L’AQUILA – Dopo la denuncia della società medica privata Medilab, scoppia il bubbone nella Marsica, con l’apertura di un’inchiesta giudiziaria, affidata ai carabinieri, su sette strutture del territorio operanti nel settore sanitario “da parecchi anni senza alcuna autorizzazione”, secondo quanto svelato in una nota da Barbara Benelli, amministratore unico Medilab.

A scoperchiare il vaso è stata la notizia pubblicata nei giorni scorsi da AbruzzoWeb, relativa proprio al caso del poliambulatorio di Scurcola Marsicana (L’Aquila) gestito dalla società, oggetto l’estate scorsa di una visita ispettiva del Nucleo anti sofisticazioni (Nas) dell’Arma, che ha rilevato alcune carenze tecniche, relative, secondo i gestori, a un progetto di ampliamento.

L’azienda sanitaria provinciale aveva firmato una convenzione con la società appena tre giorni dopo l’ispezione e l’ha poi bloccata, ma su questo passaggio si è originata una netta differenza di vedute che ha portato a un contenzioso giudiziario al Tar.

Per la Asl, come comunicato dal manager, Rinaldo Tordera, la convenzione è stata addirittura revocata, per Medilab, come conferma la Benelli, semplicemente sospesa.

Nel frattempo, comunque, il centro medico non ha mai chiuso, fermando solo le attività convenzionate con la Asl e continuando a garantire quelle in regime privato.

In un clima di denunce e controdenunce, secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, dopo le 8 visite dei Nas sono stati chiusi due dei centri contestati da Medilab, che agivano, sempre da quanto appreso, senza alcuna autorizzazione.

Per un terzo centro è stata pure indicata la chiusura dai carabinieri al Comune competente, in questo caso quello di Avezzano, ma l’ente non si sarebbe ancora attivato per ottemperare. (red)