L’AQUILA  – “L’edilizia è cambiata moltissimo negli ultimi 50 anni, oggi la tecnologia e i materiali innovativi ci permettono di costruire con precisione, sicurezza e maggiore efficienza. Anche l’intelligenza artificiale sta iniziando a trasformare il settore. In ogni caso ciò che non cambierà mai è la responsabilità, l’esperienza e la sensibilità umana”.

Anche il mondo delle costruzioni è a bivio, tra passato e presente, e un futuro che allunga anche ombre di inquietudine. Nell’intervista a tutto campo ad Abruzzoweb, però, Claudio Felici, 53 anni, imprenditore nel campo dell’edilizia, di Montalto delle Marche, aquilano d’adozione, le distopie lasciano però il tempo che trovano: la tecnologia va considerata una alleata preziosa, purchè al centro resti il fattore umano.

Quello degli oltre 53 dipendenti diretti, della sua impresa, la Felici srl, specializzata in consolidamenti e restauri monumentali, oltre a costruzioni generali, che ora ha sede nel capoluogo d’Abruzzo, e sedi operative a Fossa, comune nelle vicinanze dell’Aquila, San Benedetto del Tronto e Pesaro con un fatturato di 27 milioni di euro, in continua crescita.

Una impresa fondata nel 1979 dal padre Marcello Felici, scomparso nel 2016 , trovandosi a misurarsi con un mestiere certo di famiglia ma per lui nuovo, e lontano dagli studi al Conservatorio di musica. Solo apparentemente lontano: “il mio motto è una frase di Stendhal, “è una felicità avere per mestiere la propria passione”, che si può applicare alla musica,  ma anche sottolinea l’imprenditore ad “ogni cantiere, progetto intervento che sia occasione di mettere in pratica ciò che si ama fare”.

La Felici srl è protagonista sia della ricostruzione post sisma 2016, che in quella del 2009, e
tra gli edifici ricostruiti all’Aquila, l’imprenditore è particolarmente orgoglioso di Palazzo Bucciarelli e Palazzo Gagliardi Sardi “un’esperienza unica: rispettare la storia e la cultura dei luoghi richiede grande attenzione, sensibilità e responsabilità”.

Da aquilano acquisito, poi Felici ritiene, e non è certo il solo, che il problema del centro storico è ora quello delle case vuote, che riguarda un po’ in realtà tutti centri del cratere 2009, perchè “non si tratta solo di ricostruire mattoni, ma di ricostruire comunità, servizi e opportunità di vita quotidiana”.

Non a caso la Felici srl ha aderito al progetto nazionale 100 piazze, lanciato da Harley&Dikkinson, da oltre 20 anni è consulente di primari Istituti bancari per facilitare l’accesso al credito, che prevede un sistema di interventi integrati di rigenerazione urbana di iniziativa privata a scala di quartiere, con lo scopo di rivitalizzare il contesto urbano per creare dinamiche di sviluppo territoriale e sociale, il tutto con la partecipazione attiva della cittadinanza.

Claudio Felici, prima di tutto, ci racconti della sua impresa, quali sono state le tappe salienti, in questi 46 anni di attività?

La nostra impresa è stata fondata da mio padre nel 1979 con l’obiettivo di costruire con passione, professionalità e attenzione al territorio e alle persone che lo abitano. Fin dall’inizio, l’idea era crescere con solidità, affrontando sfide sempre più importanti senza mai perdere di vista la qualità del lavoro. Le tappe più significative? Sicuramente l’ingresso nelle grandi opere pubbliche, la possibilità di gestire progetti complessi e innovativi, e la crescita della squadra: senza le persone che hanno condiviso la visione di mio padre e, oggi, la nostra, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Ogni progetto realizzato ha rappresentato una conquista, dal restauro di edifici storici fino alle infrastrutture più grandi, portando valore e lavoro al nostro territorio. Ma guardando indietro, ciò che emoziona di più non sono solo le opere, bensì il percorso condiviso con la comunità: crescere insieme all’Abruzzo, contribuendo a renderlo più sicuro e più bello.

Quali sono i cantieri più importanti che vi vedono oggi protagonisti e quali le opere che esibite come fiore all’occhiello già realizzate?

