L’AQUILA – “Non siamo d’accordo su quanto accaduto nell’udienza perché preferivamo che l’udienza si concludesse oggi stesso in quanto siamo assolutamente convinti che le carte danno ragione dell’insussistenza dell’accusa contestata”.

Lo ha detto l’avvocato Marco Rocchi, legale difensore del parlamentare di Forza Italia, Denis Verdini, commentando la richiesta da parte del Gup del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Garganella di chiedere alla Camera l’utilizzazione di tre intercettazioni telefoniche, nell’ambito dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta della Procura distrettuale Antimafia dell’Aquila sugli appalti per il G8 dell’Aquila e per la ricostruzione post terremoto, che vede indagati, con l’ipotesi di reato di tentativo di abuso d’ufficio, Verdini, e il presidente dimissionario dell’azienda Btp, Riccardo Fusi.

“Ora il giudice ha voluto per un atto di garantismo assoluto chiedere alla Camera dei deputati l’utilizzabilità delle telefonate – ha proseguito Rocchi – anche sul presupposto che potrebbe essere anche possibile che la Camera non le conceda, ecco perché dico che preferivo trattare tutto oggi perché alla fine non è che noi possiamo influire sulla Camera di appartenenza. Sono solo tre telefonate che nulla aggiungono”.

“Si tratta – ha aggiunto Rocchi – di telefonate banali tra Fusi e Verdini, due persone che si conoscono, perché anch’io che parlo con una persona che conosco da tanto tempo posso fare riferimento a chissà quale situazione. Si tratta di telefonate che durano dal punto di vista temporale pochi minuti”.

“È ovvio che con pochi minuti o si dice moltissimo o in realtà non si dice proprio niente. Si parla tra due persone che si conoscono – ha detto ancora l’avvocato difensore del coordinatore del Pdl – da molto tempo e che si chiamano ma non si parla specificatamente né di appalti, né di terremoto né di appalti al di fuori del terremoto”.

Alla domanda dei giornalisti sul motivo della sua assenza oggi nell’aula di udienza preliminare, lo stesso Rocchi ha aggiunto: “Oggi non è venuto perché il deputato Verdini doveva essere in aula e non volevamo chiedere il legittimo impedimento, ecco perché non è venuto”.

E le altre volte?: “Le altre volte – ha detto ancora l’avvocato – non sono venuto perché non mi andava il preventivo vaglio mediatico perché a me non mi andava di dover venire a rispondere quando in realtà di tutta la vicenda ne sapevano già tutti fuorché noi”.

“La riprova io l’ho avuta – ha rivelato – quando ho mandato il fax venerdì scorso, dicendo che non venivo a rendere l’invito all’interrogatorio perché non mi andava questa pubblicità; ho avuto prova di avere ragione perché dopo pochi minuti la mia comunicazione al Tribunale è uscita un’agenzia in cui venivano rese note le ragioni oltre che l’assenza del mio indagato negli uffici della Procura della Repubblica”.

Presenti all’udienza anche gli avvocati Alessandro Traversi e Sara Gennai per conto di Fusi.

“Secondo noi per il nostro assistito – ha detto Traversi – non sussiste alcuna responsabilità per la semplice ragione che la raccomandazione in quanto tale non dovrebbe essere reato”.

Ma questa raccomandazione c’è stata? “Posto che ci sia stata – ha aggiunto Traversi – e questo sarà motivo di discussione, se ne fanno tutti i giorni a tutti i livelli, non è reato, questo è un orientamento pacifico della Corte di Cassazione, non lo diciamo noi”.

“Fusi non è mai venuto all’Aquila per rispondere degli addebiti contestati dai pm – ha detto l’avvocato Gennai – perché secondo noi non c’era qualcosa che lui dovesse spiegare. Talmente evidente anche dagli atti che non è giuridicamente configurabile a nostro avviso nessun reato per cui non c’era motivo di presentarsi”.