L’AQUILA – L’Abruzzo è tra le regioni d’Italia a maggior rischio idrogeologico. Una realtà “fragile sotto ogni aspetto”, così la definisce ad AbruzzoWeb Angelo Di Paolo, assessore regionale ai Lavori pubblici.

Sono “ad alta criticità idrogeologica” 294 comuni abruzzesi su 305, secondo il ministero dell’Ambiente. E 208 di essi, il 68,2% del totale, sono a rischio idrogeologico “elevato” o “molto elevato”. Dati preoccupanti: il disastroso esempio della Sardegna è sotto gli occhi di tutti.

Ogni anno l’Abruzzo si ritrova a fare la conta dei danni portati dal maltempo, dalle piene dei fiumi, dalla pioggia, dalla neve, dalle frane. Come se non bastasse, deve anche confrontarsi con le conseguenze, ancora evidenti, del terremoto del 2009. Rischio idrogeologico e vulnerabilità sismica rappresentano per la regione un quadro decisamente allarmante.

Basti ricordare, solo nell’ultimo mese, la chiusura di una rampa della superstrada Teramo-Mare a Bellante Stazione, a causa della piena del fiume Tordino che ha portato via un pezzo di asfalto; le esondazioni del Vomano a poca distanza da Basciano e del Salinello vicino a Sant’Omero; le frane nella Marsica; le numerose strade provinciali chiuse per allagamenti o frane, con intere comunità isolate; la tromba d’aria che ha flagellato il paese di Tollo; l’allarme, poi rientrato, per la diga di Penne sul fiume Saline che rischiava di tracimare. Siamo già a 2,7 milioni di danni solo nella zona del teramano, e la stagione invernale è ancora agli inizi.

Il presidente regionale del Wwf, Luciano Di Tizio, a questo giornale spiega che “bisognerebbe curare di più la prevenzione del rischio idrogeologico ed evitare la cementificazione selvaggia, soprattutto nel greto dei fiumi. Ricordo, tanto per fare un esempio – prosegue – che il centro commerciale Megalò, a Chieti, è stato costruito, in assenza di un piano regolatore adeguato, sul greto del Pescara. Ma non basta: ci sono addirittura progetti per tirare su nella stessa zona altri 10 edifici! Se le acque dovessero ingrossarsi molto, sarebbe a rischio l’intera area della Val Pescara, che conta qualcosa come 600 mila abitanti. Bisogna essere responsabili e costruire in maniera intelligente, rispettando le caratteristiche del territorio”.

D’accordo con lui l’assessore Di Paolo: “La responsabilità delle situazioni di rischio idrogeologico è prima di tutto individuale – sbotta – Chi costruisce nel greto del fiume, chi gli dà l’autorizzazione, chi non denuncia a livelli più alti, ognuno è responsabile. Inutile piangere, se non si è stati capaci di prevenire. Del caso specifico del Megalò di cui parla Di Tizio so che si sta interessando l’Autorità di Bacino. Bisogna anche tener conto che spesso le cartografie a disposizione dei Comuni sono poco aggiornate, o comunque poco accurate: è anche per questo che a volte viene dato il permesso di costruire in aree che non dovrebbero essere edificabili”.

Un parere più tecnico viene da Pierluigi Caputi, direttore generale dei Lavori pubblici della Regione: “Si può senz’altro dire che l’Abruzzo è una delle regioni più a rischio d’Italia, dal punto di vista sismico e idrogeologico, e il rischio è ormai un fatto strutturale – conferma – In parte questo succede perché oggi le piogge sono più abbondanti che in passato; bisogna anche dire, però, che per troppo tempo, in deroga alle leggi, si è consentito di costruire nei terreni agricoli e in quelli adiacenti ai fiumi, dove invece i corsi d’acqua dovrebbero essere liberi di espandersi nel momento di maggiore piena”.

“È chiaro che se anche io metto in sicurezza quelle zone costruendo argini, e così le ‘metto a posto’ di fronte alla legge perché non più a rischio immediato di inondazione, questo ha comunque delle conseguenze su tutto il corso del fiume – continua – Impedire lo sconfinamento naturale delle acque può essere molto pericoloso: le piene si formano in minor tempo e l’acqua, incanalata in uno spazio più stretto di quello che le servirebbe, si muove con maggiore forza e tutta insieme. Anche da questo nascono le catastrofi”.

“La realtà abruzzese – conclude Di Paolo – è fragile sotto ogni aspetto: quello delle coste, quello idrogeologico, quello sismico. Le risorse sono molto limitate, anche se recentemente, come Regione, siamo riusciti a sbloccare 18 milioni di euro di fondi Fas per investirli sulla sicurezza delle aree di bacino dei fiumi. Dire che ci sono pochi soldi, però, non può essere un alibi per non operare: se si riuscisse a collaborare di più tra enti locali, quelle risorse, anche se poche, potrebbero essere sfruttate in maniera più intelligente”.