è in grado di fornire una situazione estremamente efficace per quel che riguarda i movimenti valanghivi sul territorio ed anche fornire elementi di carattere preventivo. Se il sindaco di Farindola Lacchetta ed il suo funzionario Colangeli avessero avuto questo strumento prodotto dalla Regione ma mai realmente adottato, avrebbero avuto la possibilità di sgomberare l’Hotel poi travolto dalla valanga, questo a dimostrazione del fatto, come abbiamo sempre sostenuto, che le responsabilità per quella immane tragedia vanno individuate altrove.” Si tornerà in aula mercoledì 17 con la discussione di avvocati di altri imputati assolti in primo grado, e poi il 24 sarà la volta degli interventi molto attesi dei legali dell’ex prefetto Provolo e della dirigente Ida De Cesaris.