L’AQUILA – Quasi pronte le vaccinazioni antinfluenzali per l’invernata in malinconico avvicinamento, ‘capitolo’ immigrati compreso.
All’Aquila e in Provincia “come per gli anni scorsi” si lavora per partire i primi di ottobre, come spiega ad AbruzzoWeb il direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl dell’Aquila, Giuseppe Matricardi.
“Stiamo collaborando con i medici del reparto di Medicina generale – afferma – sicuramente rispetteremo piano di vaccinazione nazionale, faremo in modo di promuovere ancora di più questa vaccinazione. Nella nostra regione, infatti, la percentuale di anziani vaccinati è ancora troppo bassa, la collaborazione con i professionisti guarda proprio a questi dati, vuole migliorarla e anche di molto”.
“Più alta è la percentuale di vaccinati, meno diffusa è la malattia virale – continua – e più le fiammate epidemiche si estinguono immediatamente. Già le epidemie di 15 anni fa sono un ricordo lontano, oggi ci si ammala molto meno, con le vaccinazioni a tappeto il virus circolerà ancora meno”.
Sull’arrivo o il ritorno di virus che parevano debellati in Italia, virus che possono arrivare dalla forte presenza di immigrati in certe zone come la Marsica, Matricardi ammonisce ma non allarma.
“La questione straniera c’è, ma i bimbi che vengono in Italia sono sempre generalmente vaccinati e anche molto bene nella nazione di origine – dice – ma in quelle zone che hanno una cospicua presenza di immigrati, come ad esempio la Marsica, controlliamo con forza e recuperiamo anche lì i nomi dei non vaccinati. In questa direzione stiamo attivando un’attività nel Fucense per coprire ancora di più il numero dei bimbi di figli di immigrati”.
A far ‘preoccupare’ ma comunque nella norma, qualche caso di morbillo tra gli adulti e il solito ‘spauracchio’ della tubercolosi.
“Per gli adulti stiamo mettendo in moto sistemi di sorveglianza per la tubercolosi”, annuncia Matricardi, che poi spiega: “A seguito dell’ingresso di popolazioni migranti, possono arrivare dei ‘ceppi’ nuovi o debellati in precedenza, ecco perché si sta ripartendo con il centro per le malattie tubercolari, praticamente dismesso”.
“Tra le persone che lavorano con me ci sono internisti che si stanno appunto occupando di sorveglianza sulla tubercolosi, c’è una casistica che si sta ‘risvegliando’ dopo anni di silenzio, ma non è nulla di preoccupante. Basta monitorare e prevenire”, conclude. Roberto Santilli



