L’AQUILA – Tra i processi più impegnativi definiti dalla Corte di Appello nel periodo in riferimento, di particolare” ha detto il presidente vicario della Corte di Appello Aldo Manfredi, “è stato il processo trattato da questa Corte, adita in sede di appelli presentati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara, da plurime parti civili, nonché da cinque imputati condannati nel giudizio di primo grado, avverso la sentenza pronunciata in data 23 febbraio 2023 dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pescara, con riferimento alle contestazioni mosse dalla Procura della Repubblica presso quel Tribunale a 30 persone fisiche e ad una persona giuridica, conseguentemente ai tragici fatti verificatisi in località Rigopiano di Farindola in data 18 gennaio 2017, a seguito dei quali hanno perso la vita 29 persone, nonché riportato lesioni personali altre otto, tra clienti e dipendenti dell’hotel. Il processo di appello, riguardante ventotto imputati e quasi cento parti civili, caratterizzato da straordinaria complessità, ha riguardato, tra le altre, una pluralità di imputazioni relative ai delitti di disastro colposo, omicidio e lesioni personali colpose plurime, falsità ideologica in certificato amministrativo ed in atto pubblico, rifiuto di atti di ufficio e depistaggio, formulate, rispettivamente a carico di Dirigenti della Regione Abruzzo pro tempore (con riferimento alla mancata approvazione della carta di localizzazione dei pericoli da valanghe per la Regione), ai sindaci ed al Dirigente Tecnico del Comune di Farindola (avuto riguardo alla mancata attivazione per l’approvazione di un nuovo PRG che prevedesse il pericolo di valanghe in località Rigopiano), nonché, a vario titolo, a questi ultimi, ad addetti della Provincia di Pescara ed alla Prefettura della medesima località, con riferimento a profili omissivi inerenti le 20 funzioni di protezione civile ad essi rispettivamente attribuite, nonché a quelle relative al governo della viabilità sulle strade provinciali, per i soggetti che ne erano titolari”.
“Ulteriori aspetti trattati hanno riguardato il legale rappresentante della società titolare dell’albergo, anche avuto riguardo alle responsabilità discendenti dalla qualifica di datore di lavoro da egli rivestita, nonché, ancora, plurimi soggetti operanti presso la Prefettura di Pescara con riferimento ad una contestazione di depistaggio materiale e dichiarativo loro mossa. Il processo, pervenuto in Corte nel luglio 2023, iniziato in data 6 dicembre 2023, è stato celebrato alla presenza delle parti e si è concluso, dopo la celebrazione di undici udienze, il 14 febbraio 2024, con la pronuncia della sentenza, le cui motivazioni sono state depositate in data 3 maggio 2024, con la quale la Corte ha parzialmente riformato la decisione di primo grado, dichiarando, con riferimento a talune contestazioni, la responsabilità penale di ulteriori tre imputati rispetto a quelli inizialmente condannati. Tra le innumerevoli complesse questioni fattuali e giuridiche demandate al giudizio della Corte spiccano quelle relative alla ricostruzione della disciplina in materia di protezione civile avuto riguardo a tutti gli attori della medesima, nonché quelle inerenti le categorie della causalità omissiva, della posizione di garanzia, della prevedibilità dell’evento, dell’agente modello e della cooperazione colposa. La trattazione e definizione in tempi ristrettissimi del processo, celebrato in un clima sereno e fattivo, anche grazie alla collaborazione dei difensori, rappresenta un risultato ragguardevole, dovendosi altresì segnale come la sentenza resa ha trovato in gran parte conferma nella recente pronuncia della Corte di Cassazione. Il tutto senza che il lavoro della Sezione abbia subito significativi rallentamenti. Sono stati invero trattati e definiti altri rilevanti processi in materia di traffico internazionale di stupefacenti, violenza sessuale in danno di minorenni, bancarotta fraudolenta, violenza di genere”.