Attualmente siamo impegnati in diversi cantieri significativi, tra cui Palazzo Scattolari, un bellissimo palazzo del ‘600 nel centro di Pesaro, dove uniamo storia, architettura e tecniche moderne di consolidamento. Tra le opere che portiamo come fiore all’occhiello ci sono anche interventi realizzati qualche anno fa a L’Aquila, come Palazzo Bucciarelli e Palazzo Gagliardi Sardi. Lavorare in questi edifici storici è stata un’esperienza unica: rispettare la storia e la cultura dei luoghi richiede grande attenzione, sensibilità e responsabilità, e per noi resta un motivo di orgoglio. Accanto a questi interventi storici, abbiamo realizzato scuole, complessi residenziali e infrastrutture post-sisma, sempre con attenzione alla sicurezza, alla qualità e alla sostenibilità. In sintesi, i cantieri più importanti e le opere di maggiore rilievo combinano sicurezza, innovazione, patrimonio culturale e territorio, e ogni progetto rappresenta per noi un contributo concreto alla comunità e alla valorizzazione del territorio.

Come è cambiata l’edilizia in mezzo secolo, dal punto di vista delle tecnologie, dei materiali e delle metodiche di lavoro?

L’edilizia è cambiata moltissimo negli ultimi 50 anni. All’inizio, i cantieri erano più manuali, le tecniche tradizionali e i materiali più semplici. Oggi la tecnologia e i materiali innovativi ci permettono di costruire con precisione, sicurezza e maggiore efficienza. Ciò che resta costante è la passione: ogni nuova tecnologia è uno strumento per costruire bene e in sicurezza, ma non sostituisce la cura e l’attenzione che mettiamo nel nostro lavoro. Vedere il passato e il futuro dell’edilizia incontrarsi nello stesso cantiere, sia su edifici storici sia su nuove costruzioni, è una grande soddisfazione.

L’intelligenza artificiale rivoluzionerà anche il settore delle costruzioni? 

L’intelligenza artificiale sta iniziando a trasformare il settore, ma non per sostituire le persone. Aiuta a lavorare meglio e più sicuri, dalla progettazione alla gestione dei cantieri. Tuttavia, ciò che non cambierà mai è la responsabilità, l’esperienza e la sensibilità umana. L’edilizia è fatta di persone e di attenzione al territorio: l’IA è uno strumento, non il cuore del nostro lavoro.

Anche a seguito dei terremoti recenti, compresi quelli del 2009 e 2016-2017 che la vedono coinvolta dal punto di vista personale e professionale, si è affermata davvero in Italia la cultura e la politica della prevenzione sismica?

Le zone colpite dai terremoti del 2009 e del 2016‑2017 hanno insegnato quanto sia fondamentale intervenire prima che avvenga la tragedia. Dal nostro punto di vista, abbiamo sempre cercato di trasmettere questa cultura adottando tecniche innovative e consolidamenti mirati. Certo, a livello nazionale ci sono passi avanti, ma la prevenzione sismica deve diventare una priorità quotidiana, non solo una risposta all’emergenza, per garantire comunità più sicure e resilienti.

La ricostruzione post sisma 2016-2017 è in ritardo?

Le zone colpite dal sisma del 2016‑2017 sono geograficamente complesse e l’area colpita molto vasta. Coordinare la macchina della ricostruzione non è stato semplice, perché ogni territorio e ogni edificio richiede interventi personalizzati. Nonostante ciò, si sta facendo tanto: cantieri avviati, edifici consolidati e strutture pubbliche riaperte sono la prova di un impegno costante. Il lavoro è lungo, ma serio e di qualità, con l’obiettivo di restituire sicurezza e normalità alle comunità.

Una volta che saranno terminate le ricostruzioni post sismiche 2009 e 2016-2017, il settore edilizio territoriale subirà contraccolpi negativi?

Anche una volta completate le ricostruzioni post-sisma, il settore non si fermerà. Grazie alla nostra esperienza a 360 gradi, continueremo a occuparci di restauro, manutenzione e consolidamento, perché ci sono sempre molti palazzi storici e strutture da valorizzare. Il lavoro cambierà forma, ma la missione rimane: garantire qualità, sicurezza e attenzione al territorio, contribuendo al bene delle comunità.

