PESCARA – Cosa c’è davvero dietro la volontà di delocalizzare le antenne di San Silvestro a Pescara? Solo l’interesse dei residenti del posto oppure altre motivazioni che non hanno a che fare con motivi di sanità pubblica?

A chiederselo è un gruppo di editori di alcune delle principali emittenti televisive abruzzesi, mentre si attende di sapere l’esito del ricorso al Tar contro l’ordinanza regionale di dislocazione delle antenne di San Silvestro.

In un documento i rappresentanti delle emittenti Antenna 10, Telemax, TVQ, Rete 8, Telemare, TV6 e TRSP tornano a ribadire innanzitutto che la proposta di spostare tutto su una piattaforma off shore è improponibile, come lo sono anche i siti alternativi trovati dalla Regione.

In mare no, nei siti cosiddetti alternativi neanche, è evidente che gli editori si trovano con l’acqua alla gola e minacciano di staccare sul serio la spina per lasciare al buio la costa abruzzese, cosa che accadrebbe se le antenne venissero tolte da San Silvestro.

Se da un lato i residenti continuano a chiedere con forza il rispetto dell’ordinanza di delocalizzazione, arrivando anche a manifestazioni di protesta eclatanti come lo sciopero della fame, dall’altro i rappresentanti delle tv fanno presente di sentirsi in piena regola per quanto riguarda il rispetto delle stringenti norme ministeriali in materia.

“I 128 siti elencati dalla Giunta regionale – scrivono gli editori di Antenna 10, Telemax, TVQ, Rete 8, Telemare, TV6 e TRSP – non sono alternativi a San Silvestro, in quanto collocati in aree del tutto diverse: si tratta, in realtà, del mero elenco dei siti autorizzati alla trasmissione radio e televisiva nelle regioni Abruzzo e Molise e nella provincia di Foggia. Nessuno di tali siti è in grado di coprire il bacino di servizio di San Silvestro”.

L’altra soluzione, quella della piattaforma in mare chiamata “Francavilla”, di proprietà della Posidonia S.r.l., inizialmente destinata all’itticoltura e che la Regione Abruzzo si è affrettata con rara solerzia in meno di un mese a cambiare di destinazione d’uso, secondo gli editori non è pronta neppure per una semplice sperimentazione.

I rappresentanti delle televisioni private citano uno studio di fattibilità redatto da esperti dell’università dell’Aquila che prevede “costi insostenibili dalle imprese radiotelevisive locali, per l’innalzamento della piattaforma dai 28 metri attuali ad oltre 100, la realizzazione ex-novo di due tralicci di sostegno delle antenne, il trasporto dell’energia elettrica dalla terraferma”, per un investimento totale di circa 10 milioni di euro, senza contare il canone di affitto da pagare alla Posidonia.

Di fronte a una Regione Abruzzo, che si ostina a promuovere “in maniera spasmodica, oltre ogni buon senso”, dicono gli editori, la soluzione off-shore e che parla di riunioni tecniche che avrebbero visto l’accordo anche di questi ultimi, cosa che loro smentiscono, i rappresentanti delle tv dicono di avere il dubbio che “dietro apparenti motivi di sanità pubblica, in difesa della collettività di San Silvestro, si possano nascondere finalità speculative volte alla ulteriore edificazione di un quartiere ancora verde di Pescara ed al perseguimento di interessi di natura esclusivamente privata”.

“Le emittenti televisive abruzzesi – dicono i loro rappresentanti – contrariamente a quanto da taluni affermato, hanno a cuore la salute dei cittadini e rispettano i limiti di attenzione previsti dalla legge per l’inquinamento elettromagnetico, operando legittimamente, con tutti i requisiti previsti dal Ministero dello sviluppo economico e dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nel sito di San Silvestro, dopo il passaggio alla tecnologia digitale terrestre, i livelli di campo elettromagnetico, già in precedenza ridotti, sono diminuiti in modo rilevante e definitivo, portandosi sotto i limiti di attenzione previsti dalla legge, per cui non sussiste alcun rischio per la salute degli abitanti di San Silvestro”.

“Peraltro in Italia – continuano – i valori limite di esposizione relativi ai campi elettromagnetici sono particolarmente tutelanti. La raccomandazione europea consente infatti un’esposizione ad un campo di 41,25V/m, mentre in Italia il valore è di 20V/m e, nei luoghi in cui si soggiorna normalmente per più di 4 ore, non deve superare i 6V/m”.