ROMA – Una corruzione “diffusa”, capace di inquinare “quasi tutte” le attività del ministero; un manipolo di funzionari pubblici disposti a truccare anche gli appalti per le iniziative dedicate ai bambini delle scuole; dirigenti pronti a vendersi per una lampada da 1.200 euro o un week end in un centro benessere.

L’ennesima fotografia sullo stato della pubblica amministrazione italiana emerge dall’inchiesta della procura di Roma e della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 11 tra funzionari e dirigenti del ministero delle Politiche Agricole e Forestali, oltre ad alcuni imprenditori.

Tra gli arrestati anche Michele Mariani di Castellafiume (L’Aquila), ufficialmente semplice impiegato del ministero, in realtà potentissimo membro delle commissioni cui spettava assegnare i fondi.

Tra gli altri coinvolti abruzzesi, l’indagata Carmelina Giandomenico, originaria di Castel di Ieri e sposata all’Aquila, già direttore dell’area amministrativa dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, vicina ad all’ex governatore Antonio Falconio (del tutto estraneo all’inchiesta) quando quest’ultimo era presidente di Ismea e Lorena Daniela D’Annunzio di Montebello di Bertona (Pescara).

Questa inchiesta, affermano senza nascondere il disappunto inquirenti e investigatori, “è un piccolo trattato di sociologia della corruzione da cui emerge un vero e proprio giro di privilegi e malaffare. Ci siamo trovati di fronte ad un sistema in cui c’è una spesa pubblica che dovrebbe essere utilizzata per favorire un settore importante e invece viene distorta e inquinata da una corruzione diffusa, variegata e circolare”.

“Se avessi avuto sentore avrei fatto immediatamente qualcosa”, dice il ministro Mario Catania, sottolineando di avere “totale fiducia” nell’attività dei magistrati e di aver in ogni caso “radicalmente ridimensionato” fin dal suo arrivo il budget di spesa del settore della comunicazione istituzionale e promozione del ministero, quello dove secondo gli inquirenti sono avvenuti tutti gli episodi di corruzione.

Nell’indagine sono indagate 37 persone, di cui 13 funzionari pubblici accusati, a vario titolo, di corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà della scelta del contraente: per 6 di loro è scattata la custodia cautelare in carcere e per altri 5 gli arresti domiciliari.

Tra i destinatari della misura in carcere c’è Giuseppe Ambrosio, l’ex capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia soprannominato ‘Centurione’, attuale capo segreteria del sottosegretario Franco Braga e direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.

È considerato figura centrale dell’inchiesta, assieme alla moglie Stefania Ricciardi, dirigente del ministero, arrestata anche lei.

Complessivamente, hanno accertato i finanzieri coordinati dal pm Stefano Fava e dall’aggiunto Nello Rossi, gli episodi di corruzione riguardano finanziamenti pubblici per oltre 40 appalti, per un totale di 32 milioni, erogati a 20 aziende nel periodo che va dal marzo del 2007 al maggio del 2011.

“Contratti, finanziamenti, contributi, forniture: non c’è stata – dicono i magistrati – attività di spesa del ministero esente da attività corruttiva”.

L’indagine è partita da una serie di esposti anonimi in cui venivano indicati diversi soggetti che hanno ricevuto a vario titolo contributi.

In alcuni casi, come in quello dell’Ansa, è stato spiegato dagli inquirenti, si tratta di finanziamenti percepiti in maniera assolutamente legittima.

Ma in molti altri casi i soldi sono stati ottenuti attraverso la corruzione.

In sostanza, i funzionari predisponevano e pilotavano i bandi di gara per favorire gli imprenditori ottenendo in cambio compensi di varia natura.

Oltre al denaro, infatti, ai funzionari sono state pagate vacanze in Usa e Francia, soggiorni presso resort e centri benessere in Italia, garantiti stage e fatte promesse di posti di lavoro per parenti, amici, amanti e persino forniti generi alimentari e oggetti d’arredamento.

Ma non solo: il sistema era così ben oleato che funzionari, dirigenti e imprenditori si erano accordati, quando il finanziamento pubblico era ridotto e dunque non consentiva la redistribuzione tra tutti i pubblici ufficiali coinvolti, di ‘turnare’ il compenso per la loro corruzione.

In pratica, l’imprenditore soddisfaceva a a turno la richiesta di un unico funzionario, con la certezza per gli altri di essere a loro volta soddisfatti alla prima occasione utile.

E gli episodi di corruzione non riguardano soltanto imprenditori: in due diverse occasioni Ambrosio favorisce la concessione di contributi pubblici ai comuni di Maratea a e Todi (rispettivamente 63.500 e 125mila euro) ricevendo in cambio l’omessa vigilanza sulle opere, abusive, realizzate nelle sue ville.

LE INTERCETTAZIONI SU MARIANI

“È stato accertato – scrive il Gip – un diffuso sistema corruttivo radicato nel ministero, posto in essere sistematicamente e con modalità seriali in occasione di elargizione di denaro pubblico”.

La conferma in una delle tante intercettazioni: “È chiaro che quello che fa mica me lo deve fa gratis… non è che lo sta a fa per la gloria, capito?”, dice il dirigente della Confederazione italiana agricoltori Alfredo Bernardini a Michele Mariani, impiegato marsicano del ministero che gli aveva appena fornito informazioni riservate sul bando per la gara ‘Food4u’ nelle scuole.

Lo stesso Mariani spiega all’imprenditore Gerardo Beneyton come motivare la richiesta per ottenere 110 mila euro di contributi pubblici: “Vabbè dai, concentrati, trova un po’ di materiale e ci scrive un po’ di stronzate”.

Per questo “consiglio”, scrive la Gdf, “riceveva una imprecisata utilità consistita in ‘roba’ spedita a casa del Mariani, consistente verosimilmente in generi alimentari”.