Continuano ad essere tante, troppe, le vittime e gli infortuni nei luoghi di lavoro, anche nei cantieri, si sta facendo abbastanza?

Gli incidenti nei cantieri restano un tema serio. Normative, formazione e controlli aiutano, ma la sicurezza è responsabilità quotidiana. I nostri operai sono persone con anni di esperienza, cresciuti con l’impresa, e si mettono sempre in gioco partecipando con entusiasmo ai corsi di formazione sulla sicurezza. Ogni cantiere viene progettato pensando alla protezione delle persone.

Quanto ha inciso la fine del superbonus a livello nazionale per la sua impresa, e quanto invece incide la proroga concessa al cratere 2016 e anche a quello del 2009?

La fine del superbonus nazionale ha avuto un impatto sul settore, ma per noi non è stata una battuta d’arresto: la nostra attività si basa su cantieri diversificati, dal restauro al nuovo. La proroga per il cratere 2016 e 2009 rappresenta una grande opportunità, permettendoci di continuare a intervenire dove c’è bisogno di opere di consolidamento e restauro. Il superbonus ha stimolato interventi importanti, ma la nostra forza resta la capacità di affrontare qualsiasi progetto con qualità, sicurezza e attenzione al territorio.

L’Ufficio studi della CGIA dice che le imprese sono sommerse da burocrazia. Quanto incide tutto ciò in termini di costi aziendali?

La burocrazia è un aspetto complesso del nostro settore. Documenti e normative richiedono tempo e risorse, generando costi aggiuntivi. Abbiamo sviluppato procedure interne e team dedicati per affrontarla senza rallentare i cantieri, garantendo trasparenza, correttezza e sicurezza. La burocrazia pesa, ma si può gestire senza compromettere qualità e rapporto con il territorio.

Ritiene che l’unione possa fare la forza, nel vostro caso con la partecipazione a 100 piazze H&D?

Assolutamente sì, credo che l’unione faccia la forza. Lavorare insieme significa condividere competenze, esperienze e risorse per progetti più complessi e di grande impatto. La nostra partecipazione al progetto 100 Piazze di Harley Dikkinson ne è un esempio concreto: non interveniamo solo come impresa, ma come partner attivo nella filiera, integrando le nostre capacità con il benessere collettivo. Per questo progetto abbiamo acquisito le nostre certificazioni di qualità e siamo diventati società benefit, un impegno verso comunità e ambiente. Collaborare con istituzioni, cittadini e professionisti significa restituire spazi vivi, integrati, che valorizzano le persone e il tessuto sociale.

L’Aquila città è stata quasi tutta ricostruita, ma i residenti del centro storico sono ancora pochi e tante case nel cratere 2009 restano vuote. Si poteva evitare?

Il problema del centro storico e delle case vuote nel cratere 2009 è complesso: non si tratta solo di ricostruire mattoni, ma di ricostruire comunità, servizi e opportunità di vita quotidiana. Servirebbe un progetto integrato tra urbanistica, economia e partecipazione della comunità. In parte stiamo andando in questa direzione con iniziative come il progetto 100 Piazze, che restituisce spazi vivi e crea luoghi di incontro, aiutando le persone a tornare a vivere nei centri storici. Le opere realizzate devono essere strumenti di rinascita sociale, dove le persone possano abitare, lavorare e vivere con orgoglio e sicurezza.

Un suo motto è una frase di Stendhal: “È una felicità avere per mestiere la propria passione”.

Quella frase mi rappresenta perfettamente. Per me costruire non è solo un lavoro: è una passione che accompagna ogni giorno della mia vita, seguendo l’eredità e i valori trasmessi da mio padre quando ha fondato l’impresa nel 1979. Ogni cantiere, ogni progetto, ogni intervento è un’occasione per mettere in pratica ciò che amo fare, con attenzione, cura e responsabilità verso le persone e il territorio. Avere per mestiere la propria passione significa svegliarsi motivati ogni giorno, pronti a superare e sfide e a trovare soluzioni non solo tecniche, ma umane e culturali. La vera felicità sta nel vedere il frutto del lavoro servire la comunità, valorizzare il territorio e lasciare un segno positivo nella vita delle persone, continuando l’impegno iniziato da mio padre.